La settimana dei mercati: gli asset caldi da monitorare (dal 26 ottobre al 1 novembre)

Gli asset sotto i riflettori di questa settimana. Dal test dei livelli del Dax e del FTSEMib al pullback dei listini americani. Dal Bitcoin al Kiwi, passando dai cambi esotici. Infine i titoli azionari e le soft commodities.

La settimana dei mercati: gli asset caldi da monitorare (dal 26 ottobre al 1 novembre)

Il mercato azionario europeo appare in difficoltà mentre i listini americani sfruttano tutte le spinte rialziste. Ad oggi i portafogli sembrano indirizzati sugli USA ed ancora sul settore tecnologico con un elevato stock picking per selezionare i titoli ad alto potenziale. L’euro è ancora preferito rispetto al dollaro mentre i metalli preziosi e il petrolio sembrano per il momento messi ai margini. Interessante il movimento di breve periodo di alcune soft commodities e coloniali.

Europa vs Stati Uniti

I listini dell’eurozona si trovano al test dei rispettivi supporti. Dopo una settimana in rosso il Dax30 (-2,04%)e il FTSEMib (-0,54%) si ritrovano ai livelli di fine settembre 2020. Non navigano in territorio migliore il Cac40 (-0,53) e l’Ibex35 (+0,64%) che soffrono l’aumento dei contagi nei rispettivi Paesi. La seconda ondata di Covid19 porta indecisione e timori su tutti i mercati che temono un nuovo lockdown e una conseguente contrazione dell’economia per la seconda parte dell’anno.

A sostegno di queste paura vengono a supporto i dati ed in particolare il tasso di risparmio delle famiglie dell’eurozona che è aumentato dal 12,5% del mese di gennaio al 24,6%. Il fondo monetario internazionale –FMI - inoltre evidenzia che il danno economico sul Pil europeo causato dal Covid19 dovrebbe essere di quasi 3 miliardi di dollari e, a seguito di questa seconda ondata, le stime di dicembre della Bce, potrebbero essere anche peggiori.

Quindi i mercati azionari europei restano attendisti e questa settimana si troveranno al test di importanti livelli che, se violati potrebbero condurre ad un trend ribassista di breve periodo.

Dall’altra parte del mondo gli indici americani si trovano invece in una situazione ben diversa. Dopo l’accelerazione partita il 24 settembre sia l’S&P500 che il Nasdaq Composite hanno ritracciato dopo aver guadagnato rispettivamente quasi il 10% e il 13%. La scorsa settimana è stata quindi segnata dalle prese di beneficio ma l’impostazione, a differenza dei listini del Vecchio Continente, è ancora rialzista.

Gli Stati Uniti sono attanagliati da diversi problemi politici, commerciali e sanitari, ma la manovra espansionista della Fed sembra rassicurare i mercati sulle sorti dell’economia interna. Non si può dire lo stesso per l’Europa, dove le ripetute schermaglie tra i Paesi della UE e le continue modifiche alle condizioni per il sostegno dei Paesi colpiti dall’emergenza non garantiscono la stessa fiducia agli investitori.

Oro e Petrolio in fase laterale

L’oro resta nella parte bassa della banda di oscillazione laterale tra un minimo di 1.900 ed un massimo di 1.980. Dopo il recupero del livello, violato in accelerazione il 23 settembre 2020, il metallo prezioso ha accennato una timida salita che si è arrestata nell’ultima settimana. Ad oggi il lingotto appare immobile all’interno di un movimento che traspira indecisione. Le escursioni giornaliere e la volatilità sono in flessione e le barre formano range sempre più ristretti.

La tendenza dell’argento sembra più rialzista, nonostante le ultime due barre della scorsa settimana in leggera flessione. Questa forza relativa maggiore del parente meno nobile sembra confermata anche dal Gold/Silver ratio in calo nelle ultime cinque giornate.

Il rafforzamento recente dell’euro ha permesso il mantenimento dei livelli di supporto per entrambi i metalli, ma sembra avere spinto maggiormente l’argento nel recupero dei punti persi nella seconda metà di settembre.

Anche il Petrolio resta nella banda di oscillazione laterale. Il Brent e il Wti sembrano aspettare gli sviluppi della pandemia e non mostrano segnali direzionali. L’impatto della seconda ondata di Covid19 sull’economia internazionale attualmente non appare quantificabile e l’oro nero sembra temere gli effetti di un possibile nuovo lockdown sulle imprese e i trasporti. La prossima riunione dell’Opec+ è prevista per la fine del mese di novembre e, in caso di calo del prezzo, i paesi produttori potrebbe anche considerare di tagliare l’offerta e sostenere la quotazione.

Eur/Usd al test della resistenza. Kiwi e Cable in ripresa. Esotici sotto la lente.

L’euro riprende la sua corsa a discapito del dollaro americano che torna a indebolirsi. Dopo avere nuovamente recuperato quota 1,1750 e la banda di oscillazione nella quale è stata intrappolato da fine luglio, il cambio ritorna nella parte alta della fase laterale e si riporta verso il test della resistenza a quota 1,19. Una violazione a rialzo porterebbe l’euro al prossimo obiettivo di 1,20.

Movimento rialzista anche per il Cable (GBP/USD) che ritorna sopra quota 1,30 e si prepara al test di area 1,32. Da monitorare il Kiwi (NZD/USD) che si mantiene sopra la trendline di medio periodo e si avvia verso il primo obiettivo in area 0,6760.

Tra i cambi contro dollaro in evidenza gli esotici ed in particolare lo USD/TRY con l’inarrestabile debolezza della lira turca, lo USD/ZAR con la violazione a ribasso del supporto in area 16,40 e lo USD/MXN con il rafforzamento del pesos alla prova del supporto a quota 20,90.

Bitcoin in allungo oltre i 13.000

Il Bitcoin (BTC/USD) parte in accelerazione e guadagna quasi il 20% dalla rottura della parte alta della fase laterale a quota 11.000. Il 10 ottobre 2020 la moneta digitale ha sfondato la resistenza ed ha lanciato un movimento rialzista che ha distinto la tendenza fino ad oggi. La criptovaluta chiude la settimana sopra i 13.000. Prossimo obiettivo quota 14.000, ma è possibile che avvenga qualche presa di beneficio dopo il forte rally.

Anche Ethereum (ETH/USD) beneficia di una spinta e recupera oltre il 30% dai minimi del 23 settembre a quota 314,33. Il movimento appare però più nervoso rispetto al Bitcoin nonostante l’abbassamento della volatilità rispetto alla media degli ultimi due mesi definita dall’ATR(14). Il primo target a rialzo per la criptovaluta è quota 450.

Gli asset sotto i riflettori della settimana

Questa settimana da tenere sotto la lente sui listini americani alcuni titoli del settore tech ed in particolare: Allign Technology, dopo il recente gap up e il successivo rialzo che gli hanno permesso di salire di quasi il +40% nelle ultime tre sedute, Alphabet, in ripresa dopo il ritracciamento, Idexx Laboratories, al test del massimo storico, Marketaxess Holding, Paccar e Zebra Technologies.

Nel comparto non tech invece da segnalare Danaher Corporation, Caterpillar, Estèe Lauder e Mc Donald’s oltre a FedEx e Thermo Fisher Scientific. Tutte azioni in rally nell’ultimo periodo e sui massimi storici registrati di recente.

Nel mondo del forex una particolare attenzione per il test del supporto dello USD/CHF e dello USD/JPY rispettivamente a quota 0,9030 e 104,70. Da tenere monitorati anche i cambi esotici contro il dollaro americano ed in particolare USD/TRY, con la debolezza della lira turca, USD/ZAR con la forza persistente del rand sudafricano e USD/MXN alla prova del supporto in area 20,90.

Tra le criptovalute si presenta interessante il movimento del Bitcoin (BTC/USD) con la violazione a rialzo della resistenza in area 12.000 e l’arrivo alla soglia dei 13.000. In allungo anche Ethereum (ETH/USD) che però mostra una struttura della tendenza meno definita.

Tra le Soft Commodities da tenere sotto i riflettori l’andamento del Cotton (Future N.2 Full1220) alla prova della resistenza in area 72 punti dopo il lungo rally avviato ad aprile 2020 che gli ha permesso di guadagnare una performance del +48,79, il Corn (Future Full1220) al test del livello in zona 420 dopo la corsa partita il 12 agosto di quest’anno e la Soybean Meal (Future Full1220) in forte allungo.

Tra i metalli una menzione al test fallito dal Copper (Future Full1220) sul livello in area 3,20. Dopo il rally iniziato sui minimi del 19 marzo 2020 il rame ha guadagnato quasi il +60% sui massimi del 21 ottobre 2020 per poi lasciare spazio alle prese di beneficio.

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