Titoli di Stato: curva dei rendimenti più ripida dopo BCE, tassi BOT tutti negativi

Da inizio anno il calo dei rendimenti più sensibile è quello registrato dai titoli con scadenza inferiore ai dieci anni, ossia la parte breve della curva. Ad oggi tutti i BOT in circolazione prezzano un rendimento negativo

Titoli di Stato: curva dei rendimenti più ripida dopo BCE, tassi BOT tutti negativi

Il giorno successivo alla riunione della Banca Centrale Europea è relativamente calmo per il comparto obbligazionario dell’area euro.

Lo spread fra BTP e Bund tedeschi a 10 anni staziona sotto i 250 punti base, in leggera risalita dai minimi a 5 mesi aggiornati ieri ma tutto sommato sotto controllo.

Ad esser cambiata è la propensione al rischio degli investitori dopo le decisioni comunicate ieri da Mario Draghi al mercato e di conseguenza l’impostazione di fondo del mercato obbligazionario italiano.

La yield-curve italiana: migliorano rendimenti a breve


Elaborazione: Ufficio studi Money.it. Fonte dati: Bloomberg

La curva che rappresenta la struttura per scadenze dei Titoli di Stato italiani oggi (linea continua verde) si è infatti fatta più ripida rispetto all’inizio dell’anno (curva gialla con asterischi).

Rispetto a 24 ore fa, prima dell’annuncio della BCE, è migliorato soprattutto il tratto breve a due anni (maggiormente sensibile alle variazioni dei tassi) che infatti anche oggi performa meglio rispetto alle scadenze più lunghe. Di conseguenza, lo spread tra dieci e due anni e quello fra trenta e dieci anni continua ad allargarsi.

Quanto si dice è molto chiaro se si osservano gli istogrammi nella parte inferiore del grafico: vediamo che rispetto all’inizio dell’anno il calo dei rendimenti più sensibile è quello registrato dai titoli con scadenza inferiore ai dieci anni, ossia la parte breve della curva.

Per la parte lunga, da 15 anni in poi i rendimenti prezzati oggi sono in molti casi superiori a quelli prezzati ad inizio anno. Su questo tratto un movimento importante in tal senso è quello avvenuto fra ieri e oggi (differenze fra curva verde continua e curva verde tratteggiata).

Quanto detto è ancor più evidente se andiamo ad osservare le scadenze brevissime (inferiori o uguali ad un anno), ossia i BOT.

Rendimenti BOT tutti negativi, occhio alla prossima scadenza

Dalla tabella vediamo che tutti i BOT in circolazione (sia quelli emessi con scadenza 6 mesi che quelli a 1 anno) prezzano oggi un rendimento negativo, via via crescente man mano che la data di scadenza si fa più lontana.


Elaborazione Ufficio studi Money.it su dati Bloomberg

Le poche eccezioni in tal senso si possono rinvenire fra il BOT a 1 anno che scade il 14 agosto prossimo (rendimento di questa mattina a -0,17%) e il BOT a 6 mesi che scade due settimane prima, il 31 luglio prossimo (rendimento di questa mattina a -0,14%). Stessa cosa fra il BOT che scade il 13 settembre nei confronti di quello con scadenza 30 agosto.

Sia il BOT 07/31/2019 (emesso il 29 gennaio 2019) che il BOT 08/30/2019 (emesso il 26 febbraio scorso) sono stati emessi fra gennaio e febbraio, pertanto la variazione di prezzo espressa nella tabella è relativa alle date delle rispettive aste e non ad inizio anno.

Il rendimento del Fubini-BOT

Interessante a questo punto andare a guardare l’andamento sul secondario del BOT con la scadenza più vicina, il 14 marzo prossimo, diventato celebre la scorsa primavera a causa della diatriba che aveva coinvolto il vicedirettore ad personam del Corriere della Sera Federico Fubini e il deputato leghista Claudio Borghi (Titoli di Stato: non è vero che i rendimenti a breve della Grecia sono inferiori a quelli dell’Italia).


L’andamento del Fubini-BOT che scadrà fra meno di una settimana

La fiammata dei rendimenti arrivati a quasi l’1% fra maggio e giugno è ormai un lontano ricordo. Con ieri il rendimento prezzato da questo titolo ha toccato il suo minimo assoluto, sotto lo zero, e comunque ben lontano dallo yield del corrispettivo titolo di Stato della Grecia.

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