Il “Piano B” di Savona sull’Euro: ecco il motivo del veto di Mattarella

Dietro al veto di Sergio Mattarella nei confronti di Paolo Savona ci sarebbe il famigerato “Piano B” del professore per l’uscita dall’Euro. Ecco di cosa si tratta.

Il “Piano B” di Savona sull'Euro: ecco il motivo del veto di Mattarella

Savona val bene una messa”. Parafrasando la celebre frase di Enrico IV di Francia, si può dire che il professore sardo sia la Parigi di Matteo Salvini, visto che per non accettare il veto espresso da Sergio Mattarella il leader della Lega ha mandato all’aria il primo tentativo del governo Conte.

Ma perché il Colle si è così messo di traverso sul nome di Paolo Savona? Con ogni probabilità i motivi vanno ricercati nel cosiddetto “Piano B” sull’uscita dall’Euro pensato dall’economista assieme ad alcuni colleghi. Ecco di cosa si tratta.

La Link Campus University

Siamo nel 2015 è durante un convegno alla Link Campus University di Roma viene presentato un documento, «Guida pratica all’uscita dall’Euro», alla cui stesura ha collaborato anche Paolo Savona che è stato anche colui che ha introdotto il testo alla platea.

La presentazione del documento è stata poi a stretto giro ripresa e divulgata dal sito Scenarieconomici, lo stesso a cui Savona ha affidato le sue due lettere scritte prima e dopo il naufragio del governo Conte al Quirinale.

Per dovere di cronaca è bene ricordare come la Link Campus University sia stata fondata da Vincenzo Scotti, ex potente politico democristiano di Napoli, al cui interno collaborano diverse personalità presenti nel fu governo ombra del Movimento 5 Stelle come Elisabetta Trenta e Paola Giannetakis.

Lo stesso Luigi Di Maio spesso è stato ospite di eventi presso l’università privata romana, tanto che all’inizio della scorsa campagna elettorale proprio alla Link Campus il leader pentastellato ha presentato quella che sarebbe stata la politica estera dei 5 Stelle.

L’uscita dall’Euro secondo Savona

Torniamo però al 3 ottobre 2015 e alla presentazione della «Guida pratica all’uscita dall’Euro» dove, in mancanza di un “Piano A”, si passa subito al “Piano B” sul possibile modo migliore per permettere all’Italia di dire addio alla moneta unica.

QUI TUTTE LE SLIDE DEL DOCUMENTO

L’obiettivo dichiarato è quello di recuperare la sovranità monetaria, con la creazione di una moneta diversa dalla “vecchia Lira” e che per comodità è stata definita dagli autori del documento la “nuova Lira”.

Per abbandonare l’Euro però secondo Savona e i suoi colleghi non si dovrebbe indire un Referendum. La cosa infatti andrebbe ad agitare molto i Mercati, quindi sarebbe fondamentale mantenere un “certo livello di segretezza”.

Attraverso la formazione di uno specifico Comitato (il ministro delle Finanze, il primo ministro, il governatore della Banca Centrale e pochi altri funzionari chiave) si andrebbe a studiare al meglio il piano nella massima segretezza, mentre al ridosso del grande giorno si sarebbe dovuto stampare 8 miliardi di nuove monete.

Il venerdì sera, a Piazza Affari chiusa quindi dopo le 17:30, l’Italia andrebbe poi ad annunciare la sua decisione di uscita dall’Euro, mettendo così l’Unione Europea di fronte al fatto compiuto.

Il lunedì poi si andrebbe a presentare la “nuova Lira” con valore di concambio 1:1 (1 euro per ogni nuova Lira). In meno di 6 mesi si potrebbe completare la conversione che comprenderebbe tutti gli aspetti, dai salari al debito pubblico. Da quel momento non sarebbe più necessaria la circolazione dell’Euro.

Questa “rivoluzione monetaria” comporterebbe la nazionalizzazione della Banca d’Italia e la reintroduzione dell’Iri, con via Nazionale che così tornerebbe a stampare moneta da fornire in grande quantità alle banche se necessario, con quelle in difficoltà potrebbero essere nazionalizzate.

Per evitare fughe di capitali verrebbero posti dei controlli più stringenti, mentre il grande problema sarebbe quello della svalutazione della “nuova Lira”, che dovrebbe rimanere intorno al 15-25% con l’impatto inflattivo che sarebbe del 3-6%.

Altro problema è quello del debito che, come detto, andrebbe ridenominato con la nuova moneta. Nonostante questo non potrebbe essere sufficiente per sostenerlo, quindi andrebbe pensato un “Default con taglio del debito stesso”.

Questo dunque è il famigerato “Piano B” per l’uscita dell’Italia dall’Euro, che sarebbe costato a Paolo Savona il veto da parte del Presidente Sergio Mattarella sulla sua nomina a ministro dell’Economia.

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