Reverse Charge o Autofattura? Ecco le regole per non sbagliare

Hai ricevuto una fattura da un operatore estero e non sai come devi trattarla fiscalmente? Non sai quanto auto fatturare piuttosto che integrare la fattura con IVA: ecco alcuni semplici consigli che ti consentiranno di non sbagliare.

Per gli acquisti di beni e servizi da soggetti non residenti le tecniche applicative in materia di IVA sono l’autofattura o l’integrazione della fattura ricevuta (reverse charge).

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta più volte su questo argomento ribadendo che il contribuente non può indifferentemente utilizzare una tecnica piuttosto che l’altra, pena l’applicazione di sanzioni (Circolare 16/E del 2013 Agenzia delle Entrate).
Vediamo adesso quali sono le regole da rispettare per evitare sanzioni da parte del Fisco.

Le regole per l’applicazione dell’IVA
In linea generale la regola appare piuttosto chiara, e semplice da attuare:

  • Per gli acquisti intracomunitari di beni la tecnica è quella dell’integrazione della fattura (Reverse Charge), ai sensi dell’articolo 46 del D.l. 331/93. In pratica alla fattura del fornitore estero viene applicata l’IVA se l’operazione è imponibile nel nostro Paese;
  • Nel caso di acquisti di beni effettuati da forni tutore UE direttamente identificato in Italia la tecnica da utilizzare è sempre quella dell’integrazione della fattura. La fattura da integrare in questo caso non è tanto quella emessa dalla partita IVA italiana, ma quella emessa dalla sede comunitaria verso il proprio rappresentante fiscale italiano (Circolare Agenzia Entrate n. 14/E del 2010 e Risoluzione n. 89/E del 2010);
  • Anche per l’acquisto di servizi la tecnica da utilizzare è sempre quella dell’integrazione (art. 17 comma 2 del DPR 633/72), ma solo ove il prestatore sia stabilito in altro Stato UE;
  • In tutti gli altri casi, ossia quando il fornitore non è situato in un Paese UE la tecnica da utilizzare è l’autofattura, ai sensi dell’articolo 17 comma 2 del DPR 633/72.

L’integrazione della fattura (Reverse Charge)
L’integrazione della fattura ex articolo 46 D.l. 331/93 si attua prendendo la fattura del fornitore comunitario numerandola progressivamente con il protocollo vendite ed acquisti ed integrandola con l’indicazione dell’aliquota e dell’IVA. Attenzione però, l’IVA deve essere indicata soltanto nel caso in cui l’operazione effettuata sia tra quelle rientranti tra le operazioni imponibili IVA in Italia. Nel caso in cui, invece, l’operazione oggetto di fattura non rientri tra le operazioni imponibili la procedura di integrazione rimane identica ma andrà indicato in luogo dell’imposta la nomenclatura “non imponibile” o “esente”.

Nel caso in cui l’operazione esposta in fattura sia in valuta estera è necessario riportarla nella valuta corrente in base al cambio corrente al giorno in cui si considera conclusa l’operazione, o in mancanza in base alla data di emissione (articolo 13 comma 4 DPR 633/72).

L’autofattura
L’autofattura non è altro che un nuovo esemplare di fattura che il soggetto passivo Italiano deve emettere nei confronti di se stesso. Tale documento deve essere datato e protocollato per l’annotazione nelle vendite e negli acquisti e deve necessariamente queste condizioni:

  • L’indicazione “auto fatturazione”;
  • I dati del fornitore non residente;
  • Natura qualità e quantità dei beni acquistati;
  • L’ammontare delle operazioni esenti, non imponibili, e imponibili con l’indicazione della relativa imposta.

La tempistica
Per quanto riguarda l’integrazione il cessionario/committente è tenuto ad integrare ed annotare la fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione, ma con l’avvertenza di imputarla per la liquidazione del mese precedente (cioè di ricezione).
Se la fattura non arriva entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, subentra l’onere di emettere autofattura (articolo 46 comma 5) entro il 15 del mese successivo (3° mese dall’effettuazione dell’operazione).
Per quanto riguarda l’autofattura ex articolo 17 comma 2, l’emissione del documento beneficia, per i servizi generali, degli stessi termini dell’integrazione. Quindi deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo rispetto a quello di effettuazione dell’operazione. Tale emissione differita è valida anche per l’acquisto di beni, in caso di beni accompagnati da Ddt o altra idonea documentazione (articolo 21 comma 4, del DPR 633/72).

Argomenti:

IVA Fattura

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1 commento

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Valerio • Maggio 2015

A me risulta che sia lo stesso metodo del R.C. sia per i paesi EU che per quelli al di fuori dell’Unione Europea con la sola differenza che per i paesi EU c’è da integrare l’iva e la valuta sulla fattura.

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