Cos’è la procedura d’infrazione e cosa ha rischiato l’Italia

Procedura d’infrazione per debito eccessivo: l’Ue ha deciso di non applicare le sanzioni previste perché l’Italia rispetta le regole. Intanto lo spread scende.

Cos'è la procedura d'infrazione e cosa ha rischiato l'Italia

Procedura d’infrazione per debito eccessivo, sembra essere arrivati, finalmente, al capitolo finale. L’Unione europea si è espressa in via definitiva, stabilendo che non ci sono i termini per l’applicazione delle sanzioni previste.

In altre parole, il nostro Paese, almeno per il momento, ha scampato le durissime misure previste dalla procedura d’infrazione per violazione delle regole sul debito. La decisione è stata presa nella riunione che si è tenuta ieri, 3 luglio 2019, presso la Commissione europea e va a modificare quanto deciso lo scorso 5 giugno.

I mercati finanziari hanno subito risposto con grande entusiasmo alla notizia: lo spread è sceso a quota 197 e i rendimenti Btp hanno guadagnato il 2%. La ragione è evidente, l’Italia ha scongiurato una multa salatissima, la fine dei fondi strutturali e la fine dei prestiti da parte della Banca centrale europea.

Procedura d’infrazione per debito eccessivo: quali sanzioni?

La procedura d’infrazione è regolata dall’articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea secondo cui tutti i Paesi dell’Unione europea devono soddisfare due requisiti:

  • il disavanzo di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo (PIL);
  • il debito pubblico non deve superare il 60% del PIL.

Le sanzioni previste dalla procedura di infrazione sono:

  • la multa (fino ad un importo massimo pari allo 0,5% del PIL), calcolata in base all’importanza delle norme violate e agli effetti della violazione sugli interessi generali dell’Unione europea;
  • il congelamento dei fondi strutturali, ovvero dei finanziamenti che l’Unione Europea dà agli Stati membri per effettuare investimenti mirati alla crescita economica e occupazionale del Paese;
  • la fine dei prestiti della Banca europea, quindi l’interruzione dei prestiti concessi dalla Banca europea degli investimenti e anche l’uscita dal programma di acquisto di titoli di Stato della BCE (la Banca Centrale Europea).

I rischi per l’Italia

La scelta del governo italiano di non adeguarsi alle indicazione della Commissione europea aveva aperto la strada alla procedura d’infrazione per deficit eccessivo che avrebbe potuto avere degli effetti devastanti per la nostra economia.

Basti pensare che l’Italia è il Paese che più di tutti beneficia dei fondi strutturali, necessari per lo sviluppo economico e la crescita occupazionale del Paese.

Fino al 2020 l’Italia dovrebbe ricevere ben 73 miliardi di euro da 5 fondi strutturali: il Fondo agricolo per lo sviluppo rurale, per la coesione, per lo sviluppo regionale, per la pesca e il Fondo sociale. Perdere tali fondi sarebbe una grave perdita che andrebbe a ledere soprattutto le regioni del sud del Paese.

A questa misura va aggiunta anche una multa che può arrivare fino a 9 miliardi di euro: infatti la multa massima con cui l’Unione europea può colpire uno Stato membro è pari allo 0,5% del PIL, quindi nel nostro caso 9 miliardi di euro.

Debito pubblico e rapporto deficit/PIL

L’Italia, e tutti i Paesi facenti parte dell’Unione europea, è tenuta a rispettare le regole stabilite dal Trattato di Maastricht sul rapporto deficit/PIL: cioè mantenere una soglia inferiore al 3%.

In altre parole, ogni Stato può spendere più di quanto incassa, ma solo se mantiene il rapporto del 3% tra il deficit e il PIL del Paese.

Attualmente il debito pubblico italiano è di circa 2.300 miliardi di euro, ovvero il 132% del nostro prodotto interno lordo.

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