HERA Incubator, cosa prevede il nuovo piano della Commissione UE contro il COVID

Riccardo Lozzi

18 Febbraio 2021 - 14:00

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La Commissione Europea ha annunciato la nascita di HERA Incubator, il nuovo piano per combattere le varianti del Covid-19 e accelerare la distribuzione dei vaccini.

HERA Incubator, cosa prevede il nuovo piano della Commissione UE contro il COVID

La Commissione Europea ha annunciato la nascita di HERA Incubator, il nuovo piano da oltre 225 milioni di euro contro il Covid-19. Il progetto sarà sovvenzionato da programmi di finanziamento come Horizon 2020 e il nuovo Horizon Europe.

L’incubatore avrà l’obiettivo di mettere in campo diverse azioni per proteggere l’Europa dalla minaccia delle varianti del coronavirus, coinvolgendo ricercatori, aziende biotecnologiche, case farmaceutiche e autorità pubbliche di regolamentazione dell’UE.

La strategia, come dichiarato dalla Commissione, mira a riuscire a rilevare tempestivamente i diversi ceppi del virus, così da incentivare lo sviluppo di nuovi vaccini, aumentandone il processo di approvazione e garantendo un potenziamento della produzione e della distribuzione.

HERA, acronimo di Health Emergency Preparedness and Response Authority, sarà inoltre il modello anti-pandemia che verrà adottato anche in futuro dall’Unione Europea per eventuali emergenze sanitarie post-Covid-19.

HERA Incubator, il nuovo piano della Commissione UE anti-COVID

Il piano della Commissione prevede un finanziamento di 75 milioni di euro per gli Stati membri, i quali dovranno monitorare in maniera capillare la presenza delle nuove varianti, esaminando il sequenziamento genomico sul 5% dei test positivi al virus.

Il programma prevede di analizzare se tali mutazioni causino un aumento dell’indice di trasmissibilità e mortalità sulle persone coinvolte.

Altri 150 milioni di euro saranno impiegati nell’ambito della ricerca e dello scambio di dati sulle varianti. Al tempo stesso, verrà attivato una condivisione tra 16 Stati appartenenti al blocco comunitario più altri 5 nazioni extra-europee, con lo scopo di comprendere l’impatto dei vaccini anti-Covid anche sui bambini e la popolazione giovanile.

Monitorare le varianti e aumentare la produzione di vaccini

Per riuscire ad accelerare l’approvazione dei vaccini contro il coronavirus, invece, l’UE ha intenzione di utilizzare il modello già adottato per i farmaci antinfluenzali.

Si osserveranno quindi set minori di dati e in tempo reale, oltre a fornire alle case di produzione degli schemi più strutturati da rispettare, e più semplici da valutare. Un approccio che si sta seguendo, ad esempio, con il prodotto di Johnson & Johnson.

Per quanto riguarda la possibilità di aumentare le dosi a disposizione, in modo da immunizzare in tempi più brevi gli abitanti del continente, la Commissione si sta aprendo alla possibilità di avviare collaborazioni più strette con produttori extra UE, evitando il possibile effetto imbuto tra lo sviluppo molecolare e l’effettiva produzione.

In quest’ottica, l’Unione propone un meccanismo di licenza dedicato su base volontaria, così da poter aggirare le leggi sulla proprietà intellettuale, le quali rendono molto difficile per le aziende sanitarie condividere le proprie informazioni con altri soggetti e generare una maggiore quantità di farmaci.

La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’avvio di HERA consentirà all’Europa “di mettere in campo una risposta efficace, in grado di contrastare al meglio le varianti del virus e permettere l’accesso a vaccini sicuri e efficaci nel minor tempo possibile”.

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