Investire in Poste? Report avverte: promotori senza laurea, prodotti non sicuri

I prodotti finanziari proposti da Poste Italiane sono sicuri? Investire tramite Poste è davvero la scelta migliore? I promotori finanziari non hanno nemmeno una formazione specifica...

I risparmiatori di Poste Italiane possono sentirsi realmente al sicuro? La fiducia di cui gode Poste tra i pubblico italiano ha davvero delle basi solide?
Il servizio di Report del 17 ottobre 2016 mostra come l’investimento in prodotti finanziari tramite Poste Italiane non sia necessariamente più sicuro che rivolgersi ad una banche, nonostante la forte crisi del comparto.

E i promotori finanziari ai cui è affidato il delicato compito di promuovere dei prodotti di investimento più adatti a seconda del profilo del risparmiatore, non hanno alcuna formazione specifica.

In banca, infatti, almeno i promotori di servizi finanziari - le persone che consigliano e vendono al pubblico prodotti finanziari per investire - sono laureati. In poste, invece, la maggior parte dei consulenti che consigliano investimenti ai piccoli risparmiatori non hanno nemmeno una laura ed hanno iniziato la propria carriera in Poste Italiane facendo gli sportellisti, pagando le bollette.

A questo punto è lecito domandarsi se il risparmiatore può sentirsi realmente al sicuro nell’investire in Poste Italiane, la base del servizio di Report andato in onda lunedì 17 ottobre 2016.

Poste Italiane: investimenti dei risparmiatori al sicuro? Il servizio di Report

La percezione che Poste sia più sicura di una banca grazie al controllo pubblico ha alimentato nei decenni un forte senso di fiducia da parte dei risparmiatori nella grande azienda di Poste Italiane.
Il servizio di Report mette subito in evidenza come, in un tempo come il nostro dove tutto gira e si basa sulla rete internet, Poste Italiane sia rimasta estremamente indietro.
Poste non è collegata al circuito bancario nazionale, quindi per fare un vaglia postale, ad esempio, è possibile utilizzare solo il Bancomat legato a Poste. Comodo, no?

Gran parte dei fatturato di Poste Italiane, comunque, arriva dalla vendita di quote a fondi comuni di investimento, prodotti obbligazionari e azionari,
assicurazioni e altri strumenti finanziari al pubblico, ovvero l’italiano medio.

Comprare prodotti finanziari alle Poste? L’avviso di Report

Poste, come mission aziendale, riferisce di puntare sulla semplicità e sulla trasparenza.
Tuttavia, la promozione e la vendita di prodotti finanziari e assicurativi, un’attività molto importante che deve essere fatta da consulenti e promotori formati e di fiducia, per la maggior parte avviene tramite dipendenti di Poste neanche lontanamente formati al tema della Finanza.

Un funzionario di Bancoposta intervistato da Emanuele Bellano, giornalista autore del servizio di Report «Occhio al Portafoglio» andato in onda il 17 ottobre 2016, ammette in imbarazzo:

Io ho il diploma magistrale, io. Noi non sapevamo fare niente, ecco. Era un
mercato nuovo come se uno da vendere la mortadella va a vendere di punto in bianco altre cose.

Il paragone con il venditore di mortadelle è abbastanza utile a capire la situazione.

Ma non è un fenomeno isolato. I promotori finanziari di Poste Italiane, le persone che guardano negli occhi i risparmiatori desiderosi di effettuare dei piccoli investimenti sicuri che garantiscano dei rendimenti anche modesti, non hanno un background adeguato.
Tra questi gli iscritti al all’albo dei promotori finanziari sono davvero pochi, un numero allarmante.

Poste: promotori finanziari senza formazione

Tra i 7.000 dipendenti che in Poste lavorano con il compito di promotore finanziari, solo 800 sono i laureati in possesso di Laurea in Economia. Tra questi, gli iscritti ufficialmente all’albo dei promotori finanziari sono molti di meno, 308 secondo Report.
Il paragone con le banche scatta subito: in Unicredit i promotori finanziari sono 4.600, 6.400 per il gruppo Intesa Sanpaolo.

I prodotti finanziari venduti da Poste

Passiamo ad analizzare che tipo di prodotti finanziari vengono venduti dai promotori di Poste, con la dovuta formazione o meno.
Un impiegato interpellato da Report spiega come la linea guida data dalla casa madre sia quella di proporre «prodotti tranquilli».

Quanto «tranquilli» sembrerebbe solo un dettaglio.
Report racconta del prodotto basato su fondi immobiliari tanto spinto in passato da Poste Italiane. È naturale, l’anziano pensionato sente parlare di «investimento sul mattone» e subito si sente sicuro.

L’esempio riportato dal servizio di Report è il seguente: nel 2005 Poste promuove la vendita di quote nel fondo Obelisco. La raccolta è di 170 milioni di euro, investiti nell’acquisto di immobili a Roma, Milano e Bari. Nel progetto di investimento, il risparmiatore di Poste sicuro di investire sul mattone avrebbe dovuto guadagnare sugli affitti degli immobili. Ma molti di questi sono attualmente vuoti, in zone degradate della città.

In totale gli 11 immobili del Fondo Obelisco risultano non affittati per il 60%, il che ha ripercussioni evidenti sul rendimento dell’investimento.
Se una quota del fondo nel 2005 veniva venduta ai risparmiatori di Poste a 2.500 euro, ad oggi la stessa vale poco più di 500 euro.

Riportiamo, per completezza di informazione, il comunicato stampa inviato da Poste a Report a commento dei contenuti divulgati dal programma della Gabanelli:

“In coerenza con il suo ruolo sociale e di mercato, Poste, da sempre punto di riferimento per il risparmio di cittadini e famiglie, gestisce, e continuerà a gestire, ogni elemento della sua offerta con la massima attenzione e trasparenza. Cordiali saluti. Ufficio stampa Poste Italiane”.

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