FMI: Italia verso 20 anni di recessione dopo la Brexit

Per l’Italia altri 20 anni di recessione secondo il Fondo Monetario Internazionale che ha tagliato le stime di crescita dello stato. La ripresa solo dal 2025.

L’Italia dovrà fronteggiare altri 20 anni di recessione dopo la Brexit, secondo il Fondo Monetario Internazionale.
Il risultato del referendum di giugno nel Regno Unito ha generato una forte volatilità sui mercati finanziari ed ha notevolmente aumentato i rischi per l’Italia e per la sua economia.

Il FMI ha infatti rivisto negativamente le sue aspettative di crescita sul paese. In Italia, secondo il FMI, l’economia crescerà meno dell’1% nel 2016 mentre nel 2017 il miglioramento sarà minimo.
Il FMI ha tagliato le sue precedenti stime di crescita sull’Italia come risultato della Brexit e lo ha reso noto in un comunicato di martedì.

La volatilità e l’incertezza sui mercati finanziari, generati dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, sono pressanti e avranno conseguenze negative per un’Italia già debole.
Secondo il FMI, quindi, l’Italia sta andando incontro a 20 anni di recessione e la crescita del paese tornerà a farsi sentire solo intorno al 2025.

FMI su Italia: in recessione fino al 2025

L’Italia, la terza economia più grande dell’Eurozona, “crescerà meno dell’1% nel 2016 e di circa l’1% nel 2017”, ha affermato il FMI. Le previsioni di maggio, pre-Brexit, avevano invece prospettato una crescita dell’1.1% per il 2016 e dell’1.25% per il 2017.
Dopo l’esito del referendum sulla Brexit gli economisti hanno iniziato a tagliare le loro aspettative sulla crescita italiana.
Confindustria ha addirittura parlato di una crescita dello 0.8% per il 2016 e dello 0.6% per il 2017, prevedendo quindi un peggioramento per il prossimo anno.

Secondo il FMI, l’Italia, una delle economie più lente d’Europa, dovrà lottare e lavorare molto per raggiungere i livelli di crescita di altri stati.
Solo attorno al 2025 l’Italia tornerà ad avere dei ritmi come quelli pre-crisi del 2008 e sempre solo intorno al 2025 la crescita dei partner dell’Eurozona tornerà ai livelli precedenti la crisi finanziaria mondiale.

“Le autorità italiane devono fronteggiare una sfida epica. Il recupero dell’Italia deve essere affrontato in modo da ridurre velocemente la disoccupazione e da tamponare il grande debito pubblico dello stato”,

ha affermato il FMI.

Italia: la sofferenza delle banche

“I rischi sono orientati al ribasso”, ha aggiunto il FMI elencando una serie di problemi come la scarsa qualità degli asset delle banche d’Italia, la volatilità dei mercati finanziari e un rallentamento commerciale globale.
Le banche italiane sono gravate da circa 360 miliardi di euro di crediti deteriorati e le loro azioni sono crollate di più del 50% nel 2016. Tutto ciò costituisce una vera e propria minaccia alla crescita economica.

“A meno che i problemi sulla qualità degli asset e sulla redditività non saranno risolti tempestivamente, la persistente debolezza delle banche italiane andrà probabilmente a pesare sull’intero sistema”,

ha avvertito il FMI.

Se il test sotto stress al quale le banche sono sottoposte mostrerà che la stabilità di esse è a rischio, vi sarà la possibilità per l’Italia di utilizzare denaro pubblico per ricapitalizzare le sue banche, secondo quanto ha affermato Rishi Goyal del FMI.
Ma fino a che punto questo potrà essere fatto senza comportare perdite per gli investitori, sotto le nuove regole del bail-in? Dipenderà dagli accordi che l’Italia riuscirà a stipulare con l’Unione Europea, sempre secondo Goyal.

Contrariamente a quanto il governo di Matteo Renzi si aspettava, per il Fondo Monetario Internazionale il debito pubblico italiano - il più alto dell’Eurozona dopo quello della Grecia - non diminuirà quest’anno.
Ci aspettano, a quanto pare, altri 20 anni di recessione.

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