Gentiloni premier e Draghi ministro del Tesoro: l’ultima idea di Italia Viva?

Alessandro Cipolla

28 Gennaio 2021 - 10:17

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Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi, Mario Draghi super ministro del Tesoro e Giuseppe Conte commissario europeo: questa sarebbe la exit strategy di Italia Viva a questa crisi di governo stando a un’indiscrezione di La Repubblica.

Gentiloni premier e Draghi ministro del Tesoro: l'ultima idea di Italia Viva?

In tempo anche di calciomercato, questa crisi di governo stando a un’indiscrezione di La Repubblica potrebbe essere risolta con un clamoroso valzer di poltrone che non coinvolgerebbe solo Roma, ma pure Bruxelles.

Stando al quotidiano, l’ultima idea di Italia Viva per cambiare l’inquilino di Palazzo Chigi, dare vita a un nuovo governo e, al tempo stesso, cercare di non scontentare nessuno, sarebbe quella di una sorta di ticket Gentiloni-Draghi.

Paolo Gentiloni così di fatto si scambierebbe di ruolo con Giuseppe Conte, con l’attuale commissario europeo che tornerebbe a guidare il governo e “l’avvocato del popolo” che farebbe il percorso inverso in direzione palazzo Berlaymont.

Ma non sarebbe l’unico cambiamento di rilievo, visto che l’idea comprenderebbe anche l’affidare a Mario Draghi il Ministero dell’Economia “sul modello di Carlo Azeglio Ciampi”. Se l’ex numero uno della BCE sarebbe restio a Palazzo Chigi, potrebbe invece accettare Palazzo Tesoro.

Via XX Settembre infatti potrebbe essere per Draghi una sorta di trampolino verso il Quirinale, quando a febbraio 2022 le Camere riunite insieme ai rappresentanti delle Regioni dovranno eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.

Questa idea che sarebbe filtrata dagli ambienti renziani consentirebbe a Conte di lasciare ricevendo in cambio un incarico di prestigio a Bruxelles, con il PD che andrebbe a piazzare un suo uomo a Palazzo Chigi accontentando anche i moderati con la presenza di Draghi.

Chi invece avrebbe poco da guadagnarci con un addio di Conte e un ticket Gentiloni-Draghi sarebbe il Movimento 5 Stelle, azionista principale in Parlamento e indispensabile per la formazione di qualsiasi maggioranza a meno di un inciucio tra centrodestra e centrosinistra.

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