Pensioni, cosa cambia per Quota 100 con un ipotetico governo M5S-PD?

Quota 100 a rischio? Sempre più pressante l’ipotesi di un nuovo governo formato da Movimento 5 Stelle e Partito democratico. La riforma pensioni Quota 100 ne uscirebbe sfavorita.

Pensioni, cosa cambia per Quota 100 con un ipotetico governo M5S-PD?

Quota 100 è al centro del dibattito, politico e non solo, di queste ore successive alla caduta del governo gialloverde a seguito delle dimissioni di Giuseppe Conte. La misura fortemente voluta dagli esponenti della Lega rischia infatti di cambiare o sparire alla luce di una nuova maggioranza politica.

Nulla è ancora certo e se il leader del Carroccio Matteo Salvini, promotore della riforma Quota 100, rimarrà nel prossimo governo non ci è dato saperlo.

In queste ore tuttavia si fa acceso il dibattito intorno alla possibilità di un accordo tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico come nuova guida del Paese.

Che ne sarebbe di Quota 100 se si realizzasse la nuova coalizione di governo? Sul tema è intervenuto Tommaso Nannicini, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e tra i fautori dell’Ape.

Il pensiero che emerge dalle parole dell’ex sottosegretario è la volontà di trovare misure mirate allo sviluppo sostenibile del Paese, cercando di mettere da parte tutte quelle scelte del governo gialloverde frutto di compromessi. Di fatto il PD boccia Quota 100, misura bandiera della Lega, ma salva il reddito di cittadinanza pentastellato.

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Pensioni, il destino di Quota 100 con un governo M5S-PD

Se prevedere il reale destino dell’esecutivo dopo che Giuseppe Conte ha rimesso il suo mandato è impossibile, sul fronte pensioni qualche ipotesi è comunque probabile.

Il destino di Quota 100 rimane incerto, la riforma di pensionamento anticipato voluta e introdotta dalla Lega rientra tra misure di flessibilità pensionistica più criticate dalla Commissione europea perché rappresenta una decisiva deviazione verso l’alto della spesa previdenziale che rimette in discussione la sostenibilità.

Quota 100 rimane finanziata fino al 2021 ma se dovesse nascere un governo M5S-PD, dove nessuno dei due ha mai nascosto l’insofferenza nei confronti della riforma targata Lega, potrebbe esserci un tentativo di revisione restrittivo.

Non da subito certo, la riforma verrebbe finanziata fino al 2020 e poi con la scusa delle basse adesioni durante il suo primo anno e con il fatto che determina disparità troppo evidenti fra lavoratrici e lavoratori, ci sarebbe la concreta possibilità che venga impostato un altro ciclo previdenziale a partire già dal 2021.

La situazione rimarrebbe invariata solo con un nuovo governo gialloverde, dato l’orientamento della Lega all’attuazione di Quota 41 alla fine della sperimentazione di Quota 100, o nell’ipotesi di un governo istituzionale.

Mentre se l’obiettivo fosse finire la legislatura allora si potrebbe davvero immaginare una parziale sospensione di Quota 100, garantendola comunque a coloro che avrebbero fatto domanda nei tempi stabiliti.

Quota 100 e il mancato ricambio nella PA

Il già incerto destino di Quota 100 deve scontrarsi anche con le numerose critiche relative al mancato turnover generazionale che era stato promosso e promesso.

L’Ansa riporta nuovi dati circa i numeri dei dipendenti della Pubblica amministrazione che hanno deciso di aderire alla riforma pensioni di Quota 100.

Il 55,1% delle domande viene da Regioni, Comuni e Provincie, segue il settore sanitario con il 22,7% di domande in uscita.

A settembre le uscite saranno altissime: alle oltre 10mila domande di pensionamento anticipato di agosto già accettate, se ne aggiungeranno altre 17mila a settembre, la maggior parte provenienti dal settore scolastico.

Quota 100 ha liberato posti di lavoro per far spazio ai giovani, ma il turnover manca e i dati parlano chiaro: si calcola che solo un posto su tre verrà sostituito e la Pubblica amministrazione lamenta che è già sotto organico di 253mila persone con Quota 100 che accelera l’emergenza.

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1 commento

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Pistunella • 3 settimane fa

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