La (nuova) ricetta di Savona su euro ed Europa

Il ministro Paolo Savona torna a parlare di moneta unica e di Europa: euro indispensabile - dice oggi - non esiste alcun piano B. E sulla Bce, invita ad adottare uno statuto simile a quello della Fed.

La (nuova) ricetta di Savona su euro ed Europa

Ammette di sentirsi un po’ a disagio per tutta l’attenzione che i giornalisti gli riservano, ma essendo stato il personaggio più discusso delle ultime settimane, quello che ha rischiato di far saltare la formazione del governo Lega-M5S, forse tanto interesse nei suoi confronti è giustificato.

Il neo ministro agli Affari Europei, Paolo Savona, incontra la stampa per la presentazione della sua autobiografia, e si concede per circa due ore a domande e scambi di opinioni.

Moneta unica, politiche europee, ruolo Bce sono alcuni dei temi su cui l’economista si è espresso, sottolineando che non esiste un piano B per uscire dall’euro.

L’euro è indispensabile

Il governo non intende uscire dall’euro. Lo ribadisce ancora una volta, Savona, la cui nomina all’Economia è stata osteggiata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio in virtù delle sue posizioni critiche sulla moneta unica.

Il neo ministro, a tal riguardo, spiega che l’euro oltre ad avere aspetti positivi ha anche “aspetti indispensabili”.

E a chi gli chiede se si sente di voler rassicurare l’Europa, risponde con sarcasmo:

“È la stampa che deve farlo. Il problema lo avete creato voi”.

Il ruolo dell’Italia in Europa

Nessuna intenzione, dice oggi il professore sardo, di abbandonare la moneta unica, che è invece necessaria in un mercato unico.

“Non esiste un piano B e non ho mai chiesto di uscire dall’euro”

ribadisce ancora Savona, anche se ammette che la costruzione dell’Europa ha bisogno di essere perfezionata.

Partendo, ad esempio, anche dal rivedere il ruolo dell’Italia all’interno dell’Ue.

Non si tratta, spiega, di essere europeisti o anti-europeisti – definizioni che gli stanno strette - ma di capire, semmai, come posizionarsi in Europa per assicurare al Paese e alla stessa Unione la “stabilità necessaria per progredire nella crescita e nel benessere sociale”.

Bce copi lo statuto della Fed

Savona non nasconde però che la gestione della politica monetaria europea vada cambiata, risolvendo quello che definisce un problema di natura tecnico: alla Banca centrale europea, spiega, serve dotarsi

“di uno statuto simile a quello di altre banche centrali, come la Fed”.

Tra l’altro la proposta emerge anche dal contratto di governo Lega-M5S, che ritiene utile procedere in tal senso affinché si raggiunga “unione monetaria adeguata agli squilibri geopolitici ed economici prevalenti”.

La Bce, insomma, dovrebbe guardare oltreoceano e iniziare a essere orientata anche alla crescita e non solo al controllo dell’inflazione. Un po’ come la stessa Federal Reserve fece a fine 2012, guardando al vecchio continente per fissare il target dell’inflazione al 2%, lo stesso a cui faceva riferimento già da tempo la Bce, preoccupata ancora oggi che il tasso sia inferiore ma vicino a quel dato.

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