Piano segreto anti Covid pronto già a gennaio 2020?

Redazione IlGiornale.it

1 Marzo 2021 - 17:21

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Il mistero del «piano anti Covid». A distanza di un anno dall’inizio della pandemia, spunta un altro atto tenuto segreto. Ecco di cosa si tratta.

Piano segreto anti Covid pronto già a gennaio 2020?

Non si ferma la battaglia legale sul “Piano segreto anti Covid”. Dopo la sentenza del Tar che ha costretto il ministero della Salute a rendere pubblico il documento, l’avvocatura dello Stato si è rivolta al Consiglio di Stato per far sentire le proprie ragioni. Ed è dalla memoria difensiva, rivelata in esclusiva dal Giornale.it, che emerge l’ultimo tassello di una vicenda che va avanti ormai da un anno.

Piano «segreto» anti Covid, le ultime novità

Tutto inizia ad aprile, quando il direttore della Prevenzione al ministero della Salute rivela alla stampa che “da gennaio”, dunque prima di Codogno, era già “pronto” un “piano secretato” seguito dalle autorità nelle prime fasi dell’epidemia. Le dichiarazioni infuocano il dibattito. Perché tenere segreto un Piano? E cosa c’era scritto all’interno? Dopo accessi agli atti, battaglie legali e proteste pubbliche, alla fine due settimane fa viale Lungotevere Ripa 1 pubblica il “Piano nazionale sanitario in risposta ad una eventuale emergenza pandemica da Covid-19” realizzato dal Cts nella drammatiche giornate della prima ondata. All’interno ci sono le previsioni dei contagi, che già a febbraio ipotizzavano la tragedia che poi è effettivamente andata in scena, e le prime ipotesi di azioni i risposta.

È questo il “piano secretato” cui si riferiva Urbani?

Sembrava di sì. E invece l’avvocatura sostiene che il “Piano Urbani”, quello cioè millantato dal dirigente, non sia altro che una “bozza”, un “documento istruttorio”, un “atto preparatorio” poi acquisito dal Cts e confluito (insieme ad altri lavori) nel Piano nazionale di cui sopra. Insomma, dice il ministero, a gennaio non c’era alcun “Piano” pronto o segreto, come fatto intuire da Urbani nelle “incaute e inesatte” dichiarazioni.

Tuttavia “qualcosa” c’era, benché incompleta e in brutta copia. Cosa conteneva? Forse non lo sapremo mai. Nel suo ricorso, infatti, il ministero spiega che trattandosi di “un atto preparatorio” non è per legge obbligato a renderlo noto. Poterlo leggere però permetterebbe ai cittadini di rispondere ad alcune domande che da tempo in molti si pongono: prima di Codogno, il ministero di Speranza era a conoscenza del pericolo che incombe sull’Italia? Ed era pronto a gestire l’emergenza?

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