Draghi conferma i prestiti Ela alla Grecia e consente quindi virtualmente di arrivare al referendum senza un collasso dell’economia greca. Nel frattempo banche chiuse per 6 giorni.
Alla fine Mario Draghi non sbatte la porta in faccia alla Grecia come ha fatto l’Eurogruppo e la Bce conferma la disponibilità del fondo di emergenza Ela (pur non aumentandone il tetto massimo di 89 miliardi), riservato al sistema bancario privato greco e attualmente unico sostegno contro il crack dell’economia greca in generale in attesa dell’ormai confermato referendum del 5 luglio che deciderà se Atene resterà o no nell’Euro.
La situazione resta quindi estremamente delicata ma non totalmente compromessa in un senso o nell’altro: il governo di Tsipras per ora è inadempiente verso il FMI ma attende il referendum per decidere se dichiarare default e uscire dall’Euro oppure trovare un accordo con i creditori, certo potendo contare su ben poco potere di trattativa se la popolazione si esprimesse in tal senso.
D’altro canto i fondi Ela continuano a rendere possibile l’attività del sistema creditizio greco e i continui prelievi agli sportelli che in questo week end hanno preso la forma di un vero e proprio bank run.
D’altro canto Draghi ha anche affermato di essere pronto a cambiare idea in ogni momento con l’evolversi della situazione.
Sportelli chiusi per tutta la settimana
Nel frattempo il governo greco ha decretato la chiusura degli sportelli bancari per tutta la settimana, con i bancomat che torneranno operativi con un limite di prelievo di 60€ al giorno (stranieri esclusi).
Le ragioni della mossa di Draghi
Che la BCE confermasse la disponibilità del fondo Ela, facendo un po’ la parte del «poliziotto buono» in antitesi con l’atteggiamento dell’Eurogruppo era una mossa piuttosto scontata, del resto in ballo ci sono due interessi che stanno fortemente a cuore a Draghi e al board della BCE: i soldi messi a disposizione dai paesi UE per il Fondo Salva Stati (per l’Italia circa 50 miliardi) che rischiano di andare in fumo e soprattutto la possibilità che l’uscita dall’Euro della Grecia faccia da innesco per una serie di operazioni simili da parte di altri Paesi, Portogallo, Spagna e Italia in primis (e non è da escludersi la Francia) sulla scorta di una nuova spinta delle forze politiche anti-euro.
Il referendum che fa comodo a tutti
Ora che Tsipras ha messo la palla in mano al popolo greco si apre per l’Europa una finestra insperata, per quanto rischiosa: quella di una vittoria della posizione pro-euro e quindi di un definitivo commissariamento del governo greco. A quel punto Tsipras sarebbe costretto a rassegnare le dimissioni e, sulla scorta del referendum, non sarebbe possibile per la Grecia altro governo se non uno di emergenza in stile Monti a conduzione EU.
In ogni caso tra una settimana sapremo come sarà andata a finire: per ora attendiamoci grande volatilità sui mercati azionari e dei titoli pubblici dell’Eurozona e possibili impennate degli spread sovrani. Soprattutto attendiamoci un clima di grande tensione e pressione verso i cittadini greci: mai come ora hanno in mano il loro destino, d’altro canto certo non saranno in condizione di fare la loro scelta serenamente.
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