Il governo sta davvero per cadere?

Il governo Conte II è nato tra le polemiche e, a distanza di mesi, i partiti di maggioranza faticano ad andare d’accordo. Ma davvero l’esecutivo sta per cadere? E se sì, quali sono i possibili scenari?

Il governo sta davvero per cadere?

La nascita del governo Conte II, sostenuto dal Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e uguali, è stata abbastanza travagliata.

Nonostante la fase di rodaggio sia terminata e i tradizionali «primi 100 giorni» dell’esecutivo siano stati da poco festeggiati, i partiti di maggioranza non paiono affatto così coesi e, anzi, sono numerosi i terreni di scontro e i litigi che attanagliano il governo e che potrebbero portare alla caduta di questo «esecutivo di responsabilità nazionale», nato proprio per evitare il voto anticipato.

Da qualche settimana, infatti, anche complici le accese polemiche che si sono scatenate durante l’iter di approvazione della legge di bilancio, si fanno sempre più insistenti le voci di Palazzo che raccontano di una probabile e quasi imminente caduta dell’esecutivo Conte II. I

l rapporto tra Movimento 5 Stelle e Italia Viva, si sa, non è mai stato così idilliaco, nonostante sia stato proprio Matteo Renzi a voler dare vita al Conte bis per evitare lo slittamento della legge di bilancio e l’eventuale esercizio provvisorio che la dilatazione delle tempistiche avrebbe provocato.

I terreni di scontro tra i due partiti sono molteplici e non sembra esserci spazio per compromessi di sorta. 

Lo scontro sulla prescrizione

Tra i primissimi nodi che la maggioranza si troverà a dover dipanare c’è sicuramente la riforma della prescrizione targata Alfonso Bonafede, approvata durante l’esecutivo Conte I con i voti di M5S e Lega e che entrerà in vigore nel 2020. Il Movimento 5 Stelle difende strenuamente la legge e non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, dall’altra parte, però, vede Italia Viva ostinatamente contraria alla riforma e questa contrarietà potrebbe causare con pochi problemi alla tenuta dell’esecutivo Conte bis.

Anche il Partito Democratico non vede di buon occhio la legge Bonafede - che, ricordiamo, prevede l’interruzione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado - ma sta cercando di mediare e di trovare un compromesso che possa mettere d’accordo le parti e ha messo sul piatto una legge di mediazione che prevede, in sintesi, uno stop alla prescrizione per massimo due anni dopo la sentenza di primo grado e una nuova sospensione, per un solo anno, in caso di Cassazione.

La revoca della concessione ad Autostrade

Altro terreno di scontro che a breve potrebbe riaprirsi è quello della revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Da circa un anno e mezzo, ovvero dalla tragedia del Ponte Morandi dello scorso 14 agosto 2018, il Movimento 5 Stelle ha più volte annunciato l’intenzione di voler revocare la concessione ad Aspi, considerata inaffidabile in quanto troppo poco attenta alla manutenzione delle infrastrutture, e ha provveduto a inserire nel Decreto Milleproroghe un articolo che faciliterebbe la revoca per inadempienza e il temporaneo affidamento della gestione della rete ad Anas.

Anche in questo caso, Italia Viva ha più volte dichiarato di non essere intenzionata ad approvare la volontà dei pentastellati e si preannunciano pesanti scontri in Consiglio dei Ministri e in Parlamento a gennaio.

Le elezioni in Emilia-Romagna

A far vacillare il governo Conte bis potrebbero anche essere le elezioni regionali in Emilia-Romagna previste per fine gennaio. Il Partito Democratico scenderà in campo con il presidente uscente Bonaccini, sostenuto anche da Italia Viva, mentre il Movimento 5 Stelle presenterà il proprio candidato alla presidenza, Stefano Benini. Non si ripeterà, dunque, l’esperimento umbro che ha visto Pd e M5S allearsi a livello locale e perdere rovinosamente contro la candidata presentata dalla Lega di Matteo Salvini.

Esattamente con nel caso dell’Umbria, l’Emilia-Romagna è una storica «Regione rossa» che, stando al testa a testa previsto da alcuni sondaggisti, rischia di finire nelle mani della candidata leghista Lucia Borgonzoni. Qualora dovesse accadere e il Partito Democratico dovesse perdere l’ennesima roccaforte rossa, la débacle si rifletterebbe sicuramente sulla reputazione del Conte bis e potrebbe portare il Partito Democratico a porsi delle domande sull’opportunità di proseguire l’alleanza con i pentastellati.

Le sorti del governo nelle mani di Matteo Renzi

A prescindere dagli scenari illustrati, nel Movimento 5 Stelle sono in molti a essere convinti del fatto che, più che il Pd, sarà Italia Viva di Matteo Renzi a decretare la fine del Conte bis quando l’ex presidente del Consiglio sarà pronto a sostenere una competizione elettorale nazionale. Il sospetto serpreggia da mesi, sin dalla scissione a sorpresa dal Partito Democratico. Matteo Renzi, infatti, tramite Italia Viva controlla una nutrita pattuglia di senatori e al momento opportuno potrebbe far cadere il governo Conte senza troppi sforzi, cogliendo al balzo una delle molteplici occasioni che polemiche e scontri con il Movimento 5 Stelle offrono.

Dirimente sarà la riforma della legge elettorale, attualmente in alto mare. Il Rosatellum sembra ormai pronto per essere messo in soffitta ma la partita della legge elettorale si giocherà soprattutto, per Italia Viva, sulla soglia di sbarramento con un occhio sempre vigile ai sondaggi. La Lega di Matteo Salvini, forte del consenso che la vede attualmente primo partito nei sondaggi e alleato di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni in forte ascesa, vorrebbe il voto anticipato il prima possibile ma può permettersi di aspettare senza premere troppo sull’acceleratore. 

L’ipotesi che va per la maggiore al momento non vede per il governo un orizzonte di sopravvivenza molto lungo e sono in molti a scommettere che le prossime elezioni politiche potrebbero avere luogo, ben prima della scadenza naturale del mandato, già nella primavera del 2020.

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