TOL Expo 2018: l’oro per combattere lo spread

Al TOL Expo 2018 Giacomo Andreoli, CEO di Confinvest F.L, che ci ha parlato dell’attuale contesto di mercato, dei rischi che corrono i risparmiatori e delle soluzioni migliori

TOL Expo 2018: l'oro per combattere lo spread

Alla sedicesima edizione del TOL Expo, Money.it ha incontrato Giacomo Andreoli, Amministratore delegato di Confinvest, società fondata nel 1983 e specializzata negli investimenti in oro fisico.

In una giornata ricca di eventi e appuntamenti da non perdere, Andreoli ci ha parlato dell’attuale contesto di mercato, soffermandosi sul continuo braccio di ferro tra l’Italia e l’Unione europea, una partita che ha trovato ragion d’essere nella Legge di Bilancio 2019.

La manovra e il botta e risposta sorto dopo la sua presentazione hanno avuto un impatto non indifferente sullo spread tra Btp e Bund che è tornato a scambiare sopra la soglia dei 300 punti base. L’ampliamento del differenziale ha imposto nuove riflessioni sui risparmi degli italiani, sui rischi che corre chi si trova sul mercato e sulle soluzioni da prendere in considerazione per evitarli al meglio.

Cosa pensa dell’attuale contesto di mercato, caratterizzato da uno spread e da rendimenti in salita?

In questo momento, soprattutto con l’arrivo del governo gialloverde, quello a cui stiamo assistendo è un forte allargamento dello spread Btp-Bund che sta facendo male da un punto di vista mediatico, ma soprattutto da un punto di vista bilancistico, in particolare per le banche.

La componente spread ha due fattori o meglio due conseguenze. La prima è che ci costa di più il debito italiano, quindi sulle nuove emissioni il mercato chiede un rendimento maggiore. Questo in futuro incide maggiormente sull’uscita per interessi passivi nel bilancio statale. E questo è il primo impatto.

Il secondo impatto evidente è appunto sui titoli già in circolazione. Quindi tutto l’ammontare del debito pubblico italiano che abbiamo già, circa 2,3 trilioni, un’enormità, subiscono un aumento dei rendimenti, il che significa che il prezzo scende. Chi possiede quei titoli subisce delle perdite.

Nello specifico, quali pericoli stanno correndo le banche oggi?

Tutti sappiamo che i grandi possessori dei titoli di Stato sono le banche, principalmente italiane. Gli ultimi dati davano circa un 30% dei titoli in circolazione in possesso di istituti italiani.

Il nostro sistema bancario ha già delle fragilità insite date da un importante stock di crediti deteriorati che in passato ha richiesto diversi aumenti di capitale. Queste operazioni hanno portato ad avere ratio patrimoniali sopra i livelli richiesti da Basilea, ma comunque non siamo in maniera così elevata sopra questi coefficienti.

Il che vuol dire che, facciamo un esempio, se abbiamo una banca che ha 10 miliardi di CET1 e scopriamo che ha 30 o 40 miliardi investiti in titoli di Stato, viene da pensare che una perdita del 20% su uno stock di 30 miliardi sono 6 miliardi. Un titolo di Stato che da 100 è andato a 85 o 90 su uno stock di 3 miliardi sta a significare una perdita di 4,5 miliardi.

Se quattro miliardi e mezzo è una perdita che una banca deve prendersi e ha 10 miliardi di CET1 vuol dire che questo si dimezza. Molto probabilmente, anzi c’è anche uno studio di Equita che lo dice, la banca ha necessità di aumentare il capitale.

Ma chi può dare i soldi alle banche per fargli aumentare il capitale quando il mercato non è recettivo? Un bel dilemma.

Un primo effetto dello spread è questo: aumenti di capitale delle banche per far fronte ai requisiti normativi. Altrimenti gli istituti vanno in risoluzione, piuttosto che in commissariamento, tutti sappiamo cosa richiede la normativa europea.

Il Monte dei Paschi ha emesso un bond a gennaio con cedola del 5,35% che oggi quota 66, cioè 18-17%. Adesso, per i nuovi requisiti dell’EBA è necessario che queste banche emettano nuovi titoli subordinati. Ma se oggi il mercato prezza al 18% un titolo subordinato come fa una MPS di turno (o anche altre banche che hanno problemi bilancistici) ad adempiere alla normativa? Altri aumenti di capitale da parte di uno Stato che non può più fare debito altrimenti sfora ancora il deficit…

Si sta creando una tempesta perfetta che pesa sui risparmi degli italiani proprio perché i bilanci delle banche sono veramente deboli. Se lo spread supera soglie critiche tipo il 350 non è solo un problema di MPS, ma è anche un problema di Banco Popolare, di Ubi e anche di altri istituti.

C’è un sistema bancario in Italia che si inginocchia di fronte ad un certo livello di spread. Questo spiega perché i titoli bancari oggi stanno scendendo in maniera consistente. Perché sono piene di titoli di Stato che inficiano tutto quello che hanno fatto in passato per avere determinati requisiti patrimoniali. Questa è una bomba da un certo punto di vista.

Tutto si inserisce in un contesto internazionale già traballante. Le varie politiche populiste che ci sono in Italia sono comunque qualcosa che, con diverse sfumature più o meno accentuate o anche abbastanza lontane, vediamo in tutto il mondo. Un Trump negli USA è figlio di una mentalità che sta emergendo. O pensiamo anche a esempi estremi come il Venezuela di Maduro o la Turchia di Erdogan dove un politico molto determinato riesce ad impostare le sue idee.

In tutto questo il mondo si trova davanti a un bivio e in questo frangente l’Italia esce con il problema dello spread. Ecco sembra una tempesta perfetta. Dal punto di vista secondario e conseguente, se continua lo scontro tra Di Maio, Salvini e l’Unione europea cosa succede?

Non è un problema di inflazione o debito o sanzioni. Lì è un braccio di ferro, una partita di poker. Chi è che mollerà per primo? Di Maio e Salvini sembrano veramente convinti di andare avanti.

Succede che si trovano i mercati contro, le agenzie di rating, lo spread alto...ma se le agenzie di rating iniziano con i downgrade dei titoli di Stato sotto l’Investment Grade? Non solo non li comprerà più nessuno, ma soprattutto le banche italiane che li hanno in pancia non riusciranno più a fare il funding sul mercato con la BCE.

Se tu hai la pancia piena di titoli che non puoi usare come collaterale vai in crisi di liquidità e si è visto con la Grecia. Lì le uniche vie d’uscita nella politica monetaria dell’Unione europea sono le emergency liquidity assistance della BCE che richiedono un commissariamento. Salvini e Di Maio lo accetteranno mai?

Siamo di fronte ad una partita di poker ma in ballo ci sono i risparmi degli italiani. I risparmi degli italiani nei conti delle banche, il passivo di raccolta, è 1.3 trilioni. Un’uscita dall’euro impatterebbe molto sul potere d’acquisto su 1,3 trilioni con la ridenominazione dei saldi euro in nuova lira.

Un continuo scontro indebolirebbe molto le banche rendendo necessari aumenti di capitale, e se non ci sono i bond Tier 2 che cosa si va a prendere nella gerarchia del bail in? Il rischio per il risparmiatore c’è e non è banale.

Quali soluzioni ci sono per far fronte all’attuale contesto di mercato?

Proprio sull’argomento il prossimo 4 dicembre faremo un evento a Milano in Camera di Commercio, dove il tema centrale sarà la difesa del patrimonio e gli strumenti necessari per farlo.

Noi oggi siamo in una società che da 35 anni opera nel settore dell’oro fisico, investimento in monete e lingotti, sicuramente una delle asset class principali in questi casi perché aiuta il risparmiatore a trovare un’alternativa al conto corrente. Ci sono strumenti che devono essere alternativi ad avere il cash, la liquidità, senza però avere il rischio di controparte, perché ogni deposito è un contratto e ha una dinamica di prestito.

Riuscire a offrire delle soluzioni pragmatiche agli investitori retail e agli investitori grazie a questo convegno sarà il nostro obiettivo. Una soluzione c’è, l’importante è non assistere passivamente agli eventi. Bisogna trovare delle soluzioni che portino dei risultati.

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