Dalla BCE alert BTP e altri Titoli di Stato. Attenti a questo rischio

Laura Naka Antonelli

19/02/2026

Da un’analisi della BCE scatta l’attenti a questo pericolo per i BTP e per alcuni Titoli di Stato. La minaccia è rappresentata da un fattore specifico di rischio.

Dalla BCE alert BTP e altri Titoli di Stato. Attenti a questo rischio

I BTP e altri Titoli di Stato dell’area euro emessi da Paesi altamente indebitati facciano attenzione al rischio del cambiamento climatico.

L’alert è arrivato oggi, giovedì 19 febbraio 2026, direttamente dal blog della BCE, per la precisione da un’analisi che è stata stilata dall’economista senior Sofia Anyfantaki, dall’esponente della Riksbank Marianna Blix Grimaldi, da Carlos Madeira (Banca centrale del Cile), da Simona Malovana della Banca Nazionale della Repubblica Ceca e da Georgios Papadopoulos, esponente della Banca di Grecia.

BCE, “cambiamento climatico fattore importante per la sostenibilità del debito e rischio sovrano”

Nel report “Climate-related disasters can push up the cost of debt” pubblicato sul sito della Banca centrale europea gli esperti hanno suonato la sveglia alle economie altamente indebitate - come l’Italia - e a quelle in via di sviluppo, invitandole a non minimizzare gli effetti del cambiamento climatico sui conti pubblici dei rispettivi Paesi.

E questo perché “il cambiamento climatico è diventato un fattore importante per la politica fiscale, per la sostenibilità del debito e per il rischio sovrano ”.

Partendo da questo presupposto, e facendo anche qualche esempio, gli esperti hanno avvertito che “ gli shock climatici possono far salire i rendimenti dei bond, soprattutto dei Paesi altamente indebitati e per quelli in via di sviluppo”.

Perché secondo la BCE i cambiamenti climatici sono un fattore di rischio per i BTP

Occhio dunque ai BTP e a tutti i Titoli di Stato che vengono emessi da Paesi le cui finanze pubbliche non versano in buone condizioni di salute.

Fare riferimento ai BTP è d’obbligo visto che, nonostante gli innegabili sforzi che il governo Meloni sta continuando a fare per rimettere in riga le casse dello Stato italiano, il debito pubblico dell’Italia rimane decisamente alto. E sul proprio blog la BCE si è così espressa:

I cambiamenti climatici comportano rischi per le finanze pubbliche attraverso diversi canali: l’adattamento e le misure di mitigazione potrebbero richiedere spese pubbliche più alte, i governi potrebbero dover dirottare le loro risorse da investimenti produttivi a nuove tecnologie che mitighino i cambiamenti climatici, e gli effetti del cambiamento climatico potrebbero pesare sui prezzi dei bond sovrani”.

Il ragionamento non dovrebbe in teoria neanche stupire, dal momento che è ovvio che, per cercare di prevenire, fronteggiare e, nei casi in cui sia troppo tardi, tamponare gli effetti dei disastri naturali, i governi di tutti i Paesi del mondo siano costretti ad alzare l’asticella della loro spesa pubblica; e dunque, a procedere anche all’emissione di nuovo debito per finanziare eventuali interventi che siano inderogabili per scongiurare il peggio.

Gli esperti lo fanno notare, laddove sottolineano che “ il costo degli aiuti di emergenza e di ricostruzione da sostenere a seguito di disastri (naturali) può avere un impatto fiscale diretto” .

Esistono tuttavia anche “ effetti indiretti ”, che possono prendere la forma di “ entrate fiscali minori , provocate dalle interruzioni della produzione” (in caso di chiusure di impianti a causa di eventi catastrofici) o “per spese alimentari aggiuntive”, così come per “la possibile adozione di interventi di supporto (da parte dei governi) a seguito di cambiamenti che colpiscano i prezzi delle materie prime ”.

L’analisi ricorda alcuni episodi eclatanti di disastri naturali che hanno messo in ginocchio le economie dei Paesi in cui si sono manifestati, erodendo le finanze pubbliche.

Esempi empirici includono le inondazioni che hanno colpito la Thailandia nel 2011, e che si sono tradotte in perdite che hanno superato i 35 miliardi di euro.

Un altro grande evento climatico è quello che ha colpito il Pakistan, travolto nel 2022 da una serie di inondazioni, che hanno colpito più di 30 milioni di persone e che, oltre a fare diverse vittime, hanno provocato danni all’economia “equivalenti a quasi il 10% del PIL annuale del Paese”. Un esito che ha piegato “le finanze pubbliche del Pakistan e che ha sollevato preoccupazioni sulla sostenibilità del debito dell’economia”.

BCE, “anche le economie avanzate non sono immuni agli effetti degli shock climatici”. Il fattore alto debito

Ma l’analisi pubblicata sul blog della BCE ha evidenziato che “anche le economie avanzate non sono immuni agli effetti degli shock climatici”.

Nel caso dell’Europa è vivo il ricordo delle ondate di calore che hanno colpito il continente nel 2023, “accompagnate da incendi diffusi, che hanno danneggiato in modo significativo le infrastrutture, scatenando grandi perdite all’agricoltura e che si sono tradotte in un aumento delle spese in diversi Stati membri dell’Unione europea ”.

Sulla base di questi e di altri eventi gli economisti hanno studiato gli effetti, in media, del cambiamento climatico sui costi di servizio del debito sovrano di diversi Paesi.

Tra le conclusioni a cui gli economisti sono arrivati si mette in evidenza proprio l’effetto sui rendimenti dei Titoli di Stato di Paesi ad alto debito.

In particolare, così si legge nel testo:

“Nel caso di inondazioni, i Paesi ad alto debito potrebbero assistere inizialmente a rendimenti (dei Titoli di Stato) più bassi, a causa delle aspettative di un aiuto esterno o di finanziamenti di emergenza nel breve periodo. Tuttavia, con le pressioni fiscali che si accumulano, i rendimenti iniziano a crescere e rimangono elevati, segnalando l’aumento del premio sul rischio”.

Diverso il caso dei Paesi a basso debito, in cui si assiste a un fenomeno contrario: “Nel breve termine, l’aumento della domanda di finanziamenti fa salire i rendimenti. Ma l’incremento iniziale dei rendimenti tende a livellarsi dopo qualche anno, suggerendo che i mercati riconoscono l’abilità dei governi di assorbire lo shock senza mettere a rischio la sostenibilità del debito”.

Boom dei rendimenti dei Titoli di Stato dei Paesi indebitati e in via di sviluppo in casi di tempeste

La reazione diventa più accentuata nei casi di tempeste, che vedono “i Paesi ad alto debito sperimentare i rialzi più accentuati e persistenti dei rendimenti ”.

Al punto che i rendimenti arrivano a salire all’incirca del 22%: praticamente, calcolano gli esperti della BCE, di circa 66 punti base per una economia avanzata con rendimenti decennali medi del 3%, e di più di 140 punti base per una economia emergente con rendimenti decennali medi del 6,4%.

Insomma, il debito conta. E nei casi di catastrofi naturali tutta la sua vulnerabilità rischia di emergere sotto forma di un costo di servizio più alto da sostenere.

L’alert della BCE non può non riguardare l’Italia (dunque i suoi BTP). Nonostante i notevoli progressi compiuti nel percorso di risanamento dei propri conti pubblici, il Paese presenta tuttora il secondo rapporto debito-PIL più alto dell’Eurozona.

Vero che i BTP italiani hanno dimostrato di riuscire a resistere alla fine dei bazooka monetari lanciati in precedenza dalla Banca centrale europea.

Bisogna vedere tuttavia se i Titoli di Stato italiani riuscirebbero a reggere l’urto anche di un potenziale shock rappresentato da un imponente disastro climatico. Non tanto improbabile, visti i tempi. I BTP hanno insomma un altro nemico: quello del clima, esarcerbato dal fatto che il debito pubblico dell’Italia rimane ostinatamente alto.

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