Lavorare nel fintech: opportunità, figure più cercate e meglio pagate

Sviluppatori, programmatori, esperti di marketing digitale, hacker etici, data scientist sono solo alcuni dei profili richiesti dal settore fintech che utilizza le nuove tecnologie per digitalizzare i prodotti e servizi finanziari tradizionali.

 Lavorare nel fintech: opportunità, figure più cercate e meglio pagate

Secondo un recente articolo di Techcrunch, la challenger bank N26 ha raccolto un totale di 215 milioni di dollari in investimenti dal suo lancio nel febbraio 2013, diventando una delle fintech più famose al mondo. Attualmente ha più di 850.000 clienti e il suo obiettivo è arrivare a 5 milioni entro il 2020.

N26 può vantare il supporto di investitori importanti come il cofondatore di PayPal Peter Thiel e tra i suoi partner Apple e altre fintech che completano la loro offerta verso i consumatori. N26 è una realtà che mostra che l’incontro tra nuove tecnologie e finanza può trasformarsi in un matrimonio perfetto.

Questo tipo di startup dall’anima tecnologica e che entrano nel mercato finanziario rompendo gli schemi e offrendo modalità di gestione del denaro dirette e trasparenti hanno però bisogno di figure professionali che permettano loro di raggiungere, in tempi brevi, gli obiettivi di crescita di medio-lungo termine. Non c’è da stupirsi quindi dell’annuncio fatto da parte di N26 di voler aprire un secondo ufficio in Europa (dopo il quartier generale a Berlino) a Barcellona e dove prevede di assumere oltre 100 ingegneri e produt manager entro la fine del 2019. Attualmente N26 ha più di 430 dipendenti tra Berlino e New York, segno del fatto che le imprese fintech, oltre a ridurre quote di mercato delle banche tradizionali, creano posti di lavoro.

Scopriamo insieme quali sono le figure professionali più ricercate e meglio pagate nel mondo del fintech.

Lavorare nel fintech: lauree e figure più richieste

Avere conoscenze tecnologiche è essenziale se si vuole essere “attraenti” per le imprese che operano nel fintech. La miglior combinazione professionale per ottenere un posto di lavoro nel settore è una laurea in telecomunicazioni, matematica o ingegneria, senza dimenticare profili più tradizionali come laureati in economia e legge.

Tra le categorie più richieste spiccano:
business data analyst, un professionista che permette alle imprese di sfruttare i dati per creare nuovi modelli di business che trasforma i dati in informazioni comprensibili;
compliance manager, che permette di rimanere al passo con i cambi normativi che a seguito della crisi finanziaria del 2007-2008 sono sempre più frequenti e stringenti;
esperti in sicurezza informatica. Visto il trend al rialzo di attacchi informatici a livello mondiale e fondamentale un professionista in ambito User Experience (UX) che si occupa di elaborare l’intera esperienza dell’utente, creando interfacce tangibili che semplificano e rendono efficace l’interazione dell’utente con l’app o la piattaforma fintech. L’idea? Rendere l’esperienza utente facile e accattivante come su Facebook. Nessuno infatti si è mai dovuto leggere un manuale di istruzioni per utilizzare il famoso social network.

Requisiti richiesti e aree d’impiego

Conoscenza tecnologica e spirito collaborativo sono sicuramente due delle skill più importanti per poter lavorare nel settore; volontà di imparare e mettersi in gioco, facilità di adattamento al cambiamento e perseveranza le qualità che permettono ai nuovi assunti di ritagliarsi un futuro nel settore.

Gli alti livelli di investimenti che il fintech attrae ogni anno (26$ miliardi a livello globale nel 2016 e 31$ miliardi a livello globale nel 2017) lo rendono un settore estremamente competitivo, ai lavoratori viene perciò richiesta la capacità di sopportare alti livelli di stress e questo può porre fine alla fede e alla pazienza di chiunque.

Ma in quali aree operano le fintech? Scopriamole insieme.

Finanza Personale: app e piattaforme che permettono di organizzare in modo automatico le spese in tempo reale, unendo le informazioni finanziarie di tutti i conti bancari e le carte.

Equity crowdfunding: piattaforme che permettono di finanziare progetti, ma a differenza del crowdlending, gli investitori ottengono azioni del progetto, diventandone azionisti.

Pagamenti: permettono attraverso dispositivi mobili o elettronici di facilitare l’erogazione online (ecommerce) o nei negozi di pagare senza ricorrere a carte bancarie.

Investimenti: attraverso gestori automatizzati, chiamati roboadvisors, permettono agli investitori di mantenere, gestire e aumentare la propria ricchezza.

Crowdlending: piattaforme che erogano prestiti e uniscono le imprese che cercano capitali con investitori che vogliono incrementare la propria ricchezza senza dover ricorrere alle banche prestando capitali alle imprese.

Rimesse estere: piattaforme e app progettate per consentire alle imprese di gestire le proprie operazioni e il rischio di cambio relativo alle variazioni dei tassi di cambio tra due valute, in modo più sicuro e efficiente attraverso nuove soluzioni tecnologiche.

Quanto guadagna chi lavora nel fintech

Un ruolo fondamentale all’interno di una fintech lo gioca il CTO, noto anche come Chief Technology Officer è il direttore della tecnologia, colui che è responsabile di tutta l’app o della piattaforma tecnologica sulla quale si basa l’attività imprenditoriale di una impresa fintech, sicuramente una delle figure più ricercate e pagate all’interno del settore. Un RAL minimo di un CTO in Italia si attesta intorno ai 50.000€, per poter raggiungere cifre più elevate pari a 100.000€. Ovviamente in altri paesi come ad esempio Regno Unito e USA la figura del CTO è ancora più remunerata.

Il range salariale nel settore fintech in Italia, per gli altri profili, varia da 35.000 euro a 60.000 euro lordi per i profili senior, professionisti con oltre tre anni di esperienza. Per i profili junior il range si muove tra 20.000 e 35.000 euro lordi all’anno. Sopratutto all’estero, la maggior parte delle imprese fintech offre azioni e benefit speciali per trattenere il più a lungo possibile i professionisti all’interno della propria organizzazione, pratica ancora poco diffusa in Italia.

Dalle banche al fintech il passo (non) è breve

Molti dei professionisti del settore bancario che perdono il lavoro a causa di esuberi e licenziamenti all’interno del settore bancario e tornano ad affacciarsi sul mercato del lavoro a seguito di questi processi di ristrutturazione non saranno assorbiti dalle imprese fintech. Le imprese fintech offrono una maggiore trasparenza, più servizi e una esperienza utente per i consumatori che fa diventare spesso questi professionisti del settore bancario obsoleti per le imprese fintech.

Il futuro per le banche non si prospetta roseo, perché dovranno competere con l’incursione delle imprese di telecomunicazioni e delle grandi imprese tecnologiche come Apple, Samsung, Google o Facebook che stanno entrando in modo graduale nel settore della finanza tradizionale e bancario. Nonostante il fatto che il settore offre pochi margini e che gli investitori sono sempre alla ricerca di grandi ritorni, queste grandi imprese, possono vantare una grande fiducia da parte di consumatori e imprese del loro brand e gestiscono milioni di dati, il nuovo petrolio.

Iscriviti alla newsletter "Tech" per ricevere le news su Tecnofinanza

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.