INAIL, boom di denunce per contagio COVID al Nord: ecco quante ne sono state richieste

L’INAIL ha pubblicato il quinto rapporto dall’inizio dell’epidemia in cui si legge che 8 denunce per contagio COVID su 10 sono state fatte al Nord. Ecco chi sono i lavoratori più colpiti.

INAIL, boom di denunce per contagio COVID al Nord: ecco quante ne sono state richieste

Boom di denunce per contagio COVID al Nord, L’INAIL ha fatto sapere che su 10 domande 8 sono concentrare a settentrione. Fino al 15 giugno stono state presentate 49mila denunce di infortunio da contagio da coronavirus, in totale sono pervenute quasi 2.000 richieste in più in soli 15 giorni. All’interno di queste cifre sono compresi anche 236 casi mortali denunciati.

Denunce per contagio COVID al Nord: le cifre

Nel quinto rapporto INAIL dall’inizio dell’epidemia si legge che la maggior parte delle denunce da contagio sono state effettuate nel nord del Paese. Nello specifico 8 su 10 si sono concentrate nelle Regioni settentrionali, le più colpite dall’epidemia: il 56,1% nel Nord-Ovest, di cui il 36,0% in Lombardia, il 24,2% nel Nord-Est.

Il resto dei casi è distribuito tra Centro (11,8%), Sud (5,7%) e Isole (2,2%). Per quanto riguarda le denunce relative ai contagi mortali 4 su 10 sono state registrate in Lombardia, circa il 43%, mentre nel Nord-Ovest la percentuale sale al 57% del totale.

Chi sono i lavoratori più contagiati

All’interno del rapporto si legge inoltre che quasi il 72% dei lavoratori contagiati sono donne, mentre il restante 28% sono uomini, ma il rapporto si inverte nella situazione dei casi mortali, è infatti risaputo che gli uomini sono più a rischio. Dall’analisi emerge inoltre che l’età media dei lavoratori che è stato contagiato sul posto di lavoro si aggira intorno ai 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni per i casi mortali. Circa il 70% dei decessi è concentrato nella fascia di età 50-64 anni.

La maggior parte dei lavoratori era impiegato nel settore della sanità e dell’assistenza sociale, ossia all’interno di ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili e si stima che siano circa il 72%, di cui circa l’83% sono infermieri. Seguono poi gli operatori socio-sanitari (21,3%), i medici (10,7%), gli operatori socio-assistenziali (8,5%) e il personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,8%). Subito dopo troviamo gli impiegati nei servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero, le attività turistiche e il commercio.

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