Euro-dollaro si ferma a 1,06, ma durerà poco: in arrivo NFP e referendum

Il cambio euro-dollaro riesce a frenare il ribasso e rimane stabile negli ultimi cinque giorni: gli eventi che ora attendono EUR/USD sono pronti però a rimetterlo in moto.

Euro-dollaro si ferma a 1,06, ma durerà poco: in arrivo NFP e referendum

Il cambio euro-dollaro riesce a frenare il crollo in questa ultima settimana e chiude a quota 1,059, poco distante dal prezzo di apertura di lunedì.

Nonostante il cambio abbia eguagliato i minimi di dicembre 2015 è anche riuscito a risalire e riaffacciarsi sopra l’1,06 nella giornata di venerdì, due movimenti uguali e contrari che hanno chiuso cinque giorni di pausa per il mercato.

Con dicembre, tuttavia, si vedrà il ritorno dei grandi appuntamenti: venerdì 2 arriveranno gli ultimi dati sui Non Farm Payrolls americani prima della riunione Fed e, con domenica 4, si esaurirà il primo delicato appuntamento politico per l’Eurozona, il referendum costituzionale italiano.

Lo sprint del dollaro USA sta schiacciando tutte le altre valute e tutti i principali beni rifugio, con poche eccezioni come il palladio, e rimane da capire quanto il rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, dato per certo, sia stato scontato o quanto ancora sia da scontare.

Con i NFP si avranno le prime risposte e l’esito del referendum nostrano ha secondo molti il potenziale di influire negativamente sul valore della moneta unica in caso di vittoria del NO, avvicinando quindi ancora di più le zone dei minimi storici del cambio.

Deutsche Bank è sempre più convinta del raggiungimento della parità nella prima parte del prossimo anno e i principali eventi di dicembre offriranno un quadro più chiaro della situazione, a cominciare proprio dai suoi primissimi giorni.

Dopo aver visto le previsioni della settimana per il FTSE Mib, diamo ora uno sguardo alla settimana in arrivo per euro-dollaro e alle possibili evoluzioni di una situazione in precario equilibrio.

Cambio euro-dollaro vede quota 1,04: dicembre di affondo o di recupero?

Il cambio euro-dollaro si ritrova, a distanza di 12 mesi, nella stessa situazione.

Esattamente un anno fa EUR/USD chiudeva il mese di novembre con un lento passaggio dall’1,06 all’1,05, prima di stabilire il minimo a 1,051, già testato durante quest’ultima settimana.

All’epoca ci fu poi l’intervento di Draghi nei primi giorni di dicembre e il cambio recuperò in una sola giornata oltre 3 centesimi, evento che difficilmente sarà possibile aspettarsi per la prossima settimana.

Il mercato attende il rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed nella riunione del 14 dicembre e la strada, da qui alla prossima riunione del FOMC, ha davvero pochi modi per essere disattesa.

Il referendum costituzionale italiano avrà i suoi effetti sulla moneta unica, sebbene sia arduo quantificare in che misura, ma difficilmente sarà in grado di invertire il trend in atto, troppo forte. Più facile è anzi un suo potenziamento in caso di vittoria del NO, scenario che metterebbe nuove ombre sul futuro politico dell’Eurozona, che attenderà poi i successivi test in Austria e Francia.

L’idea che i Non Farm Payrolls confermino le aspettative della Fed, senza quindi clamorose sorprese, offre poche possibilità ad euro-dollaro se non quelle di riprendere il cammino ribassista, più o meno accentuato anche sulla base dell’esito delle vicende europee.

Con un’occhiata al grafico settimanale è possibile avere uno sguardo ad ampio respiro sugli ultimi due anni del cambio euro-dollaro, che coincidono anche con il periodo dove il cross ha navigato verso i suoi minimi storici:

Il supporto a 1,051, che ha visto per ora un recupero della quotazione, rappresenta un importante segnale rialzista per EUR/USD, probabilmente l’unico.

In una situazione che da un punto di vista fondamentale non vede possibilità di inversione, la creazione dal punto di vista tecnico di un doppio minimo, rispetto ad un anno fa, lascia qualche dubbio.

Il supporto è stato inoltre testato con successo anche nella prima parte del 2015 e si presenta quindi come un vero e proprio muro dal quale, se euro-dollaro riuscirà a ritracciare, ripeterebbe una storia già avvenuta due volte.

Un suo abbattimento, invece, avrebbe come ultimo target il minimo storico del cambio a 1,046, oltre il quale la strada verso la parità potrebbe decisamente assumere contorni reali.

Nell’ipotesi di ritracciamento, in attesa di NFP e referendum, bisogna guardare al grafico giornaliero per evidenziare i principali target:

Prima di quello principale a 1,080, gli obiettivi intermedi sono tre: 1,065, 1,070 e 1,077. Il prezzo potrebbe quindi procedere in direzione di uno di questi livelli prima di riprendere la strada del ribasso, approfittando dell’occasione per riavvicinarsi alla media mobile a 20 periodi.

Il mese decisivo per il futuro di euro-dollaro è alle porte e già dai suoi primi giorni si capirà quanto ancora lontano è il nuovo range di equilibrio per EUR/USD.

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