Lombardia, il piano anti COVID del Pd: vaccino obbligatorio, test sierologici e investimenti in sanità

Approvata all’unanimità una mozione targata Pd indirizzata alla Giunta della Lombardia, contenete le priorità da seguire nel piano di ripresa e di lotta al COVID-19. Money.it ha intervistato Maria Carmela Rozza, consigliera Pd nella commissione Sanità e Politiche della Regione.

Lombardia, il piano anti COVID del Pd: vaccino obbligatorio, test sierologici e investimenti in sanità

La Lombardia avrà 550 milioni di euro dal Governo per far ripartire la sanità e occorre un piano. In una mozione, illustrata in aula al Consiglio regionale da Maria Carmela Rozza e a firma del capogruppo Pd Fabio Pizzul, l’assemblea si ricompatta e vota all’unanimità. Questa è stata approvata il 16 giugno scorso e aveva come titolo: “Mozione concernente il Piano di Sanità Territoriale Post COVID-19”.

Vediamo quali sono le priorità segnalate e l’indirizzo dato alla Giunta della Lombardia, secondo la consigliera Maria Carmela Rozza della commissione Sanità e Politiche sociali intervistata da Money.it.

Domanda: Lei si è fatta sentire forte e chiara, ad aprile, in Aula, richiamando tutti, soprattutto il suo partito, a un maggior senso di responsabilità e a dire chiaro e tondo che qualcosa in Lombardia proprio non andava, durante l’emergenza COVID, che cosa?

Risposta: Io sono siciliana e da infermiera ero venuta in Lombardia molti anni fa, perché sapevo che qui c’era l’eccellenza. Tutto mi sarei aspettata in questa regione tranne che la gente morisse in casa, da sola e abbandonata. Molte cose sono sfuggite di mano in questa pandemia, come nel resto del mondo, ma qui non si è stati capaci di immaginare cosa sarebbe davvero successo dopo, né di organizzarlo e questo ce lo dobbiamo dire.

D: Secondo lei, la migliore sanità italiana in cosa ha fallito durante la fase 1 della pandemia?

R: I nostri ospedali erano e restano importanti, non abbiamo perso le nostre capacità, ma ci siamo ritrovati solo con gli ospedali. Assente la struttura territoriale, scarno il dipartimento di Igiene e prevenzione perché delle sue funzioni è rimasto solo un servizio minimo. Purtroppo, abbiamo avuto il tasso di morti più alto d’Italia anche tra il personale sanitario e il numero più alto di infettati negli ospedali.

D: Veniamo alla fase attuale. Che cosa prevede la vostra mozione per la ripartenza e per spendere bene i soldi senza ripetere la situazione drammatica già vissuta?

R: La mozione è rivolta alla Giunta, dunque al Governo della Lombardia. Nasce dalla volontà di non ritrovarsi a settembre come in marzo ed aprile, se dovesse ripresentarsi il virus. Ci sono stati assegnati dal Governo 550 milioni di euro per nuove assunzioni, per il personale medico, infermieristico, fisioterapistico e per le altre specialità, ma anche per il territorio e per un piano ospedaliero. Ora dobbiamo costruire la infrastruttura territoriale sanitaria e fare un piano ben preciso che permetta di individuare al più presto i contagiati da COVID, curandoli a casa, come è stato fatto a Roma.

D: Come?

R: Innanzitutto dobbiamo ampliare il più possibile i test sierologici. Lo avevo già chiesto al presidente Fontana e all’assessore Gallera, occorreva un piano chiaro su questo, da subito, invece non abbiamo cercato gli infetti. Oggi, molti datori di lavoro stanno testando i loro dipendenti, ma non tutti lo fanno allo stesso modo. L’altra mia preoccupazione sono le case popolari, vanno monitorati i cluster, dobbiamo arrivare subito, perché anche i tamponi per il COVID siano più mirati dopo i test sierologici e ci permettano di segnalare eventuali focolai.

D: Cos’altro avete chiesto nella mozione?

R: Un piano vaccinale antinfluenzale. Anche l’OMS e diversi epidemiologi dicono che il vaccino contro l’influenza stagionale non risolve il COVID, ma aiuta a non confondere le diagnosi, vista la similitudine tra i sintomi. In Lombardia per l’influenza si vaccina in media il 48% della popolazione e questo non va bene, non basta.

D: Nella mozione voi avete scritto “obbligo vaccinale contro l’influenza per gli ultrasessantacinquenni, i soggetti fragili e gli insegnanti”. Questa mozione chiede, forse, una legge regionale che obblighi? Nel Lazio, contro l’ordinanza di Zingaretti per l’obbligo agli operatori sanitari e agli ultrasessantacinquenni c’è già un folto numero di ricorsi al Tar e si invoca l’art. 32 della Costituzione.

R: La legge regionale potrebbe non essere lo strumento giusto, ci vorrebbe una legge nazionale. L’obbligo è un concetto estremizzato, per convincere le persone. Nella nostra mozione, in realtà, è più una indicazione politica per il Governo nazionale che altro. Perché sia il Governo nazionale a valutare il da farsi, magari una campagna vaccinale importante. Il punto è che occorre organizzarsi per tempo, anche con gli approvvigionamenti, altrimenti poi ci sono difficoltà e le cose non funzionano. Anche gli insegnanti dovrebbero vaccinarsi e in questo dimostrare responsabilità.

D: In conclusione, la mozione Pd di indirizzo alla Giunta regionale ha avuto un bel successo con il voto unanime, non le pare?

Sì, sono contenta che la maggioranza abbia accettato di confrontarsi, ma trovo incredibile che il presidente Fontana e l’assessore Gallera continuino ancora a dire pubblicamente che rifarebbero tutto ciò che è stato fatto. Questo è davvero inaccettabile.

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories