Pensioni, si punta sulla flessibilità in uscita per il 2022: ecco come

Teresa Maddonni

7 Ottobre 2021 - 10:14

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Le pensioni vanno riformate e c’è chi punta, come la Lega, alla flessibilità in uscita con un fondo specifico per dire addio a Quota 100 e all’ipotesi di proroga di un anno. Vediamo di cosa si tratta.

Pensioni, si punta sulla flessibilità in uscita per il 2022: ecco come

Pensioni: si punta sulla flessibilità in uscita per il 2022 e la proposta principale arriva dalla Lega, ma come?

Il capitolo pensioni, la riforma, è il tema caldo di questo autunno con il governo che dovrà decidere in merito al dopo Quota 100.

Ed è proprio l’esecutivo che sulle pensioni sta subendo la pressione di Parlamento e sindacati per procedere con azioni strutturali di riforma.

Proprio ieri infatti, sono state votate in Parlamento le risoluzioni sulla Nadef, la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza approvata la scorsa settimana in Consiglio dei Ministri e che non menzionava le pensioni.

Sempre ieri nel testo è stato inserito per le pensioni l’impegno dell’esecutivo a prevedere la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, a fronte delle varie proposte dei partiti depositate in Commissione Lavoro della Camera.

A chiedere a gran voce la flessibilità in uscita per la riforma delle pensioni è la Lega, disposta così a rinunciare alla proroga di Quota 100.

Pensioni: flessibilità in uscita dalla Lega

La Lega per le pensioni punta alla flessibilità in uscita, come anticipa Il Sole 24 Ore, rinunciando alla proroga di un anno di Quota 100, la misura cavallo di battaglia del Carroccio stesso e introdotta nel primo governo Conte.

La Lega preme per il “Fondo nazionale per la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro”. Il Fondo permetterebbe ai lavoratori, secondo la proposta avanzata dal partito, di andare in pensione in anticipo a 62 o 63 anni.

Il Fondo, secondo quanto anticipato nelle scorse settimane, per andare in pensione prima sarebbe temporaneo e resterebbe fino al 2024.

Con il Fondo la pensione verrebbe calcolata con gli stessi criteri di Quota 100 e permetterebbe ai pensionati di giungere ai requisiti per essere presi in carico dall’INPS.

La pensione riprenderebbe i requisiti dell’anticipo con Quota 100 quindi 62 anni di età e 38 anni di contributi, ma si potrebbe arrivare anche a Quota 101 o a Quota 102 quindi anche a 63 anni con 39 di contributi per esempio.

Nel caso di un lavoratore con 62 anni di età e 38 anni di contributi, la pensione a carico dello Stato durerebbe:

  • 4 anni e 10 mesi per gli uomini;
  • 3 anni e 10 mesi per le donne.

“È necessario superare l’attuale sistema previdenziale, non intervenendo con semplici ritocchi ma operando una riforma complessiva.”

Sono queste le parole della Cgil Roberto Ghiselli. Anche Domenico Proietti (Uil) ha evidenziato come “gli interventi spot e i correttivi continui non facciano altro che alimentare l’insicurezza dei lavoratori.”

I sindacati quindi chiedono al governo di essere ascoltati sulle pensioni e d’intervenire in modo strutturale.

Pensioni: Ape sociale rafforzata

Tra le altre proposte vi è l’Ape sociale rafforzata e arriva dal PD.

Una proposta quella di prorogare Ape sociale estendendo la platea dei beneficiari, e quindi dei lavori gravosi anche alla luce della nuova lista aggiornata in arrivo, appoggiata anche dai sindacati che la vorrebbero in una versione rafforzata e strutturale, come ha sottolineato Ignazio Ganga della Cisl.

Ape sociale infatti viene prorogata ormai di anno in anno, ma l’obiettivo è dare maggiore garanzia e sicurezza ai lavoratori. Per accedere ad Ape sociale occorre avere 63 anni e 30 o 36 anni di contributi a seconda della categoria di appartenenza e con la sua versione super si vuole estenderla ad altre categorie di lavoratori. A oggi possono accedervi:

  • disoccupati che hanno cessato integralmente, al momento della domanda, di ricevere le prestazioni per gli ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi. Il requisito contributivo è di almeno 30 anni;
  • soggetti con invalidità civile pari o superiore al 74% con almeno 30 anni di contributi;
  • persone che assistono parenti di primo grado con disabilità grave con almeno 30 anni di contributi i cosiddetti caregiver;
  • i lavoratori occupati in attività gravose con almeno 36 anni di contributi che con la riforma dell’Ape sociale per il 2022 potrebbero aumentare.

Per le conferme e i dettagli sulle pensioni, Ape sociale riformata e flessibilità in uscita, la strada è ancora in salita e occorre dunque attendere i successivi sviluppi.

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