È lo strumento che ha democratizzato gli investimenti e dato impulso alla cultura dell’innovazione: parliamo di equity crowdfunding. Ecco come funziona e perché piace anche in Italia
Le piccole imprese in cerca di capitali e i risparmiatori che vogliono diversificare il portafoglio hanno più opzioni di quante spesso non si creda. Una di quelle cresciute di più negli ultimi anni è la raccolta fondi online, ovvero il crowdfunding, e in particolare la sua variante più strutturata e potenzialmente remunerativa: il modello equity based.
Il fenomeno ha ridisegnato il mercato degli investimenti in startup, storicamente nelle mani quasi esclusivamente di Business Angel e Venture Capitalist. Le piattaforme di crowdfunding hanno abbassato le barriere all’ingresso, permettendo alla folla di sostenere direttamente un progetto e di ricavarne vantaggi concreti: dai diritti societari alle agevolazioni fiscali.
Concentriamoci su una variante specifica, tra le più interessanti per il piccolo investitore: il modello equity based.
Cos’è l’equity crowdfunding
L’equity crowdfunding, o crowdfunding azionario, è lo strumento con cui un gran numero di persone può partecipare alla raccolta di capitale di società private in cambio di quote societarie, azioni o strumenti finanziari partecipativi. L’investimento avviene online, su portali autorizzati e vigilati dove è possibile esplorare le opportunità e confrontarle con calma, senza intermediari tradizionali.
Ma questi portali non sono solo una porta d’accesso democratica al capitale: svolgono anche un ruolo di garante. Prima di pubblicare una campagna viene effettuata una valutazione preliminare del progetto, che analizza potenzialità di crescita, mercato di riferimento, validità del modello di business e competenze del team. Solo i progetti ritenuti adeguati arrivano davanti agli occhi degli investitori.
Su queste piattaforme è possibile consultare i progetti attivi, ciascuno corredato da business plan, storia dell’azienda, obiettivi della campagna, scadenza, investimento minimo e percentuale di equity offerta. I dati su capitali raccolti, numero di investitori e countdown sono sempre aggiornati in tempo reale.
Come funziona l’equity crowdfunding
Chiunque può investire: non bisogna essere professionisti o disporre di grandi capitali. Il mercato è aperto anche ai piccoli investitori retail, con soglie minime che, a seconda del progetto, partono da 250-500 euro - cifre accessibili, certo, ma che richiedono comunque consapevolezza.
Una volta scelta la piattaforma su cui registrarsi e il progetto da finanziare, si inserisce la somma desiderata. Il processo è semplice, ma il sistema impone tutele precise. Come previsto dal Regolamento ECSP (Regolamento UE 2020/1503, pienamente in vigore in Italia dal novembre 2023 e recepito con il Regolamento Consob del giugno 2023), le piattaforme devono sottoporre ogni investitore a un test di appropriatezza per accertarne la consapevolezza rispetto ai rischi. Il vecchio quadro normativo italiano, basato sull’art. 50-quinquies del TUF e sul Regolamento Consob del 2013, è stato integralmente superato dal nuovo regime europeo. Un cambio di rotta significativo, che ha anche ridotto il numero di portali operativi in favore di piattaforme più solide e certificate.
Anche chi risulta non idoneo può scegliere di procedere, previa presa d’atto dei rischi. Si riceve poi un’email di riepilogo e si effettua il bonifico tramite home banking.
Se la campagna raggiunge l’obiettivo minimo prefissato, chi ha investito acquisisce il titolo di socio; in caso contrario, il denaro viene restituito integralmente. Può anche accadere che un progetto vada in overfunding: i capitali raccolti superano il target, la società prosegue la raccolta fino a una soglia massima predefinita cedendo maggiore equity. L’investitore otterrà una quota percentualmente più bassa, ma su una base di valore di business più elevata.
Acquistare quote in una startup o PMI equivale, in termini legali, all’acquisto di azioni in qualsiasi società privata: si diventa soci, con eventuale diritto a dividendi, voto e possibilità di reinvestimento. A questo si aggiungono le agevolazioni fiscali: in regime ordinario è prevista una detrazione IRPEF del 30% sull’investimento fino a 1 milione di euro; in regime de minimis la detrazione sale fino al 65% su un massimo di 100.000 euro, limitatamente ai primi tre anni di vita della startup. In entrambi i casi l’investimento va mantenuto per almeno tre anni. Per tutti i dettagli, leggi la nostra guida su come investire in equity crowdfunding: incentivi fiscali e come ottenerli.
Differenze tra crowdfunding ed equity crowdfunding
La differenza principale tra una piattaforma tradizionale come Indiegogo o Kickstarter e un portale di crowdfunding azionario sta in quello che viene effettivamente scambiato.
Con Kickstarter gli imprenditori raccolgono fondi attraverso la prevendita del prodotto, spesso in cambio di sconti o accesso anticipato. È il modello reward-based: una volta ricevuto il beneficio, il rapporto si chiude lì. Con l’equity crowdfunding, invece, le società offrono quote: gli investitori non acquistano un prodotto, ma investono nella crescita di una società, diventandone soci a tutti gli effetti. Il risultato è un network di ambasciatori del brand con un interesse diretto al suo successo - vantaggio non da poco per un’azienda in fase di sviluppo.
Quali sono i rischi?
Per quanto abbia aspetti interessanti, l’equity crowdfunding è un investimento a tutti gli effetti: comporta rischi che chiunque deve valutare con la testa fredda. Il principale è la possibilità che la startup fallisca. Succede alla maggior parte delle aziende nelle fasi iniziali, e la probabilità di perdere il capitale investito è concretamente più alta di quella di ottenere un profitto. Regola d’oro: non investire mai più di quanto ci si possa permettere di perdere senza alterare il proprio tenore di vita.
C’è poi il tema della liquidità. Gli investimenti in equity crowdfunding sono per natura illiquidi: non si può uscire quando si vuole come in Borsa. Su questo fronte la normativa è intervenuta con la modifica all’art. 100-ter del Testo Unico della Finanza, che ha reso possibile la compravendita di quote tra investitori senza dover passare da notaio o commercialista, attraverso il Regime Alternativo di Intestazione Quote e l’intestazione fiduciaria. Per capire come funziona nel dettaglio, leggi come scambiare quote tramite rubricazione.
Da non sottovalutare, infine, il rischio di diluizione: se l’azienda procede a un aumento di capitale in un secondo momento, emetterà nuove azioni e la quota detenuta si ridurrà proporzionalmente. Per questo investire in startup ha più senso nell’ottica di una diversificazione del portafoglio; distribuire importi relativamente piccoli su più iniziative abbassa il rischio complessivo e rende la strategia più solida nel tempo.