Quanto spende l’Italia per le sanzioni UE? Tutta colpa delle procedure d’infrazione

Alberto De Pasquale

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L’Italia non è più maglia nera per contenziosi con Bruxelles, però sconta ancora vecchie infrazioni decennali che valgono sanzioni salate.

Quanto spende l'Italia per le sanzioni UE? Tutta colpa delle procedure d'infrazione

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Il conto è salato, ancora da pagare e su questioni che in alcuni casi si trascinano da oltre vent’anni, soprattutto in fatto di ambiente. C’è sempre qualche novità quando si parla di procedure d’infrazione, lo strumento con cui la Commissione europea interviene per garantire la corretta applicazione del diritto dell’Unione da parte dei Paesi membri.

Tra archiviazioni e aperture di nuovi casi, il totale delle procedure attive contro l’Italia è soggetto a continue variazioni: perlopiù positive negli ultimi tempi, dato che gli accertamenti attualmente in corso risultano in calo rispetto a qualche anno fa. Il nostro Paese resta comunque tra i membri Ue con più procedure d’infrazione pendenti, anche se c’è chi fa peggio. La consolazione è magra se si pensa all’impatto sui conti: dal 2012 a oggi l’Italia ha pagato oltre un miliardo in sanzioni.

Cosa dicono i dati

A ottobre 2025 risultano 67 procedure d’infrazione in corso nei confronti dell’Italia, di cui 54 per violazione del diritto dell’Unione e 13 per mancato recepimento di direttive. La materia più contestata è l’ambiente, con 22 procedure attualmente aperte, seguita da affari economici e finanziari (8 casi) e trasporti e lavoro e politiche sociali (6). Il totale delle 67 procedure in corso attualmente deriva da un recente aggiornamento, dopo la decisione della Commissione di archiviare quattro procedure (su scambio di quote di CO2, mandato di arresto europeo, interessi collettivi dei consumatori e trasporti su strada) e aprirne una nuova (sulla disciplina nazionale che regola il servizio prestato dai magistrati onorari).

Per avere un’idea, basti pensare che cinque anni fa le procedure aperte contro l’Italia erano 85, complici anche le ben undici archiviazioni decise nell’ottobre 2020, che avevano abbassato il totale. Come noto, in passato l’Italia spesso non ha brillato per l’applicazione delle norme europee e storicamente è stata considerata una “maglia nera”. Nonostante il netto miglioramento del quadro, soprattutto a partire dal 2019, l’Italia risulta comunque tra i Paesi con più contenziosi aperti, dato che le procedure attualmente in corso sono ben al di sopra della media Ue, pari a circa 55.

Con 94 casi, è la Spagna il primo Paese per numero di procedure d’infrazione in corso; segue la Polonia a quota 91, la Bulgaria a 85, il Portogallo a 79, il Belgio a 78 e la Grecia a 74, mentre a carico di Francia e Germania ci sono attualmente 60 procedure per ciascun Paese.

Primi dieci Paesi per procedure d’infrazione in corso

  1. Spagna: 94
  2. Polonia: 91
  3. Bulgaria: 85
  4. Portogallo: 79
  5. Belgio: 78
  6. Grecia: 74
  7. Ungheria: 72
  8. Italia: 67
  9. Slovacchia: 63
  10. Germania: 60
  11. Francia: 60

Cosa sono le procedure d’infrazione

La sanzione per una procedura d’infrazione è un esito che può arrivare al termine di un iter piuttosto articolato. Solo in caso di una prima condanna del Paese membro da parte della Corte di giustizia e nuovo ricorso della Commissione, dopo la seconda condanna (e il perdurare del mancato adempimento) possono scattare le sanzioni pecuniarie. Le penalità prevedono una somma forfettaria più una penalità giornaliera, calcolate in base alla gravità, alla durata dell’infrazione e alla necessità di evitare recidive in futuro. La penalità di mora giornaliera minima per l’Italia è 8.505,11 euro, mentre la somma forfettaria è pari ad almeno 7.038.000 euro.

Come segnalato dalla Corte dei conti, al momento le procedure pendenti soggette al pagamento di sanzioni, da dover pagare fino alla cessazione delle violazioni, sono sei. Dal 2012 al 2025 sono stati pagati come sanzioni un miliardo e 92 milioni di euro, di cui il 70% solo per le infrazioni in materia ambientale.

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* La Commissione Europea avvia regolarmente procedure contro l’Italia per il mancato o incompleto recepimento di direttive europee.
- Nel marzo 2025, una procedura d’infrazione
- per non aver recepito la direttiva di riforma del mercato elettrico.
- l’ambiente, i trasporti e l’attuazione direttive.
- procedure in materia ambientale.
il Dipartimento per gli Affari Europei fornisce aggiornamenti trimestrali sulle procedure in corso, indicando l’apertura o l’archiviazione di nuovi casi.
* Le informazioni sulle procedure d’infrazione pendenti sono disponibili sui seguenti siti istituzionali:
- Dipartimento per gli Affari Europei: Offre un resoconto aggiornato.
- Commissione Europea: Mette a disposizione del pubblico un database interattivo sui casi di infrazione, settore e stato di avanzamento.
- Camera dei Deputati: Pubblica dossier informativi con dati aggiornati sul numero e sullo stato delle procedure a carico dell’Italia.
* Le procedure nel 2025, relative al metano, alla trasmissione dei dati doganali, alla tassazione discriminatoria dei redditi e all’IMU/TARI per i pensionati non residenti, il non corretto recepimento della direttiva UE sulle armi e sulla presunzione di innocenza nei procedimenti penali.
* (luglio 2025)
- Metano: Procedure relative al regolamento.
- Procedura riguardante la trasmissione dei dati doganali.
- Procedura per tassazione discriminatoria dei redditi.
- IMU e Tari: Procedura per l’IMU e la TARI dei pensionati non residenti.
* (giugno 2025)
- non corretto recepimento della direttiva UE 2021/555 sul controllo delle armi.
- non corretto recepimento direttiva UE 2016/343 sulla presunzione di innocenza.
* Procedure di infrazione più datate
- Procedure relative al superamento dei limiti di PM10.

- Aggiornamenti sulle procedure per l’Italia:
dal 2012 a oggi l’Italia ha pagato oltre un miliardo in sanzioni.
A maggio 2024, l’Italia aveva 1.531 procedure d’infrazione in totale a livello europeo, di cui 611 legate alla mancata comunicazione di adeguate misure.
- Secondo gli aggiornamenti della Commissione Europea (in data 3 ottobre 2024), sono aperte 69 procedure, di cui 50 per violazione e 19 per mancato recepimento di direttive.
* Le procedure d’infrazione pendenti possono evolvere in modi diversi, ad esempio, possono essere archiviate se la Commissione ritiene che lo Stato membro abbia risolto la violazione, o possono essere intensificate se lo Stato continua a non adeguarsi.
* Attualmente, le principali procedure d’infrazione pendenti nei confronti dell’Italia riguardano il deficit eccessivo e il mancato recepimento di direttive europee in diverse materie.
È possibile ottenere un elenco aggiornato e dettagliato delle procedure sul sito del Dipartimento per gli Affari Europei e sui portali della Commissione Europea e della Camera dei Deputati.
* Nel giugno 2024, la Commissione Europea ha raccomandato l’apertura di una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia e di altri sette Paesi, a causa del superamento del limite del 3% del PIL nel 2023.
- Cause: L’alto deficit italiano, che nel 2023 ha raggiunto il 7,4% del PIL, è stato in parte attribuito agli oneri dei bonus edilizi.
- Obblighi: In base alle nuove regole del Patto di Stabilità e Crescita, l’Italia dovrà presentare un piano di risanamento che preveda una riduzione del deficit.

Le procedure d’infrazione pendenti sono procedimenti avviati dalla Commissione Europea contro uno Stato membro per presunta violazione del diritto dell’Unione Europea, che si trovano in una fase di sviluppo.
Queste procedure si dividono in una fase precontenziosa (con lettera di messa in mora e parere motivato) e una fase contenziosa, che può culminare in un ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE.
Caratteristiche principali
- Scopo: Assicurare il rispetto del diritto dell’Unione Europea da parte degli Stati membri.
- Inizio: La Commissione Europea può avviare una procedura in base a denunce, interrogazioni parlamentari o di propria iniziativa, quando rileva una violazione.
- Fase precontenziosa: Avviene con l’invio di una lettera di messa in mora, a cui lo Stato risponde. Successivamente, la Commissione può emettere un parere motivato.
- Fase contenziosa: Se lo Stato non si conforma, la Commissione può adire la Corte di Giustizia dell’UE.
- Se la Corte riconosce l’inadempimento, lo Stato deve adottare i provvedimenti necessari per conformarsi al diritto UE.

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