Caos Regno Unito: Johnson senza maggioranza, ora elezioni a ottobre

Westminster vota per una legge che obbliga il Regno Unito a chiedere il rinvio della Brexit in caso di un mancato accordo: Boris Johnson è battuto e senza più una maggioranza, probabili elezioni anticipate il 14 ottobre.

Caos Regno Unito: Johnson senza maggioranza, ora elezioni a ottobre

Potrebbe durare poco più di un mese la permanenza di Boris Johnson a Downing Street. Neanche il tempo di far acclimatare Dilyn, il cucciolo di Jack Russel adottato dal primo ministro, che i conservatori non hanno più una maggioranza in Parlamento.

Il governo Johnson, che già si reggeva su numeri più che risicati a Westminster, è infatti andato sotto (328 voti contro 301) su una legge che obbligherebbe in tempi brevissimi il Regno Unito a chiedere, nel caso non dovesse arrivare un accordo con Bruxelles entro il 19 ottobre, un rinvio della Brexit a gennaio 2020 per scongiurare lo spettro del No Deal.

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Una doppia clamorosa sconfitta per Boris Johnson, che ha dovuto constatare l’addio del tory Phillip Lee passato con i liberali con il suo governo che ora non ha più una maggioranza parlamentare, oltre a un sempre più probabile allungamento dei tempi per la Brexit nonostante la chiusura del Parlamento fino al 14 ottobre decisa dall’ex sindaco di Londra.

Un’autentica disfatta che ha mandato letteralmente su tutte le furie il primo ministro britannico che adesso dovrebbe chiedere le elezioni anticipate: per il Regno Unito le urne si dovrebbero quindi aprire il prossimo 14 ottobre.

Il Regno Unito verso le elezioni anticipate

Il Regno Unito è sempre più nel caos politico. Entro il 31 ottobre Londra dovrà giungere a un accordo con l’Unione Europea sulla Brexit, altrimenti ci sarà un No Deal ovvero una fuoriuscita senza accordo che potrebbe avere conseguenze molto pesanti per i sudditi di Sua Maestà.

Una prospettiva questa che però non spaventa affatto Boris Johnson, diventato primo ministro lo scorso 24 luglio dopo aver vinto le primarie dei tory a seguito delle dimissioni presentate da Theresa May.

Questo cambio di inquilino a Downing Street con l’arrivo del convinto brexiter Johnson ha portato a una progressiva fuga dei conservatori più europeisti, tanto che i tory fino all’addio di Lee potevano contare su una maggioranza di un solo parlamentare che ora è venuta a mancare.

Senza un accordo sulla Brexit, secondo gli esperti ci potrebbero essere pesanti conseguenze economiche e sociali per il Regno Unito, ma il No Deal non preoccupa il primo ministro che anzi sembrerebbe puntare tutto su questa soluzione tanto da sospendere il parlamento per cinque settimane proprio a ridosso della dead line delle trattative.

Adesso però il Parlamento britannico votando a favore di un legge che obblighi Londra a trattare anche fino a gennaio 2020 sulla Brexit, ha di fatto stoppato ogni velleità di una uscita immediata a prescindere dall’esito delle trattative.

Così ci mozzate le gambe! - ha strillato Boris Johnson dopo il voto a Westiminster - Ci costringerete a elemosinare! Ci arrenderemo ai diktat dell’Europa! Volete bloccare la Brexit! Ma il 31 ottobre si esce comunque!”.

Senza più una maggioranza adesso al primo ministro non rimane che chiedere le elezioni anticipate, che devono essere approvate dai due terzi della Camera dei Comuni, con la data più probabile che a questo punto è quella del 14 ottobre.

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