L’indicazione dei redditi diversi nel modello 730/2015

Federico Migliorini

11 Marzo 2015 - 21:47

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Il quadro D del modello 730/2015 è destinato ad accogliere alcune tipologie di redditi di capitale, redditi diversi, oppure redditi soggetti a tassazione separata. Vediamo, come avviene la compilazione del modello.

Il modello 730 è destinato ad accogliere i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, ovvero di tutti quei soggetti che possono avvalersi di un sostituto d’imposta (datore di lavoro, o ente pensionistico) in grado di trattenere o erogare per loro conto trattenute o crediti d’imposta. Accanto ai redditi di lavoro dipendente (o pensione) è possibile che un soggetto abbia percepito anche altre categorie di reddito nel corso dell’anno. Il quadro D del modello 730 accoglie, appunto, alcune tipologie di redditi, in particolare i redditi di capitale, i redditi diversi e quelli soggetti a tassazione separata. Vediamo adesso quali sono i principali esempi di redditi da inserire nel quadro D.

Utili ed altri proventi
Il quadro D è destinato ad accogliere gli utili e gli altri proventi equiparati corrisposti da parte di società di capitali, sia italiane che estere. Per poter essere indicati nel quadro D gli utili devono derivare da partecipazioni qualificate (una partecipazione si definisce qualificata se supera il 2% dei diritti di voto o il 5% del capitale nel caso di società quotate, o il 20% dei voti o il 25% del capitale per le altre società), e sono soggetti a tassazione Irpef per il 49,72% del loro ammontare.
Inoltre, devono essere riportati in questo quadro anche i proventi conseguiti in caso di recesso, riduzione del capitale esuberante o liquidazione anche concorsuale di società ed enti.

Sfruttamento delle opere di ingegno
Devono essere riportati nel quadro D i redditi derivanti dall’utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico. Rientrano in questa categoria i redditi derivanti dall’utilizzazione economica (cessione o cessione dei diritti) di beni immateriali tutelati dalle norme del diritto d’autore da parte dell’autore o inventor e, e non conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali. Rientrano in tale categoria anche i compensi conseguiti in via occasionale. Il reddito imponibile è dato dall’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta anche sotto forma di partecipazione agli utili, ridotto del 25% a titolo di deduzione forfetaria delle spese sostenute, ovvero, del 40% se i relativi compensi sono percepiti da soggetti di età inferiore a 35 anni.

Plusvalenze da cessione di immobili detenuti per meno di 5 anni
Devono essere riportati i corrispettivi percepiti per la cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati (compresi i terreni agricoli) o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari. Non vanno indicati i corrispettivi delle cessioni se sulle plusvalenze realizzate è stata applicata e versata a cura del notaio, all’atto della cessione, l’imposta sostitutiva art. 67, comma 1, lett. b) TUIR.

Lavoro autonomo occasionale
I redditi derivanti da attività di lavoro autonomo occasionali sono costituiti dall’ammontare percepito nel periodo d’imposta al netto delle spese inerenti sostenute. Le spese, per poter essere dedotte, devono essere validamente documentate. I redditi sopra indicati sono soggetti a ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20%. Da quest’anno, i redditi sono riportati nella Certificazione Unica 2015.

Contratti di associazione in partecipazione
Devono essere riportati gli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione. Nel caso di apporto di lavoro, la prestazione lavorativa dell’associato non è fiscalmente equiparabile a quella di lavoro dipendente in quanto manca, nell’associazione in partecipazione, sia il vincolo di subordinazione che la garanzia di una retribuzione da parte dell’associato. Pertanto, le partecipazioni agli utili, derivanti da contratti di associazione in partecipazione, sono considerate come redditi di lavoro autonomo quando l’apporto è costituito esclusivamente da prestazione di lavoro. Tali partecipazioni, dunque, costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta.

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