Parlare di gender gap sui social: 5 profili Instagram per capire la disparità di genere

Chiara Ridolfi

8 Marzo 2021 - 09:10

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Il problema del gender gap è sempre più discusso e anche sui social sono molti gli account che trattano di questo argomento in modo chiaro e interessante.

Parlare di gender gap sui social: 5 profili Instagram per capire la disparità di genere

Gli ultimi dati Istat sull’occupazione in Italia hanno mostrato come nel nostro Paese il Covid abbia ampliato ulteriormente il divario tra uomini e donne sul posto di lavoro. Nel mese di dicembre 2020 gli occupati in Italia sono scesi di 101mila unità, di questi 101mila ben 99mila sono donne. Ben il 98% dei posti di lavoro persi nel nostro Paese hanno quindi interessato il comparto delle lavoratrici e i dati non migliorano se si guarda all’intero anno 2020. Nell’anno passato il Belpaese ha bruciato 440mila posti di lavoro, il 70% dei quali erano occupati da donne.

Un dato che mostra quanto il divario di genere sul posto di lavoro sia un tema da affrontare quanto prima per riuscire a ridurre questo problema sociale.
Per questo è sempre più importante raccontare cosa sia la disparità di genere, quale sia la situazione in Italia e soprattutto come riuscire a migliorare la situazione.

Il tema del gender gap viene spesso affrontato anche su Instagram, un’ottima piattaforma per riuscire a spiegare il problema anche ai ragazzi e alle ragazze più giovani. Ma parlare di gender gap sui social è possibile? La risposta è assolutamente positiva e lo dimostrano gli account Instagram che affrontano questo tema in modo chiaro. Di seguito vi proponiamo quelli che, secondo noi, sono alcuni dei migliori profili Instagram italiani che affrontano la disparità di genere.

Il gender gap spiegato su Instagram: i migliori profili per capire il problema

Il miglior modo per iniziare ad affrontare un problema è parlarne, informarsi su di esso e approfondirne gli aspetti. Ed è proprio questo che fanno i profili Instagram che vi segnaliamo di seguito: affrontano il problema della disparità di genere, cercando di scuotere le coscienze e di portare alla luce la drammatica situazione del nostro Paese.

A raccontare i dati della disparità di genere ci pensa Donata Columbro, giornalista e femminista, che con il suo profilo Instagram da quasi 10mila follower mostra i numeri del gender gap. Per fare un esempio in uno dei suoi ultimi post riporta i dati di un paper dell’università di Stanford e spiega come le donne, nei seminari di economia, abbiano il 12% in più delle possibilità di essere interrotte durante il proprio intervento. Un dato che, come i molti altri sul suo account, spingono a riflettere su come la disparità di genere sia radicata nella nostra società.

A Donato Columbro abbiamo chiesto perché è importante parlare di gender gap sui social e questa è la sua risposta:

“Perché è un luogo dove possono avviarsi conversazioni stimolanti anche con chi non si è mai posta o posto domande sull’argomento. Non ci sono temi di cui non si può parlare sui social, le persone vogliono sempre di più informarsi e attivarsi anche grazie a dati e notizie verificate e molto spesso sono le esperte/gli esperti del settore a usare i propri profili per fare divulgazione in questo senso.”

A parlare di gender gap sul lavoro ci pensa anche l’account Giustomezzo, un gruppo di donne, attive nel lavoro in ambiti diversi, che chiedono di sfruttare al meglio l’opportunità del Recovery Fund. La richiesta è quella di utilizzare almeno il 50% dei soldi che saranno destinati all’Italia per: occupazione femminile, gender gap pay e servizi di cura. Un progetto che può essere sostenuto firmando una petizione a cui hanno aderito oltre 56mila persone e tra cui compaiono anche i nomi di Laura Boldrini, Veronica Benini e Cathy La Torre.

Il profilo permette di comprendere meglio come la pandemia e la crescita del tasso di disoccupazione in Italia abbia impattato soprattutto sulle lavoratrici, spesso costrette a scegliere tra la famiglia e la propria occupazione.

Tra i profili Instagram che raccontano di gender gap e stereotipi di genere in modo molto interessante c’è quello di Alessiadulbecco, una pedagoga che ci racconta il mondo della disparità di genere. Consiglia libri, spiega come si riconosce la violenza domestica e racconta l’origine dei tanti stereotipi che costellano il nostro mondo. Un ottimo modo per informarsi e comprendere la situazione nel nostro Paese.

Anche a Alessiadulbecco abbiamo chiesto perché è importante parlare di queste tematiche sui social e ci ha spiegato:

“Parlare sui social di gender gap, per me, significa innalzare il livello di consapevolezza della mia piccola community e contrastare molti stereotipi che ancora oggi sono duri a morire.
Il gender gap è, oggi, oscurato da una formale “parità” che nei fatti scarseggia. È vero che le offerte di lavoro sono indirizzate a entrambe i generi e che c’è, formalmente, parità salariale. Accanto a queste tutele, però, ci sono ancora colloqui di lavoro che terminano con la firma delle dimissioni in bianco da parte delle donne assunte, mansioni diverse e più squalificanti per le impiegate. Il carico mentale derivante dagli impegni familiari è fortemente sproporzionato e questo limita le possibilità di carriera delle donne (non a caso ancora oggi il “soffitto di cristallo” rimane un problema…). Credo che parlare di gender gap sia fondamentale e i social possono contribuire a divulgare messaggi che, altrimenti, rimarrebbero davvero per poch*.”

Irene Facheris, su Instagram Cimdrp, attraverso interviste e podcast parla al suo numeroso pubblico di follower (più di 85mila) di parità di genere e femminismo. Irene Facheris racconta il gender gap italiano, spiegando termini e ricollegandosi a fatti di cronaca o attualità per mostrare come la disparità di genere in Italia sia radicata in ogni ambito e purtroppo in profondità.

Impossibile non citare il profilo Instagram di Michela Murgia, scrittrice e blogger, impegnata nel mostrare come la discriminazione di genere sia radicata nel nostro Paese. Particolarmente interessanti sono le stories di Michela Murgia che mette in luce come la discriminazione passi spesso anche dal modo che hanno i media di presentare professioniste, lavoratrici ed esperte. L’uso dei soli nomi propri per le professioniste, l’indicazione dei propri legami familiari o appellativi quali «madre» o «moglie» diventano spesso le uniche informazioni che si danno di una professionista, una politica o un’accademica. Elementi però che non vengono mai inseriti quando si parla di un uomo, del quale viene messa in evidenza esclusivamente la professionalità.

Proprio su questo porta a riflettere il profilo Instagram di Michela Murgia, su quel genere di comunicazione così radicata nella nostra società da non farci neanche rendere conto della discriminazione che comporta.

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