Il credito privato sta mostrando segnali sempre più evidenti di tensione, nonostante i toni ottimistici di alcuni dei più grandi gestori di fondi che cercano di archiviare un anno di turbolenze.
I recenti rapporti trimestrali dei fondi gestiti dai principali operatori del settore indichino un deterioramento della qualità dei prestiti e dei rendimenti per gli investitori. I tassi di default stanno raggiungendo massimi recenti, con il tasso trailing a dodici mesi monitorato da Fitch Ratings salito al 6 percento alla fine del secondo trimestre del 2026, in aumento rispetto al precedente picco del 5,7 percento, mentre le revisioni interne sullo stato di salute dei finanziamenti suggeriscono tempi più difficili all’orizzonte.
Una solidità solo apparente?
Questo quadro emerge in un contesto in cui l’industria del private credit, cresciuta rapidamente fino a rappresentare un mercato di dimensioni comprese tra 1,8 e 3 trilioni di dollari, ha dovuto affrontare pressioni legate all’esposizione verso settori vulnerabili, in particolare quello del software che assorbe circa il 20 percento dei prestiti e colpito dall’impatto dell’intelligenza artificiale, e a un aumento delle richieste di riscatto da parte degli investitori. Nel primo trimestre del 2026 gli investitori avevano chiesto di ritirare più di 20 miliardi di dollari da alcuni fondi, ottenendone però solo circa la metà.
Nonostante i gestori insistano sulla solidità complessiva dei portafogli e sulla capacità di gestire le criticità, i dati sui rapporti trimestrali evidenziano un peggioramento progressivo. Le valutazioni interne dei prestiti mostrano un incremento dei casi di difficoltà, con un numero crescente di mutuatari che faticano a rispettare gli obblighi di pagamento, portando a ristrutturazioni o a forme di interesse capitalizzato piuttosto che in contanti.
I rendimenti per gli investitori, che in passato avevano raggiunto livelli elevati grazie a tassi di interesse sostenuti e a una domanda di credito non bancario, stanno scendendo, riflettendo sia l’aumento dei default sia la necessità di svalutare parte degli asset. Le revisioni interne sulla salute dei prestiti, spesso basate su indicatori come i tassi di non accrual e le misure di copertura degli interessi, puntano a un deterioramento che potrebbe prolungarsi, specialmente se le condizioni macroeconomiche non miglioreranno rapidamente.
leggi anche
Le 5 banche italiane più esposte al credito privato. Ma il vero rischio non si vede nei bilanci
La qualità dei crediti si sta indebolendo
Il contrasto tra la narrazione ufficiale dei gestori e i numeri dei rapporti trimestrali è particolarmente marcato. Mentre alcuni dei maggiori operatori cercano di rassicurare il mercato affermando di aver superato la fase più critica del 2026, i dati raccolti mostrano che la qualità media dei crediti continua a indebolirsi.
Questo fenomeno si inserisce in una dinamica più ampia in cui il private credit, dopo anni di espansione favorita dal ritiro delle banche tradizionali dal finanziamento alle imprese di media dimensione, si trova a fare i conti con le conseguenze di standard di underwriting talvolta più flessibili e con una concentrazione settoriale che amplifica i rischi. I rendimenti totali a dodici mesi di fondi come quelli di Ares, Golub, Blue Owl, KKR e Blackstone hanno mostrato una progressiva compressione rispetto ai picchi degli anni precedenti.
Le conseguenze di questa situazione si estendono oltre i fondi stessi. Gli investitori, in particolare quelli retail che avevano accesso a veicoli semiliquidi, hanno già manifestato nervosismo attraverso richieste di prelievo elevate, costringendo alcuni gestori a limitare i riscatti. Parallelamente, le banche che forniscono linee di credito ai fondi di private credit monitorano con attenzione le esposizioni, temendo un effetto a catena.
Il settore, pur non affrontando necessariamente una crisi sistemica imminente, sta entrando in una fase di maggiore selettività e di potenziali perdite più elevate rispetto agli anni precedenti.