Crisi e corsa agli sportelli: l’Italia farà la fine della Grecia?

L’Italia può finire in ginocchio come la Grecia, con corsa agli sportelli e crisi finanziaria annesse? Il Belpaese porta con sé un rischio sistemico assai maggiore.

Crisi e corsa agli sportelli: l'Italia farà la fine della Grecia?

L’Italia non è la Grecia. È migliore e peggiore, se possibile, allo stesso tempo. Il Belpaese è certamente più in forma e più grande rispetto alla realtà ellenica di quattro anni fa, ma sono proprio tali caratteristiche a comportare un rischio sistemico maggiore.

La paura, ad oggi, è che in territorio italiano possa innescarsi la serie di eventi disastrosi che solo pochi anni fa hanno portato la Grecia al collasso.
Con il rischio concreto dell’avvio di una procedura di infrazione, l’Italia sarebbe costretta a sganciare all’UE 3,5 miliardi di euro e a non godere più dei rubinetti di liquidità europea.

A cascata, ciò comporterebbe non solo la necessità di riforme più dure a danno dei risparmi di cittadini e imprese, ma anche un prosciugamento veloce delle casse dello Stato. La conseguente difficoltà di ripagare il proprio debito manderebbe così sul lastrico le banche italiane - ampiamente esposte ai titoli di Stato domestici - e i risparmiatori privati.

Tali tumulti causerebbero infine un’ulteriore dinamica distruttiva: l’inizio di una corsa agli sportelli da parte di tutti gli italiani desiderosi di salvare i propri risparmi dalla crisi e da una possibile tassa patrimoniale, danneggiando ancor di più il comparto bancario domestico.

Ma tale scenario può davvero diventare realtà? L’Italia farà realmente la fine della Grecia, salvata da una politica di austerità europea dura e costrittiva?

L’Italia sotto la lente dell’UE

Con il periodico alzarsi dello spread, la spinta leghista verso un’uscita dall’Euro e varie incertezze politiche legate alla sempre più probabile procedura di infrazione sui conti pubblici, l’Italia rimane costantemente sotto la lente come possibile fonte di rischi economici e finanziari per l’Unione Europea. Per questo motivo, periodicamente, ci si torna a chiedere se il nostro Paese possa fare la stessa fine della Grecia, salvata da un disastro finanziario dall’UE a carissimo prezzo - un’austerity senza precedenti.

Esistono delle chiare somiglianze tra l’Italia e la Grecia, ma molte sono anche le divergenze.

Complice un target sul deficit al di sopra dei limiti imposti dall’UE, il progressivo diminuire degli acquisti dei titoli di Stato italiani da parte della Banca Centrale Europea, un alto debito pubblico, l’instabilità di alcune banche e una crescita economica senza particolare slancio, i mercati (e gli investitori) rimangono in guardia.

Le similitudini tra Italia e Grecia

La similitudine tra l’Italia di oggi e la Grecia di qualche anno fa, in ginocchio a causa della crisi sul debito, può apparire azzardata ma si basa su almeno tre fattori:

  • un debito caratterizzato da un alto rapporto debito/PIL, un’ampia esposizione delle banche domestiche nei confronti dei titoli di Stato e dal timore sulla sua sostenibilità nel medio termine;
  • un’economia reale improntata su un modello di crescita incapace di garantire una prosperità stabile e inclusiva;
  • una politica appesantita dal rafforzamento dei partiti anti-establishment che mettono in discussione il ruolo dell’Unione Europea all’interno dell’organizzazione del Paese.

Le differenze tra Italia e Grecia

Tuttavia, esistono delle differenze importanti tra i due Paesi.

Al contrario della Grecia, l’Italia è tra le economie più grandi in Europa, nonché membro costituente del progetto originale di integrazione economica europea. A causa delle sue dimensioni, il fabbisogno di finanziamento lordo in euro è maggiore rispetto a quello erogato attraverso gli aiuti rivolti ai Paesi europei in difficoltà negli anni passati. Stando così le cose, dei gravi problemi finanziari in Italia costituirebbero una fonte di rischio sistemico non solo più ampio ma anche più duraturo.

Non si esagera nell’affermare che, nel caso di una forte crisi, l’Italia potrebbe rappresentare una minaccia all’esistenza stessa dell’Eurozona.
A differenza dell’economia ellenica, il Belpaese non ha il bilancio in deficit, bensì in surplus, e la scadenza media dei suoi titoli di debito è a più lungo termine. Grazie ad un rischio minore di default finanziario nel breve termine, il possibile innesco di una crisi risiede per lo più nell’ambito politico.

Ai tempi, la Grecia non è uscita dall’Unione Europea grazie/a causa dell’imminente minaccia di default. Il governo guidato dal partito Syriza ha scelto di rimanere all’interno di un approccio ortodosso, scongiurando così uno shock che avrebbe portato l’economia in una depressione pluriennale e alterato radicalmente molte delle relazioni economiche e finanziarie del Paese. Il tutto nonostante il partito di Tsipras avesse vinto sia le elezioni che il referendum sostenendo un’agenda politica del tutto contraria al piano messo in atto dall’austerity europea.

L’austerity, infine, conquisterà anche l’Italia? Intanto, come in ogni fase di incertezza, appare opportuno tutelare i propri risparmi.

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