Mercati: questi 7 grafici spiegano il vero rischio della dipendenza da vaccino Covid

Mauro Bottarelli

30 Novembre 2020 - 09:36

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Il vero rischio: un mercato già in bolla che si regga solo sui vaccini. Tutto il vaccine rally è basato su una guerra di comunicazione.

Mercati: questi 7 grafici spiegano il vero rischio della dipendenza da vaccino Covid

Durerà? L’attuale rally di mercato ricorda certi fulminanti amori estivi: talmente travolgenti da obnubilare la razionalità ma anche troppo apparentemente da favola di ricondurti ciclicamente alla ragione e chiederti se davvero poteva essere vero. In Borsa, tutto è molto meno poetico. E se la prospettiva di un cuore infranto appare decisamente dolorosa, ancorché foriera di un rafforzamento del carattere, quella di un conto titoli in rosso - soprattutto se operi su piattaforme on-line e con la perizia di un pilone rugbistico che tenta di imitare Roberto Bolle - spesso corrisponde alla comparsa della parola fine nei titoli di coda di un film.

Ad oggi, gli elementi di analisi appaiono tutti clamorosamente sbilanciati a favore dell’ottimismo. Livello degli shorts pari a zero, roba da coinvolgimento immediato del Wwf per tutelare i pochi ribassisti rimasti. Fed e Bce che da qui a quindici giorni promettono di inondare e sostenere nuovamente i mercati con i loro strumenti più efficaci, finora tenuti in serbo nella mitica cassetta degli attrezzi. E, soprattutto, il driver di tutti i driver: il vaccino contro il Covid ormai in arrivo. Di fatto, la panacea ad ogni male, il bianchetto magico con cui cancellare ogni brutto segno meno posto davanti a indicatori macro a due cifre e trasformare outlook da incubo in un paradiso degli unicorni.

I dati di fatto, ad oggi, sono questi. E a confermare la dinamica ci pensano questi due grafici:

Fonte: Arbor Data Science
Fonte: Bloomberg

Il primo mostra plasticamente come oggi il livello di «euforia da vaccino» che spinge gli indici azionari sia ai massimi assoluti di sempre. E attenzione, perché come si nota dalla differenziazione cromatica, a passare in area positiva non sono stati soltanto i pragmatici (colore ocra) e gli economisti (colore grigio) ma anche e soprattutto la categoria dei cosiddetti perma-bear, i pessimisti a oltranza, una sorta di versione di mercato dei No-vax (colore rosso). La grafica nasce da uno studio comparato a 30 giorni relativo all’attività su Twitter di 80 utenti particolarmente attivi e seguiti che contemplano fra loro analisti, portfolio manager, trader ed economisti. Poco scientifico, apparentemente.

Ma il secondo grafico arriva a confutare questa tesi tanto intuitiva e automatica quanto basata su un mondo che non esiste più, in epoca di social network e Banche centrali al timone, un combinato più micidiale di miccia e accendino. Come mostra l’andamento del titolo Astra-Zeneca, l’intero vaccine rally è basato su una guerra di comunicazione di natura smaccatamente pavloviana e essa stessa poco scientifica: un bombardamento di annunci, cifre e date che spesso vengono smentite o ridimensionate nell’arco di pochi giorni, se non addirittura ora. A Borse aperte. Ovviamente, impattando non solo sulla valutazione del titolo protagonista della news ma sull’intero mercato, squilibrato com’è tutto sul lato dell’acquisto. E senza protezione. Insomma, in un contesto dove il tasto sell pare sia stato eliminato per manifesta inutilità, qualcosa sostiene l’intera impalcatura: l’euforia collettiva, amplificata da media e social.

Dietro le quinte, le Banche centrale a vigilare - come genitori attenti ma discreti - che i bambini non facciano troppi danni. E quali danni possono occorrere, quantomeno nel breve periodo?

Questi altri due grafici ce ne mostrano un paio, i più evidenti emersi nelle ultimissime ore.
Fonte: Bloomberg
Fonte: Deutsche Bank/US Transportation Security Administration

Il primo vede protagonista l’Europa, perché in un mese (quello di novembre) che ha visto infranti sempre più record e che ha visto aumentare la capitalizzazione di mercato dell’eurozona di 1,7 trilioni di dollari, 9 dei migliori 10 mercati azionari a livello di performance all’interno di un paniere benchmark di 92 indici tracciato da Bloomberg sono europei. E non basta: Italia, Grecia e Spagna - tre componenti dei vecchi e vituperati Pigs - hanno segnato aumenti del 20% ognuno, mancando di poco il monopolio del podio finale a causa del «disturbo frugale» dell’Austria. Tradotto: tutto o quasi vaccine rally, anche la di fuori dei magheggi mediatici e social e basandosi su prospettive di concretezza macro. Perché Paesi con economie a forte vocazione turistica come quelli europei hanno reagito alla notizia dell’arrivo del vaccino come un alcolizzato alla vista di un’insegna con la scritta «bar»: si torna a viaggiare, a volare, a fare crociere, ad alloggiare in hotel e resort, mangiare al ristorante, fare shopping. Si torna alla normalità, insomma. E, oltretutto, rispetto all’estate non solo in base a un’aspettativa di speranza, bensì basandosi su annunci ufficiali delle case farmaceutiche che pongono l’obiettivo a portata di mano. Quasi senza nemmeno dover allungare troppo il braccio.

E se per caso quegli annunci venissero disattesi, ritardati, financo bloccati in qualche caso dall’emergere di criticità legate alla distribuzione, alla fornitura, allo stoccaggio o, peggio, all’efficacia rispetto al virus? E se saltassero fuori altri casi sperimentazione insufficiente, come per Astra-Zeneca, magari a ridosso di quel gennaio 2021 visto ormai come l’anno Mille della rinascita? E se i potenziali effetti collaterali che possano emergere in uno dei tanti vaccini alla fase finale di studio generasse panico e sfiducia generale dell’opinione pubblica verso tutti? Sarebbe un guaio. Sanitario, ovviamente e in prima istanza. Ma anche per chi è lungo su quei mercati e senza rete di sicurezza.

Il secondo grafico, poi, mostra l’ultima, diabolica elucubrazione di Jim Reid di Deutsche Bank: il rischio da super-spreader event. Tradotto, la possibilità che negli Usa, divenuti di nuovo epicentro di contagi a raffica e fuori controllo in alcune aree del Paese, mercoledì 25 novembre sia coinciso con un evento di super-diffusione del virus. Il motivo? In quella data, vigilia del Giorno del Ringraziamento, la Transportation Security Administration statunitense ha calcolato che sia transitato dagli aeroporti Usa il numero più alto di passeggeri dall’inizio dell’intera pandemia, più di 1,07 milioni di persone. In sé, ancora il 41% in meno rispetto al Thanksgiving Day del 2019 ma comunque potenzialmente in grado di veicolare la pandemia anche in aree finora poco colpite, basti pensare agli studenti dei college che tornano a casa in Stati del Mid-West o della Rust Belt dalle grandi aree urbane. E se il picco diventasse davvero preoccupante nei numeri, se tornassero le scene della scorsa primavera, se gli ospedali andassero in tilt e se tornasse l’esigenza di un nuovo lockdown?

Quest’ultima ipotesi, soprattutto, deve preoccupare: perché ora alla Casa Bianca sta per sedere un uomo che sulla prevenzione e la cautela ha basato la sua campagna elettorale contro l’atteggiamento negazionista e irresponsabile del suo competitor. E rimangiarsi promesse e parola data a due mesi dal voto non pare viatico per il successo. Senza contare che un’eventuale escalation metterebbe ulteriore, pesante pressione sulle case farmaceutiche e sui loro timing di reale produzione e distribuzione dei vaccini. Svelando, magari, oltre all’impreparazione anche qualche bluff di fondo che fino ad oggi ha gonfiato gli indici in nome dell’euforia. Prospettive ipotetiche da non sottovalutare, soprattutto perché - dato il contesto di euforia generalizzata - possono sì apparire come meri esercizi (pessimistici) di stile ma non sono certo ascrivibili alla categoria del tail risk, né ridimensionabili semplicisticamente a ossessioni da cigno nero.

E la conferma ci arriva da questi ultimi tre grafici:

Fonte: Kaiser Family Foundation
Fonte: Bloomberg
Fonte: Cnn

Il primo trasla con otto mesi di ritardo la sindrome da Rsa che colpì la Lombardia in fenomeno tutto americano: il 40% di tutte le morti da Covid negli Usa, infatti, si è registrata fra i residenti (soprattutto anziani ma anche personale) delle cosiddette long-term care facilities, gli ospizi. Si tratta di un ospite su 13 a livello nazionale, il 7,7%: un dato che ha fatto sensazione emotiva e mediatica in America, soprattutto in vista del Natale. Attenzione, quindi, alla reazione psicologica della massa. Il secondo e il terzo grafico mostrano invece un paio di dinamiche già in atto e poco tranquillizzanti.

Primo, dove starà posizionando i suoi flussi la smart money, nelle commodities o nei bond? Perché se da un lato la ratio rame-oro pare giustificare ampiamente l’ottimismo imperante negli indici, con Mr. Copper in continua ascesa e il bene rifugio per antonomasia in caduta libera che paiono certificare un rasserenamento dell’outlook macro globale già nel breve-medio termine, il rendimento del Treasury decennale pare inviare un segnale diametralmente differente. E attenzione all’andamento del prezzo del rame, perché la sua stretta connessione con la rivoluzione green e con il destino di Tesla - a sua volta, prossima allo sbarco allo Standard&Poor’s 500 - potrebbero trasformarlo nel proxy di tutti i proxies.

L’ultimo grafico, poi, mostra come alla chiusura di venerdì scorso, il Fear&Greed Index della Cnn fosse posizionato a livello di «avidità estrema» come sentiment di mercato, 92 su 100. Gran bel livello. Poco rassicurante, però, visto come andò a finire l’ultima volta in cui si trovò a eguagliarlo. Esattamente, un anno fa, alla vigilia del Natale. Ma senza tutte le criticità da vaccine-driven rally del mercato attuale.

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