Riunione BoE: invariati tassi e QE

Invariati tasso d’interesse e Quantitative Easing con pareri unanimi del Comitato. Pesa sulla decisione l’incertezza che circonda la Brexit

Riunione BoE: invariati tassi e QE

La Bank of England ha confermato le attese del mercato non apportando nessuna modifica all’attuale politica monetaria britannica.

I tassi di interesse sono rimasti invariati allo 0,75% dopo il precedente rialzo dello scorso agosto e il Quantitative Easing non si è mosso da quota 435 miliardi di sterline. I pareri del Comitato sono stati unanimi (9-0).

La BoE ha lasciato intendere che un rialzo potrà esserci solo quando le incertezze che circondano la sempre più vicina Brexit - data prevista per il «leave» 29 marzo 2019 - non saranno completamente sciolte. Il Comitato ha infatti anticipato rialzi futuri, ma solo “ad un ritmo graduale e in misura limitata”.

L’economia è “solo superficialmente più forte del previsto”, ha commentato il board, considerando l’aumento dello 0,6% del PIL nei tre mesi precedenti a luglio, mentre l’inflazione si è mostrata inferiore rispetto quanto previsto dalla Banca.

Per quanto riguarda la Brexit, l’MPC ritiene che prevalga grande incertezza, con le prospettive economiche che potrebbero essere fortemente influenzate dalla risposta delle famiglie, delle imprese e dei mercati finanziari agli sviluppi legati al ritiro dall’UE.

In vista dell’appuntamento odierno, gli analisti si aspettavano all’unanimità che il Comitato di politica monetaria lasciasse invariati i tassi, con 9 voti a 0.

Anche la gran parte degli economisti e degli osservatori non prevede un ulteriore aumento dei tassi fino a quando la Gran Bretagna non lascerà l’Unione Europea, nel marzo 2019.

La banca ha cercato di allontanare l’ipotesi di una hard Brexit, anche se il governatore Mark Carney aveva già avvertito dell’aumento dei rischi di un no-deal.

Proprio questa settimana Carney ha deciso di estendere il suo periodo al timone della banca centrale di altri sette mesi - fino al gennaio 2020 - per contribuire a garantire il buon esito degli accordi di uscita.

Data l’incertezza, gli analisti ritengono che si opterà per una linea prudente anche nei prossimi mesi.
Ora si prevedono settimane di intensi colloqui tra Londra e Bruxelles, per definire i dettagli dell’accordo, anche se alcuni rappresentanti del governo May credono che sia ormai già tutto compromesso.

Adrian Paul, economista di Goldman Sachs, ritiene che i negoziati sulla Brexit si moltiplicheranno e, proprio in vista di una possibile hard brexit, il comitato BoE ha poco da fare al momento secondo l’esperto, “può solo aspettare”.

Riunione BoE: cosa prevedeva il mercato

Con tassi di interesse e Quantitative Easing in cima all’agenda, secondo il consensus la Bank of England - guidata fino al 2020 da Mark Carney, che ha appena prolungato il suo mandato - avrebbe effettivamente lasciato invariato il costo del denaro.

Eppure le fortune della sterlina, dettate dalla Brexit e dal recente ottimismo sugli accordi di uscita, avrebbero potuto portare a un atteggiamento più aggressivo secondo diversi osservatori.

Quello che risultava evidente era comunque il fatto che le scommesse di mercato su un ulteriore restringimento della politica monetaria si fossero fortemente ridotte nelle ultime settimane, dopo l’aumento dei tassi di interesse di agosto.

Lee Hardman, strategist di MUFG, sosteneva fossero proprio i dati più forti a poter spingere la BoE verso il mantenimento di un segnale hawkish.

La sterlina ha viaggiato in grande rialzo dopo che Michel Barnier, a capo delle negoziazioni per la Brexit, ha parlato di un accordo entro novembre, segnando un deciso cambio di tono per un mercato oppresso dal rischio ’no deal’ prima dell’uscita prevista per marzo 2019.

Si aggiungano poi i dati sui salari cresciuti oltre le attese e il contesto per un’ulteriore stretta si completava anche per Daniela Russel di HSBC Bank, che vedeva un atteggiamenbto hawkish come in grado di rovesciare il mercato, pur riconoscendo che l’incertezza ancora alta in arrivo dalla Brexit avrebbe probabilmente frenato l’istituto guidato da Mark Carney:

“In effetti, la nostra previsione va più verso dei tassi che rimarranno fermi almeno fino alla fine del 2019, perché non riteniamo che le fondamenta del quadro di crescita che ci sono al momento siano così robuste come spesso si indica”.

Opinione, quest’ultima, perfettamente condivisa anche da Stephen Gallo di Bank of Montreal, che notava alla vigilia come la forza della sterlina rischiava di essere attenuata dalla mancanza di chiarezza sul fronte uscita dall’UE.

A tal proposito, anche le conclusioni di Hardman propendevano verso un atteggiamento dovish della Banca, visto che un nuovo aumento dei tassi fino a febbraio “non sembra una scelta così azzeccata in un momento simile”.

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