L’Italia va avanti sul cashback, nonostante il monito della BCE

Violetta Silvestri

21 Dicembre 2020 - 12:00

21 Dicembre 2020 - 12:19

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Botta e risposta tra Italia e BCE sul cashback. La misura adottata dal Governo sull’uso dei pagamenti elettronici ha chiamato in causa la banca centrale. Ma il Governo va avanti.

L'Italia va avanti sul cashback, nonostante il monito della BCE

Sul cashback di Stato l’Italia va avanti e non teme la BCE.

La misura adottata dal Governo Conte per stimolare i pagamenti elettronici in negozi fisici, già durante lo shopping natalizio, ha suscitato l’interesse della banca centrale.

Nello specifico, da Francoforte è arrivata una missiva dai toni non proprio concilianti verso il nostro Paese, nella quale si suggerisce ai ministri interessati di rivedere gli obiettivi del provvedimento, apparso poco proporzionato al target della lotta all’evasione.

Un passo indietro sulla tanto pubblicizzata misura del cashback? Niente affatto, il ministro Gualtieri ha risposto alla BCE puntando sulla validità e regolarità dell’iniziativa.

Cashback sproporzionato per la BCE: cosa significa?

Un monito, non un divieto è stato quello giunto da Francoforte, ma tanto è bastato per interrogarsi su cosa intende davvero ottenere la Banca Centrale Europea dalla misura del cashback.

Innanzitutto dai vertici dell’istituto finanziario europeo, nello specifico dalle parole di Yves Mersch, de consiglio direttivo, è emerso un punto: tutto ciò che riguarda l’uso della moneta e i pagamenti con la valuta unica rientra nella responsabilità della BCE, che non può essere ignorata quando si prendono decisioni in tale ambito.

L’Italia, quindi, avrebbe dovuto avvertire in tempo i funzionari di Francoforte sulla validità e, soprattutto, sui reali obiettivi dell’incentivo al cashback entrato in vigore.

Poi, c’è la questione cardine sulla quale ruota tutto lo scetticismo - e l’irritazione - della banca centrale: la misura introdotta e già attiva per incentivare - e premiare con rimborso percentuale - i pagamenti elettronici non è equilibrata con l’intento di combattere l’evasione.

Questo il passaggio chiave della lettera:

“...Dovrebbe sussistere una chiara prova che il cashback consenta, di fatto, di conseguire la finalità pubblica della lotta all’evasione fiscale...La Bce ritiene che l’introduzione di un programma cashback per strumenti di pagamento elettronici sia sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti e in quanto compromette l’obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili”

Ci sarebbe, quindi, una carenza di evidenze sull’utilità del provvedimento contro gli evasori, oltre che un appoggio non bilanciato al pagamento elettronico su quello in contanti, che non può essere penalizzato.

Il suggerimento è di rivedere gli obiettivi generali e, in futuro, assumere un atteggiamento più collaborativo con la BCE su tali temi.

L’Italia respinge le accuse BCE: il cashback va avanti

La risposta italiana al rilievo della banca centrale non si è fatta attendere ed è giunta innanzitutto dalle parole di Gualtieri.

Dal MEF hanno fatto sapere che la lettera non ha alcun valore vincolante, piuttosto si limita a indicare valutazioni ed opinioni, che quindi non cambiano la misura adottata.

Con le parole del ministro dell’Economia il caso è stato così chiuso:

“Le politiche della Commissione Europea e della stessa BCE vanno da tempo nella direzione della massima estensione possibile dell’uso dei pagamenti elettronici. Il cashback è un programma volto a incentivarli, è una policy che contribuisce alla modernizzazione del Paese, a garantire maggiore sicurezza ed a favorire la tax compliance. Su questi obiettivi Governo italiano e BCE sono perfettamente allineati”

Inoltre, Gualtieri ha ricordato che la misura non vuole in nessun modo penalizzare chi preferisce pagare con moneta contante. L’Italia va avanti sul cashback, nonostante la BCE.

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