Guerra Commerciale: Goldman Sachs, ecco cosa succede ora

L’incremento delle tariffe promesso tra Trump può essere evitato. Parola di Goldman Sachs. Il pre-requisito fondamentale è rappresentato dall’arrivo della delegazione cinese a Washington.

Guerra Commerciale: Goldman Sachs, ecco cosa succede ora

A cosa porterà la minaccia di incrementare dal 10 al 25% le tariffe su 200 miliardi di dollari di “made in China” lanciata via Twitter da Donald Trump? Se lo sono chiesto gli analisti di Goldman Sachs.

L’incremento, che potrebbe essere effettivo da venerdì, ha rappresentato il tipico fulmine a ciel sereno: al rush finale, i negoziati in questi giorni avrebbero dovuto suggellare la tregua commerciale tra le prime due economie mondiali.

Se in un primo momento da Pechino erano arrivati segnali di chiusura, si parlava della possibilità di annullare la visita del vice premier Liu He a Washington, nel corso della mattina è giunta la conferma che una delegazione si recherà nella capitale per partecipare al nuovo round negoziale sul commercio dell’8 maggio.

Guerra Commerciale: Goldman Sachs, è possibile evitare incremento tariffe

Le dichiarazioni di Trump, rilevano da Goldman Sachs, “potrebbero significare che le trattative hanno raggiunto un punto critico” e sarebbero funzionali a uno sblocco.

Per la banca newyorkese, le possibilità di successo si sono ridotte ma l’incremento delle tariffe potrà essere evitato nel caso in cui la delegazione cinese si recherà a Washington.

Il tweet di Trump “inaugura una nuova fase” ed evidenzia “che le probabilità di un accordo di breve termine sono leggermente inferiori rispetto a quanto stimato negli ultimi tempi”.

Guerra Commerciale: Goldman Sachs, incremento tariffe al 40%

Nonostante gran parte dell’accordo Washington-Pechino sia stato raggiunto, i ben informati riportano di divergenze in tema di tutela dei diritti di autore e nell’ambito del monitoraggio del rispetto dell’accordo.

Alla luce della situazione attuale, Goldman Sachs stima che l’ipotesi di un incremento delle tariffe nel corso del prossimo fine settimana sia al 40%.

“Nel breve termine, l’indicatore più importante sarà rappresentato dalla delezione di funzionari cinesi attesi a Washington l’8 maggio. Se il viaggio ci sarà, vorrà dire che credono che un accordo sia ragionevolmente probabile”.

Nel caso in cui la visita venisse cancellata, “un accordo nelle prossime settimane sarebbe decisamente improbabile e in questo scenario l’incremento delle tariffe al 25% rappresenterebbe lo scenario più probabile”.

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