Brexit: cos’è il no-deal?

Brexit: cos’è il no-deal, che significa e perché spaventa così tanto? Una guida

Brexit: cos'è il no-deal?

Brexit: cos’è il no-deal e qual è il significato del termine che sta spaventando sia il Regno Unito che l’Unione europea?

Domande lecite, che stanno oggi trovando ragion d’essere nella bocciatura di tutti i piani alternativi messi ai voti ieri sera dal Parlamento britannico.

La permanenza di Londra nell’unione doganale, l’appartenenza al mercato unico, l’ipotesi di un secondo referendum e un ulteriore rinvio della Brexit per evitare l’uscita senza accordo. Tutte e quattro le proposte si sono scontrate con il muro dei parlamentari, un muro che ha inevitabilmente rispolverato lo spettro del no-deal.

Ma cos’è, qual è il vero significato del termine e quali potrebbero essere le sue conseguenze?

Cos’è il no-deal: significato

Letteralmente il termine può essere tradotto come «nessun accordo». In generale potremmo dunque definire il no-deal come una Brexit senza intese commerciali tra Regno Unito e Unione europea.

L’ipotesi è iniziata a circolare non appena i negoziati tra le parti hanno incontrato i primi ostacoli. La mancanza di progressi su fronti specifici (primo fra tutti quello irlandese) ha sin da subito fatto presagire uno scenario no-deal per la Brexit.

Con esso, il Regno Unito lascerebbe l’Ue senza negoziati né rassicurazioni in merito ai rapporti futuri tra le parti.

No-deal Brexit: quali conseguenze?

Oltre ad essersi interrogato sul «cos’è il no-deal» il mercato si è anche chiesto quali potrebbero essere i suoi effetti. In generale, l’uscita del Regno Unito dall’Ue senza un accordo avrebbe imponenti conseguenze per entrambe le parti. Secondo la Bank of England un divorzio disordinato metterebbe in discussione sia la sterlina inglese che il settore immobiliare britannico, i cui prezzi crollerebbero assieme al valore del pound.

Ma non solo. Un no-deal imporrebbe alle imprese di dover fronteggiare costi maggiori e persino nuovi vincoli doganali e le priverebbe dei cosiddetti passporting rights, ossia i diritti di scambiare beni e servizi con l’Ue senza necessità di licenze e permessi.

L’assenza di un accordo potrebbe determinare la reintroduzione di controlli al confine e potrebbe mettere in discussione i trasporti e le operazioni commerciali tra i due grandi blocchi. Il Regno Unito, insomma, inizierebbe ad essere trattato come un Paese terzo e finirebbe per essere assoggettato alle regole dell’OMC.

Il significato del no-deal, come accennato in precedenza, farebbe decadere il periodo di transizione previsto e imporrebbe a Londra di lasciare l’Unione immediatamente.

La Brexit senza intesa potrebbe altresì avere conseguenze profonde sui cittadini britannici ed europei in generale. Dai maggiori costi per i servizi di telefonia mobile, al possibile congelamento dei diritti di chi soggiorna nel Regno Unito, fino ad arrivare alla necessità di richiedere permessi speciali per guidare fuori dai confini nazionali. Ogni aspetto inerente il Regno Unito e i suoi rapporti con l’Europa sarebbe probabilmente stravolto dall’ipotesi di no-deal.

Certo è che per i Brexiteer più accaniti un’uscita repentina dal blocco svincolerebbe finalmente il Regno Unito dalle regole europee e (secondo alcuni) eviterebbe a Londra il pagamento di quei 39 miliardi di sterline previsti dall’accordo di divorzio.

Quel che è chiaro però, è che per il suo stesso significato, il no-deal aprirebbe le porte ad un periodo di profonda incertezza. Si pensi soltanto alla questione irlandese e alla possibile reintroduzione di confini fisici tra le due Irlande.

A chi si chiede oggi cos’è il no-deal e quali potrebbero essere le sue conseguenze, insomma, potremmo rispondere definendolo uno scenario particolarmente impegnativo per entrambe le parti. Con esso, i rapporti UK-Ue verrebbero radicalmente modificati.

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Brexit Regno Unito

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