Banche: oltre il Covid rimangono queste 2 grandi minacce

Pierandrea Ferrari

22 Febbraio 2021 - 13:30

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Sin qui le banche europee sono riuscite a gestire le congiunture negative della pandemia, ma 2 fattori di rischio continuano ancora a minacciare il comparto.

Banche: oltre il Covid rimangono queste 2 grandi minacce

Il capitale delle banche europee è al sicuro, nonostante gli scossoni della pandemia. Questo, in sintesi, il bollettino degli analisti sullo stato di salute del comparto bancario continentale, solo sfiorato dalle congiunture negative della crisi sanitaria in corso.

Di fatto, si rileva una confortante discontinuità rispetto alla crisi finanziaria del 2007-2008, quest’ultima innescata dal crollo dei mutui subprime negli Stati Uniti: allora una crisi di solvibilità travolse gli istituti di credito europei, ma l’eredità di quella stagione – come le regolamentazioni più severe sul comparto – permettono ora alle banche continentali di reggere l’urto della pandemia.

Permangono, tuttavia, 2 fattori di rischio: un dietrofront dei Governi centrali e della BCE sul fronte degli stimoli fiscali e monetari e l’aumento progressivo dei tassi d’interesse potrebbero creare più di un grattacapo al comparto.

1) Un allentamento delle misure di stimolo

La resilienza delle banche europee nella stagione pandemica ha tanti nomi e un movente: i nomi sono quelli dei governi continentali, che a più riprese hanno stimolato le rispettive economie e ridotto così il volume dei fallimenti aziendali - aprendo la strada ai prestiti bancari – ma anche delle banche centrali, dalla BCE alla Bank of England, con un orientamento “dovish” in ambito monetario e fiscale. Il movente: tenere a galla il sistema-UE, già gravato nella stagione pre-pandemia dal morbo sovranista e dalle due o più velocità delle economie continentali.

Indicative le ultime trimestrali delle banche europee: nel Q4 dello scorso anno più di tre quarti degli istituti di credito hanno superato le aspettative per quanto riguarda le entrate, mentre circa il 90% ha una posizione più forte sul fronte del capitale rispetto a quanto atteso alla vigilia.

Non è una rosa senza spine, però: la graduale ripresa dell’economia, suggerita dal processo di vaccinazione in corso, potrebbe favorire un cambio di paradigma sul fronte delle politiche monetarie e fiscali, e spegnere di colpo l’assistenzialismo statale imperante nell’ultimo anno. Con una conseguenza, dicono a bassa voce gli analisti: strappato il velo degli stimoli economici potremmo vedere il vero volto dei conti aziendali, con un rischio di insolvenza – finora solo mascherato – che finirebbe per ripercuotersi sulle banche europee che hanno elargito prestiti negli ultimi mesi.

2) L’aumento dei tassi di interesse

Sotto i riflettori, poi, il capitolo tassi d’interesse: quest’ultimi, finora, sono stati mantenuti ai minimi dalle banche centrali, ma l’inflazione incalza e la BCE – ma anche la Fed – potrebbe ritrovarsi presto con le spalle al muro.

Secondo gli analisti, tuttavia, il rischio nell’Eurozona è ancora relativamente basso, e il recente aumento dell’inflazione è stato causato da eventi estemporanei, come la nuova tassazione introdotta in Germania. Ma nel Regno Unito, fuori dalla zona euro e dall’UE, le prospettive sono grigiastre: gli economisti britannici vedono infatti una inflazione superiore al target fissato dalla Bank of England per il 2021, e il domino potrebbe portare ad un aumento dei tassi già nel corso dell’anno.

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