Quanto spende l’Italia per le sanzioni UE? Tutta colpa delle procedure d’infrazione

Alberto De Pasquale

22/10/2025

L’Italia non è più maglia nera per contenziosi con Bruxelles, però sconta ancora vecchie infrazioni decennali che valgono sanzioni salate.

Quanto spende l’Italia per le sanzioni UE? Tutta colpa delle procedure d’infrazione

Il conto è salato, ancora da pagare e su questioni che in alcuni casi si trascinano da oltre vent’anni, soprattutto in fatto di ambiente. C’è sempre qualche novità quando si parla di procedure d’infrazione, lo strumento con cui la Commissione europea interviene per garantire la corretta applicazione del diritto dell’Unione da parte dei Paesi membri.

Tra archiviazioni e aperture di nuovi casi, il totale delle procedure attive contro l’Italia è soggetto a continue variazioni: perlopiù positive negli ultimi tempi, dato che gli accertamenti attualmente in corso risultano in calo rispetto a qualche anno fa. Il nostro Paese resta comunque tra i membri Ue con più procedure d’infrazione pendenti, anche se c’è chi fa peggio. La consolazione è magra se si pensa all’impatto sui conti: dal 2012 a oggi l’Italia ha pagato oltre un miliardo in sanzioni.

Cosa dicono i dati

A ottobre 2025 risultano 67 procedure d’infrazione in corso nei confronti dell’Italia, di cui 54 per violazione del diritto dell’Unione e 13 per mancato recepimento di direttive. La materia più contestata è l’ambiente, con 22 procedure attualmente aperte, seguita da affari economici e finanziari (8 casi) e trasporti e lavoro e politiche sociali (6). Il totale delle 67 procedure in corso attualmente deriva da un recente aggiornamento, dopo la decisione della Commissione di archiviare quattro procedure (su scambio di quote di CO2, mandato di arresto europeo, interessi collettivi dei consumatori e trasporti su strada) e aprirne una nuova (sulla disciplina nazionale che regola il servizio prestato dai magistrati onorari).

Per avere un’idea, basti pensare che cinque anni fa le procedure aperte contro l’Italia erano 85, complici anche le ben undici archiviazioni decise nell’ottobre 2020, che avevano abbassato il totale. Come noto, in passato l’Italia spesso non ha brillato per l’applicazione delle norme europee e storicamente è stata considerata una “maglia nera”. Nonostante il netto miglioramento del quadro, soprattutto a partire dal 2019, l’Italia risulta comunque tra i Paesi con più contenziosi aperti, dato che le procedure attualmente in corso sono ben al di sopra della media Ue, pari a circa 55.

Con 94 casi, è la Spagna il primo Paese per numero di procedure d’infrazione in corso; segue la Polonia a quota 91, la Bulgaria a 85, il Portogallo a 79, il Belgio a 78 e la Grecia a 74, mentre a carico di Francia e Germania ci sono attualmente 60 procedure per ciascun Paese.

Primi dieci Paesi per procedure d’infrazione in corso

  1. Spagna: 94
  2. Polonia: 91
  3. Bulgaria: 85
  4. Portogallo: 79
  5. Belgio: 78
  6. Grecia: 74
  7. Ungheria: 72
  8. Italia: 67
  9. Slovacchia: 63
  10. Germania: 60
  11. Francia: 60

Cosa sono le procedure d’infrazione

La sanzione per una procedura d’infrazione è un esito che può arrivare al termine di un iter piuttosto articolato. Solo in caso di una prima condanna del Paese membro da parte della Corte di giustizia e nuovo ricorso della Commissione, dopo la seconda condanna (e il perdurare del mancato adempimento) possono scattare le sanzioni pecuniarie. Le penalità prevedono una somma forfettaria più una penalità giornaliera, calcolate in base alla gravità, alla durata dell’infrazione e alla necessità di evitare recidive in futuro. La penalità di mora giornaliera minima per l’Italia è 8.505,11 euro, mentre la somma forfettaria è pari ad almeno 7.038.000 euro.

Come segnalato dalla Corte dei conti, al momento le procedure pendenti soggette al pagamento di sanzioni, da dover pagare fino alla cessazione delle violazioni, sono sei. Dal 2012 al 2025 sono stati pagati come sanzioni un miliardo e 92 milioni di euro, di cui il 70% solo per le infrazioni in materia ambientale.