Risparmio delle famiglie sotto attacco. La BCE presenta la conta dei danni

Laura Naka Antonelli

16 Maggio 2026 - 12:54

Fino a che punto il risparmio delle famiglie è in pericolo con la guerra USA-Iran? E quale tipo di risparmio corre più il rischio di essere eroso? Lo studio della BCE.

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Gli economisti della BCE hanno appena lanciato un avvertimento su come la guerra USA-Iran rischi di attaccare il risparmio delle famiglie italiane e dell’area euro in generale.

L’alert è scritto nero su bianco nel Bollettino economico della Banca centrale europea pubblicato oggi, venerdì 15 maggio 2026, nella sezione dedicata al tema del risparmio.

Risparmia le energie: il possibile impatto della guerra in Medio Oriente sui risparmi delle famiglie e sull’economia”, è il titolo dell’analisi di Niccolò Battistini, Alina Bobasu, Rodolfo Dinis Rigato and Hanno Kase, che cerca di fare la conta dei danni che la guerra USA-Iran sta infliggendo alle famiglie dell’Eurozona.

Il paper della BCE: riemersi rischi per le prospettive del risparmio delle famiglie

Gli economisti lanciano un chiaro alert, avvertendo che l’aumento dei prezzi energetici e del senso di incertezza dei consumatori “ ha fatto riemergere rischi per le prospettive sul tasso di risparmio delle famiglie ”.

Citata una variabile macroeconomica cruciale, rappresentata dalle ragioni di scambio che come spiega l’(Osservatorio CPI) nell’articolo “La perdita di ragioni di scambio, una tassa ineludibile?”, “sono date dal rapporto tra il prezzo delle esportazioni verso il resto del mondo e il prezzo delle importazioni”.

A tal proposito, facendo notare che “quando il prezzo delle importazioni sale più del prezzo delle esportazioni, il Paese perde reddito disponibile, anche a parità di PIL”, l’Osservatorio fondato da Carlo Cottarelli ha parlato di “ una ’tassa ineludibile’ a favore dell’estero ”.

Tornando al paper della BCE, gli economisti hanno spiegato in che modo gli shock che colpiscono le ragioni di scambio e l’incertezza dei consumatori possano minacciare il risparmio delle famiglie.

Domanda: ma lo fanno davvero? Risposta: non sempre. Dalle simulazioni emerge però allo stesso tempo anche che, nei casi in cui il tasso di risparmio non viene intaccato dagli shock, e anzi finisce perfino con il salire, a risparmiare di più sono le famiglie che appartengono alle fasce più alte di reddito: non certo quelle che dispongono di minori ricchezze.

Gli economisti della BCE hanno intanto ricordato che nel 2022 e nel 2023, dopo essere sceso rispetto al picco raggiunto nel periodo successivo alla pandemia Covid-19, “ il tasso di risparmio è aumentato rapidamente ”, rimando elevato a partire dal 2024, tanto da superare “il livello più alto registrato prima dell’emergenza sanitaria”.

Motivi? La “ forte crescita del reddito reale ” e “la modesta domanda interna, in un contesto di prezzi dell’energia in calo e incertezza a seguito dei livelli precedentemente elevati provocati dall’invasione russa dell’Ucraina”.

Tuttavia, ora ci troviamo in una situazione ben diversa, visto che lo scenario macroeconomico attuale vede come grandi protagonisti non l’energia in calo, ma il ritorno del caro energia, lo shock energetico, e le bollette più alte, a causa della guerra USA-Iran.

Gli economisti dell’Eurotower hanno lanciato così l’alert sul risparmio, facendo notare che, “con il manifestarsi delle ripercussioni della guerra in Medio Oriente sull’economia, le tendenze recenti dei prezzi dell’energia e dell’incertezza potrebbero invertirsi, con implicazioni per il tasso di risparmio ”.

Il tasso di risparmio è influenzato sia dalle ragioni di scambio che dall’incertezza dei consumatori

Va ricordato che il tasso di risparmio è influenzato sia dai “profili alternativi per le ragioni di scambio
(che seguono da vicino l’andamento dei prezzi reali dell’energia)
” che dall’ “incertezza dei consumatori”.

Partendo da questo presupposto, “nel breve periodo le dinamiche sfavorevoli delle ragioni di scambio e dell’incertezza dei consumatori hanno in genere effetti opposti sul tasso di risparmio delle famiglie ”.

Ovvero? “In un’economia importatrice netta di energia, come quella dell’area dell’euro, le ragioni di scambio, approssimate dal rapporto tra il deflatore del PIL e quello dei consumi, tendono a diminuire quando i prezzi dei beni energetici aumentano”.

Si manifesta dunque un peggioramento delle ragioni di scambio, che si riflette nelle “perdite di reddito disponibile reale delle famiglie”, che possono avvenire “sia direttamente, attraverso i rincari dei prodotti energetici importati, sia indirettamente, attraverso la diminuzione dei salari reali e degli utili distribuiti dalle imprese”.

A quel punto, “le perdite di reddito reale tendono a tradursi in una riduzione della spesa e, in misura maggiore, del risparmio, come dimostra la relazione positiva tra le ragioni di scambio e il tasso di risparmio”.

Se avviene una perdita delle ragioni di scambio, insomma, si manifesta anche una erosione del tasso di risparmio. Risparmio che scende perché ci sono bollette più alte da pagare, e costi energetici più alti.

Dall’altro lato, il maggior senso di incertezza avvertito dai consumatori, che ha la sua genesi nello stesso “shock sottostante, come i rincari dell’energia, rafforza le motivazioni precauzionali, frenando i consumi e facendo aumentare il tasso di risparmio, come mostra la correlazione positiva tra l’incertezza e il tasso di risparmio”.

Di conseguenza, proprio l’incertezza rende i cittadini italiani e dell’area euro più propensi a risparmiare.

Cosa dice il modello della BCE. Di quanto potrebbe scendere il tasso di risparmio

Ma in che modo oggi il risparmio delle famiglie dell’area euro potrebbe reagire?

Gli economisti della BCE hanno cercato di stimare gli effetti sul tasso di risparmio dei forti shock alle ragioni di scambio e all’incertezza dei consumatori adottando un modello empirico, per la precisione un modello di autoregressione vettoriale strutturale bayesiano, considerando alcuni dati relativi all’Eurozona compresi tra il primo trimestre del 1999 e il quarto trimestre del 2025.

Dal modello è emerso che, “in primo luogo, uno shock negativo alle ragioni di scambio di entità comparabile al deterioramento osservato nel 2022 ridurrebbe il tasso di risparmio di 0,3 punti percentuali, al minimo, all’inizio del 2027”, mentre in secondo luogo, “ un aumento dell’incertezza sostanzialmente in linea con quello osservato all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina comporterebbe un aumento del tasso di risparmio pari a 0,4 punti percentuali, al massimo, alla fine del 2027”.

Le simulazioni della BCE

La BCE è andata oltre, menzionando due modelli macroeconomici per capire quali sarebbero le implicazioni dei
profili alternativi del tasso di risparmio in risposta agli shock sfavorevoli che andassero a colpire le ragioni di scambio e l’incertezza dei consumatori: il modello ECB-BASE e il modello HANK.

Il modello ECB-BASE mostra che gli shock sfavorevoli alle ragioni di scambio e all’incertezza dei consumatori avrebbero conseguenze negativi sulla crescita del PIL in termini reali, producendo effetti opposti sull’inflazione.

La perdita delle ragioni di scambio finirebbe con l’erodere il reddito reale, in quanto i salari nominali si adeguerebbero solo lentamente all’aumento dei prezzi energetici importati.

A soffrire sarebbero così i consumi. La situazione sarebbe caratterizzata dunque da un aumento dell’inflazione di 0,4 punti percentuali, provocato quasi interamente dalla componente energetica, e dalla riduzione della crescita del PIL di 0,1 punti percentuali nel 2027. Tali effetti si invertirebbero poi parzialmente nel 2028.

Per contro, la maggiore incertezza avvertita dai cittadini rafforzerebbe il comportamento precauzionale, (ovvero aumenterebbe il risparmio), riducendo al contempo la domanda; in questo caso la crescita del PIL diminuirebbe di 0,3 pp nel 2027 e gli effetti sull’inflazione sarebbero trascurabili.

Gli economisti hanno presentato anche il modello HANK, facendo notare come gli shock economici incidano in modo diverso sulle famiglie a seconda del reddito e della ricchezza, condizionando di conseguenzalo stesso risparmio.

Il modello indica che un peggioramento delle ragioni di scambio dovuto all’aumento dei prezzi dell’energia, così come si sta verificando, ridurrebbe il reddito reale delle famiglie, mostrando effettu regressivi, ovvero colpendo le fasce più deboli.

Più della metà del calo dei consumi (54%) si concentrerebbe infatti nelle famiglie appartenenti al terzile di reddito più basso, nonostante queste rappresentino solo il 18% dei consumi in condizioni normali. Motivo: le scarse riserve di liquidità.

Nel caso di uno shock che colpisse l’incertezza dei consumatori la maggior parte del calo dei consumi (63%) si riguarderebbe invece, secondo il modello HANK, le “famiglie che appartengono al terzile superiore, riflettendo la maggiore percentuale di base che esse rappresentano nei consumi totali (52 per cento)”.

Gli analisti hanno fatto notare che, in questo caso, a essere condizionato sarebbe ovviamente anche il risparmio, con gli adeguamenti più significativi che, a seguito di entrambi i tipi di shock, si osserverebbero “nelle famiglie appartenenti al terzile superiore, in linea con le maggiori attività di cui dispongono”.

Il risparmio dunque potrebbe anche aumentare, ma l’incremento riguarderebbe le famiglie appartenenti alle fasce di reddito più alte.

Gli economisti della BCE hanno concluso il paper facendo notare che “gli shock alle ragioni di scambio e all’incertezza dei consumatori influenzano il tasso di risparmio in direzioni opposte, almeno nel breve periodo”, aggiungendo che “se tali shock dovessero concretizzarsi simultaneamente in risposta alle accresciute tensioni geopolitiche legate alla guerra in Medio Oriente, potrebbero rafforzarsi a vicenda attraverso gli effetti più ampi prodotti sulla domanda e sul reddito interni, nonché sui costi dell’energia”.

In una situazione del genere, tali shock potrebbero zavorrare in modo significativo la crescita, “anche a fronte di un tasso di risparmio sostanzialmente stabile ”.

Occhio però alla tassa dell’inflazione. Il paper conclude infatti che, “nonostante abbiano effetti opposti sull’inflazione, l’impatto netto dei canali delle ragioni di scambio e dell’incertezza dei consumatori si tradurrebbe in una pressione al rialzo sull’inflazione ”. E, come sappiamo, di per sé l’inflazione è già una tassa sul risparmio.