In Libia è allarme Covid: record di casi e rischio contagio per i migranti

Picco di nuovi casi da coronavirus in Libia, con l’Oms che lancia l’allarme anche per quanto sta succedendo in Marocco: sale l’allerta per il rischio di contagi tra i migranti diretti verso l’Italia.

In Libia è allarme Covid: record di casi e rischio contagio per i migranti

In Libia è allarme coronavirus. Nelle ultime 24 ore sono stati 658 i nuovi casi registrati portando così il totale, stando alla Johns Hopkins University, a 14.624 mentre i morti accertati sono 242.

Il giorno precedente invece erano stati 543 i nuovi contagi, ma il sentore è che i casi nel Paese nordafricano possano essere molti di più vista la non efficientissima rete di controlli, con la guerra civile in atto che di certo non aiuta in questo senso dato che il 50% delle strutture sanitarie sono al momento chiese.

A causa del virus è morto il sindaco di Misurata, dove sono stati dichiarati tre giorni di lutto cittadino, mentre la compagnia petrolifera Akakus Oil Operation si è detta pronta a evacuare il giacimento petrolifero di Sharara: dopo l’arrivo di diverse guardie delle installazioni petrolifere che non rispettavano le norme anti-Covid, un dipendente non libico è risultato positivo.

Non va meglio la situazione in Marocco, dove invece il 1 settembre si sono registrati 1.191 nuovi casi di Covid e 43 morti, tanto che è stato calcolato che siano un centinaio i calciatori positivi tra quelli che militano nelle squadre delle prime due divisioni nazionali.

Covid in Libia: allerta per i migranti

Chi sta cercando di accendere i riflettori su quanto sta accadendo in Libia sul fronte coronavirus è l’Oms, che ha lanciato un allarme legato anche alla questione migranti visto il recente aumento dei viaggi della speranza dalle coste nordafricane.

Siamo allarmati per la rapida diffusione del virus nel paese - ha spiegato Elizabeth Hoff, rappresentante dell’Oms in Libia - Sebbene il numero di nuovi casi sia aumentato notevolmente, la ricerca dei contatti rimane difficile”.

Per la Hoff infatti “lo stigma associato al Covid-19 è così grande che le persone infette sono riluttanti a farsi avanti per l’assistenza sanitaria e non sono disposte a rivelare i nomi di altre persone con cui sono state in stretto contatto”.

Il virus si sta diffondendo perché le persone infette ei loro contatti sono persi, impedendo il follow-up - ha continuato la responsabile - Il numero sempre maggiore di pazienti infetti sta mettendo a dura prova il sistema sanitario, che è già incapace di far fronte ai normali carichi di lavoro”.

Il coronavirus non starebbe quindi risparmiando neanche la Libia, con l’allerta che adesso è massima per gli sbarchi sulle nostre coste: con i casi in forte aumento e i controlli nel Paese africano resi difficili da un sistema sanitario vicino al collasso, il rischio di contagio tra i migranti in partenza verso l’Europa si fa sempre più alto.

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