Negli ultimi anni il mercato del ricondizionato (refurbished) è passato da segmento di nicchia a fenomeno globale, attraendo consumatori, produttori e investitori.
Grazie a processi di revisione e certificazione sempre più sofisticati, prodotti come smartphone, laptop e tablet mantengono prestazioni e design quasi identici ai nuovi, a prezzi significativamente più bassi. Il mercato europeo ha superato i 12 miliardi di euro nel 2024, con una crescita annua superiore al 15%.
In Italia, il valore si è attestato intorno a 1,2 miliardi di euro. Anche per il 2025 il trend manterrà le stesse percentuali di crescita grazie ad una serie di fattori chiave convergenti. Ci riferiamo ad un ottimo rapporto qualità-prezzo che questi prodotti sono in grado di offrire ai consumatori, alle normative ed incentivi a favore del riciclo che continueranno ad essere emanate dagli Stati europei, al miglioramento della qualità di tali prodotti grazie a processi di ricondizionamento sempre più sofisticati e certificati, dalla digitalizzazione dei canali di vendita e da una maggiore consapevolezza ambientale.
I prodotti di punta di questa crescita
I prodotti che dominano questo segmento sono innanzitutto gli smartphone, che rappresentano la quota più significativa del mercato nazionale ed internazionale. La rapida obsolescenza dei modelli - indotta anche dall’immissione sui mercati, con brevi intervalli temporali, di dispositivi aggiornati - lo rendono particolarmente appetibile. Negli ultimi anni circa 4 milioni di smartphone ricondizionati sono stati venduti in Italia, pari a circa il 20% del totale delle vendite nel segmento mobile, indicando una domanda robusta e in crescita rispetto ai modelli nuovi.
Accanto agli smartphone, laptop e computer portatili rappresentano il secondo segmento per interesse manifestato ed è in forte aumento, trainato dalle esigenze di lavoro da remoto e didattica digitale che rendono il prezzo un fattore sempre più determinante nelle scelte di acquisto.
Anche i wearable (prodotti tecnologici da indossare) sono in crescita grazie all’aumento dell’uso in ambito fitness, salute e smart working. L’incremento della gamma delle loro funzionalità attira un pubblico sempre più ampio. Sono prodotti sempre più integrati nella vita quotidiana ed offrono un accesso privilegiato a informazioni e servizi, trasformando radicalmente le attività più svariate, dal semplice pagamento contactless fino ad arrivare al monitoraggio dei parametri vitali. Il ricondizionamento inoltre è più semplice e comporta meno rischi.
Elettrodomestici e gaming rappresentano infine le categorie emergenti, mostrando gli incrementi di crescita più significativi. Far fronte alle necessità della gestione domestica quotidiana mediante strumenti a prezzi contenuti, rende aspirapolveri, friggitrici ad aria e robot da cucina particolarmente appetibili. Le console da gioco testimoniano, infine, come il ricondizionato stia interessando anche un pubblico più giovane.
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Qualità e fiducia oltre al prezzo come driver principali
La spinta principale arriva dai costi. L’inflazione e l’aumento del prezzo dei componenti rendono il ricondizionato un’alternativa conveniente: un iPhone rigenerato può costare fino al 40% in meno rispetto ad uno nuovo. Questo aumenta il potere d’acquisto dei consumatori e crea un nuovo canale strategico per le aziende, anche attraverso programmi di trade-in, leasing tecnologico e garanzie estese. Player come Apple, Samsung e Xiaomi hanno investito in piattaforme di ricondizionato per catturare questo segmento, trasformando quello che un tempo era un mercato secondario in un canale complementare ad alto margine.
Ma la qualità percepita resta uno dei nodi centrali. Una parte rilevante dei consumatori associa ancora il refurbished ad un rischio più elevato di malfunzionamenti, batteria degradata o ciclo di vita ridotto, soprattutto per dispositivi ad alta intensità d’uso come smartphone e laptop. Questo freno psicologico è particolarmente evidente nei segmenti premium, dove le aspettative di performance sono elevate e l’esperienza d’uso deve essere indistinguibile dal nuovo.
Per rispondere a queste criticità, i principali operatori del settore hanno introdotto standard di ricondizionamento sempre più rigorosi, basati su processi industrializzati e verificabili. Nel caso degli smartphone, ad esempio, i dispositivi vengono sottoposti a test funzionali multipli (fino a 30–50 controlli) che includono batteria, display, fotocamere, connettività e sensori, con sostituzione obbligatoria dei componenti critici al di sotto di determinate soglie di performance. Analogamente, per laptop e computer portatili, i processi certificati prevedono la rigenerazione di SSD e RAM (hard disk e memoria), stress test hardware e software, oltre alla reinstallazione del sistema operativo in ambiente sicuro. A supporto di questi standard, molti operatori offrono garanzie commerciali di 12 o 24 mesi, spesso equivalenti — e in alcuni casi superiori — a quelle dei prodotti nuovi, accompagnate da politiche di reso estese.
Tuttavia, il settore è esposto a rischi strutturali legati alla concorrenza globale e alla contraffazione. In particolare, la presenza di operatori non certificati che immettono sul mercato dispositivi semplicemente “ripuliti” o ricondizionati in modo superficiale può compromettere la fiducia dei consumatori. Esempi ricorrenti includono batterie non originali di bassa qualità, componenti compatibili ma non certificati o l’assenza di tracciabilità sull’origine del dispositivo. Queste pratiche non solo generano tassi di reso più elevati, ma esercitano anche una pressione al ribasso sui prezzi, con un impatto diretto sui margini degli operatori strutturati.
In questo contesto, per gli acquirenti (oltre che per potenziali investitori) la priorità diventa l’individuazione di operatori in grado di distinguersi lungo l’intera catena del valore. I player più solidi sono quelli che possono dimostrare una supply chain tracciabile (ad esempio tramite numeri di serie, audit sui fornitori e controllo delle filiere di rientro), processi certificati e partnership stabili con retailer o brand tecnologici. La capacità di comunicare in modo trasparente questi elementi al consumatore finale rappresenta inoltre un vantaggio competitivo chiave, trasformando la qualità certificata da semplice requisito operativo a leva di differenziazione e creazione di valore nel lungo periodo.
Opportunità di investimento
Il mercato del ricondizionato offre opportunità sia dirette che indirette per investitori e operatori: non si tratta soltanto di un segmento di consumo, ma di un ecosistema in crescita caratterizzato da operatori sempre più in possesso di tecnologie proprietarie e processi certificati. Un esempio emblematico è Refurbed, fondata nel 2017 e con sede a Vienna. E’ specializzata nella vendita di dispositivi elettronici rigenerati: nel 2025 ha raccolto un round di finanziamento da 50 milioni di euro per sostenere l’espansione e l’ampliamento delle categorie di prodotto, segnando una crescita del 40% anno su anno e raggiungendo l’obiettivo previsto di quasi 1 miliardo di euro di GMV (Gross Merchandise Value) grazie anche a partnership con brand come Dyson, AEG e Kärcher. Inoltre, Refurbed ha già superato i 2 miliardi di euro di vendite complessive nei 12 mercati in cui opera, con una presenza consolidata anche in Italia dove ha venduto oltre mezzo milione di prodotti.
Per gli investitori istituzionali e di private equity, società come Refurbed rappresentano target interessanti non solo per la loro quota di mercato, ma per la loro capacità di generare metriche finanziarie solide (EBITDA positivo e cash flow positivo in alcuni mercati) e di scalare altri mercati internazionali. A fianco di marketplace generalisti, esistono operatori focalizzati su specifiche tecnologie o segmenti, come Back Market (marketplace europeo con forte presenza in Italia) o piattaforme specializzate nel ricondizionamento di smartphone (“Apple Certified Refurbished”, “Samsung Certified Pre-Owned”) e laptop che offrono garanzie estese e certificazioni di qualità.
Altre strategie indirette derivano dai riflessi che la diffusione del ricondizionato può avere sui mercati delle materie prime e sui modelli di domanda globale. L’allungamento del ciclo di vita dei dispositivi elettronici contribuisce infatti a una minore estrazione di rame, litio e terre rare, materie prime critiche nei processi produttivi dei nuovi dispositivi, modificando le dinamiche di offerta e potenzialmente influenzando i prezzi su mercati come quelli delle batterie e dei semiconduttori. Anche politiche pubbliche e normative sulla sostenibilità e sul “diritto alla riparazione” stanno spingendo verso modelli di economia circolare che valorizzano i materiali esistenti anziché nuove estrazioni, generando ulteriori spinte evolutive nel mercato.
Per fondi tecnologici e investitori strategici, la lezione è chiara: non basta guardare ai produttori di nuovi dispositivi, ma è fondamentale considerare il mercato secondario e la concorrenza tra brand, marketplace certificati e operatori indipendenti con modelli di ricondizionamento sostenibili e tracciabili. In questo senso, valutare aziende dotate di supply chain trasparente, grading standardizzato, garanzie solide e tecnologie di test proprietarie può ridurre i rischi legati alla variabilità di qualità e aumentare il potenziale di ritorni sull’investimento in un settore in rapida espansione.