Pensione minima per i contributivi puri in Legge di Bilancio 2022: le novità

Simone Micocci

2 Dicembre 2021 - 17:17

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Pensioni con sistema contributivo: nuove tutele in arrivo, cosa può cambiare qualora l’emandamento Nannicini dovesse essere approvato.

Pensione minima per i contributivi puri in Legge di Bilancio 2022: le novità

Novità con la Legge di Bilancio 2022 per quel che riguarda il tema pensioni: potrebbe esserci uno stanziamento di risorse per la cosiddetta pensione di garanzia.

È vero che Mario Draghi non ha intenzione di mettere fine al sistema contributivo, ma non si può negare che questo necessiti di un miglioramento. E lo stesso premier lo sa, in quanto le previsioni per le pensioni future calcolate solamente con il sistema contributivo non sono delle più rosee: secondo diversi istituti di ricerca, con il passare degli anni si rischia di andare in pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi.

Per questo motivo, da tempo è in atto un dibattito per la previsione di una pensione di garanzia, ossia di una serie di tutele riconosciute a coloro che hanno l’assegno calcolato interamente con il sistema contributivo. Una platea che più passano gli anni e più si allarga, visto che ne fanno parte coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e dunque non possono vantare un’anzianità assicurativa pregressa.

Pensione di garanzia: le risorse in Legge di Bilancio

La discussione è ancora in corso: non è certo, dunque, che in Legge di Bilancio 2022 alla fine ci sarà spazio per la pensione di garanzia.

Per il momento c’è solamente un emendamento: firmato da Tommaso Nannicini, economista del Partito Democratico da tempo impegnato su questo tema, l’emendamento prevede l’istituzione di un Fondo per la pensione di garanzia dei giovani e meno giovani post 1996 che a partire dal 1° gennaio 2024 (c’è tempo, quindi, per stanziare le risorse) verrà finanziato con una dote di 2,9 miliardi.

Grazie a questo fondo si potranno tutelare coloro che rientrando nel sistema contributivo rischiano di andare in pensione con un assegno inadeguato a quello che è il costo della vita. A tal proposito, nell’emendamento viene spiegato come queste risorse potrebbero essere utilizzate.

Pensione di garanzia per i contributivi puri: come potrebbe funzionare

L’emendamento in questione, dunque, si rivolge a tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996. Il problema, per questi, non è solamente dato dalle modalità del calcolo contributivo, ben più penalizzante rispetto al contributivo: questi, infatti, hanno anche attraversato decenni di cattiva flessibilità del mercato del lavoro, con il rischio concreto che questi vuoti contributivi vadano a impattare negativamente sul futuro assegno di pensione.

Semmai l’emendamento venisse approvato, il Fondo per la pensione di garanzia servirebbe a riconoscere “il diritto all’integrazione del trattamento pensionistico spettante e una maggiorazione dell’importo minimo di pensione di garanzia, in funzione della più equa valorizzazione della carriera contributiva del lavoratore”.

Una novità importante: anche perché, è bene ricordare che oggi i contributivi puri non hanno diritto all’integrazione al minimo della pensione, ossia quello strumento per cui l’assegno viene integrato fino a raggiungere l’importo della pensione minima.

L’emendamento Nannicini punta a risolvere questo problema, andando a riconoscere una specifica integrazione della pensione - che ad esempio tenga conto degli anni non lavorati - per i contributivi puri.

Uno strumento importante, anche perché senza questa integrazione c’è il rischio che il basso importo sia anche causa di ritardo nell’accesso alla pensione. I contributivi puri, infatti, possono accedere alla pensione di vecchiaia solo quando hanno un assegno che supera la soglia di 1,5 volte l’importo sociale. Ben più complicato accedere invece alla pensione anticipata riservata ai contributivi puri, prevista al raggiungimento dei 64 anni di età e 20 anni di contributi: in questo caso, infatti, l’importo deve superare l’assegno sociale di 2,8 volte.

E ciò è un problema: secondo le stime, infatti, nel 2035 la pensione di vecchiaia arriverà a 69 anni, mentre quella anticipata contributiva a 66 (entrambe con 20 anni di contributi); ritardare ancora l’accesso alla pensione, dunque, vorrebbe dire dover aspettare la pensione di vecchiaia contributiva, che nel 2035 dovrebbe essere arrivata a 71 anni.

Pensione di garanzia: diversi i dettagli da chiarire

Come funzionerà nel dettaglio questa pensione di garanzia non è dato saperlo, anche perché al momento non è neppure certo che questa novità alla fine sarà in manovra.

I dettagli da chiarire sono diversi: ad esempio, bisognerà decidere quale sarà l’importo minimo da garantire ai contributivi puri, un importante punto di partenza. Senza dimenticare poi i requisiti, in quanto andrà definita la platea dei beneficiari.

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