Manasse: “Senza Euro faremmo la fine del Venezuela” (VIDEO)

Il prof. Paolo Manasse, ospite dell’8^ puntata di Testa o Croce, spiega che l’Italia, uscendo dall’euro e stampando moneta nazionale, farebbe la fine del Venezuela.

“Se fosse così semplice, anche i paesi più poveri avrebbero stampato moneta in grandi quantità e sarebbero ricchissimi”. Paolo Manasse, docente di macroeconomia all’Università di Bologna, in questa nuova puntata di “Testa o Croce” analizza alcuni dei temi messi sul piatto dai No Euro e mette in guardia: un’uscita dall’Euro potrebbe far piombare l’Italia in una crisi di stampo venezuelano.

Manasse è tra gli autori del libro a cura di Carlo Stagnaro “Cosa succede se usciamo dall’euro? Quanto costerà e chi ne pagherà il prezzo”. Ed è proprio a queste domande che l’economista ha risposto in trasmissione. Ecco il suo punto di vista.

Euro: il “grande nemico esterno”

L’Italia ha rischiato davvero di uscire dall’euro?

“Parte dei successi elettorali del Movimento 5 Stelle e della Lega sono stati costruiti sul malcontento e con una campagna contro l’euro, il fatidico nemico esterno. Si tratta del classico stratagemma in cui è molto facile dare la colpa agli altri dei nostri problemi: in questo caso il nemico è addirittura una moneta emessa da un istituto estero.

Fin dall’ingresso nella stanza dei bottoni la prospettiva era probabilmente quella di uscire davvero dall’Euro, e la scelta di un personaggio come Paolo Savona, ideatore del famigerato Piano B per uscire dall’unione monetaria, poteva essere parte di un disegno che qualcuno covava in maniera seria. Quando poi si sono compresi i disastri a cui si poteva andare incontro, derivanti soprattutto dall’aumento dello spread, ci si è resi conto che i costi sarebbero stati insopportabili, e che rischiavano di travolgere oltre che il Paese intero, anche le carriere politiche di molti uomini di governo”.

L’Italia e l’Europa

“L’Italia è fondamentale per l’Europa: se dovesse uscire, l’euro così com’è non sopravviverebbe, e probabilmente ci sarebbe una crisi internazionale molto seria, anche peggiore di quella vissuta. Dopo alcuni anni però si ricostituirebbe probabilmente una nuova unione monetaria dei Paesi dell’Europa centrale con una moneta italiana alla deriva.”

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Cosa sarebbe accaduto all’Italia e al PIL se non fosse entrata nell’UE? “Con tecniche statistiche abbiamo cercato di costruire un artefatto che potesse suggerirci quale scenario si sarebbe verificato. Da questo modello statistico si scopre che non sarebbe cambiato molto: la crescita sarebbe stata simile, e il debito sarebbe stato verosimilmente più alto. Lo stesso studio fatto sulla Germania fuori dall’Euro ci dice che sarebbe andata un po’ meglio. Dunque non corrisponde al vero dire che aderendo all’Euro noi ci abbiamo perso e i tedeschi guadagnato”.

La crescita non dipende dalla moneta

“Non è la moneta la causa della crescita o della non crescita di un Paese, i fattori determinanti sono invece altri: qualità delle istituzioni, livelli di corruzione, livelli di educazione, accumulo di capitale umano, progresso tecnologico, giustizia, burocrazia, concorrenza dei mercati. La moneta è solo un mezzo per facilitare gli scambi, nel breve periodo può causare anche inflazione e deflazione, ma non ha a che fare con la crescita.

Molti paesi europei che hanno detto sì all’Euro sono andati benissimo, pensiamo ad esempio all’Irlanda. Altri, come l’Italia, sono andati invece piuttosto male. Anche altri Stati simili a noi come Portogallo, Spagna e tutto sommato anche Grecia - nonostante la crisi - hanno fatto meglio di noi. Se questo accade all’interno della stessa moneta significa che poi ognuno è responsabile del risultato finale”.

Italia come Venezuela

“Mentre può essere ragionevole sostenere che non saremmo dovuti entrare nell’Euro, è invece pericoloso paventare un’uscita oggi. Si verificherebbero gravi conseguenze come la fuga di capitali dall’Italia ed il debito pubblico riconvertito in valuta diversa. Così tutti quelli che avevano prestato i propri soldi avrebbero una perdita secca. Oggi il debito pubblico è detenuto per 2/3 dalle banche, e un taglio del debito le farebbe fallire. La situazione sarebbe aggravata dal ritiro dei soldi depositati sui conti correnti. Tutto questo porterebbe a crisi finanziarie, crisi di default e al cosiddetto Credit crunch.

Se con una nuova moneta nazionale iniziassimo a svalutare per ottenere competitività, gli altri Paesi ci farebbero pagare dazi e tariffe molto forti, con la conseguente espulsione dall’unione commerciale. Diventeremmo un Paese piccolo, isolato e in balìa di attacchi speculativi molto forti, con una rapida crescita dei prezzi e l’impoverimento della popolazione. Per qualche anno i costi sarebbero molto alti. Nel lungo periodo magari le cose potrebbero essere meno tragiche ma come visto nel lungo periodo la capacità di incidere di una moneta diventa molto bassa.

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Quelli che vogliono uscire dall’Euro sono gli stessi che dicono: bisogna poter spendere quello che vogliamo. Basterebbe avere una banca centrale che stampa moneta per finanziare qualsiasi programma di spesa che il governo intenda mettere in atto. È la stessa ricetta di Maduro, e oggi l’iperinflazione del Venezuela dipende proprio da questo: si stampa moneta per finanziare la spesa pubblica, con un’inflazione colossale.

L’idea demenziale è quella che un pezzettino di carta, o una valuta elettronica, immessa in grande quantità sia in grado di cambiare le quantità reali dell’economia. Perché esiste allora nel mondo la povertà? Perché gli Stati più poveri del mondo non iniziano a stampare moneta diventando così così tutti miliardari e risolvendo ogni problema? Se uno non ha la tecnologia, le competenza e istituzioni efficienti, può anche stampare moneta in modo massiccio ma poi l’automatismo con un forte e contemporaneo aumento dei prezzi è assolutamente certo. Se fosse possibile diventare ricchi stampando pezzi di carta, qualcuno ci avrebbe già pensato. Chi sostiene questa teoria è molto pericoloso e parla a vanvera di cose che non sa”.

Austerità e debito

“L’Euro è legato a politiche fiscali, ci vogliono delle garanzie reciproche per non abusarne. Il timore degli altri Paesi è che la moneta comune venga utilizzata per finanziare i debiti di uno stato membro facendo ricadere su tutti il conseguente aumento dei prezzi. Per questo è stato introdotto il divieto per la Bce di comprare sul mercato primario i debiti dei paesi membri e sono stati approntati controlli sulla finanza pubblica dei vari Paesi.

Questo ha assunto il tenore di parametri discutibili, con un’applicazione non uniforme di questi parametri. Con la Grecia si è stati inflessibili, con Francia e Germania molto più tolleranti. Uno Stato unitario o che assomiglia a una federazione di Stati deve avere delle regole, magari applicate in modo più intelligente di questo. In Italia, rispetto alla Grecia, non c’è stata una vera e propria austerità. Solo il governo Monti, con il rischio default, ha dovuto mettere mano a manovre dure per evitare il disastro. Grazie anche all’intervento della Bce che aveva iniziato a comprare titoli di stato per evitare il peggio. Abbiamo un avanzo primario che non è mai stato sufficiente a pagare gli interessi sul nostro debito. Non siamo mai riusciti stabilmente a far calare lo stock di debito rispetto al Pil, ormai piatto dalla metà degli anni ’90. Il debito continua ad aumentare. E rischia di farlo ancora creando il panico nei mercati finanziari con gravi ripercussioni interne purtroppo”.

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1 commento

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eleonora ferrari • 2 mesi fa

ma se siamo già come il venezuela di cosa sta parlando questo signore ? di rape ? chieda alla merkel dove ha messo i miliardi anche in oro che mortadella le ha regalato . vorrei lo dicesse chiaramente le sono serviti per non fallire lei , kapò stalinista. se la ricorda la storiella inventata dai suoi fratelli comuniti del tempo ? e non diciamo che monti ci h salvato e che la monet non entra in questo disastro . non siamo tutti mentecatti .

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