Euro-dollaro crolla in area 1,04 con il rialzo tassi Fed. Cosa succede?

Matteo Bienna

15 Dicembre 2016 - 08:13

15 Dicembre 2016 - 08:15

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Il cambio euro-dollaro crolla dopo la pubblicazione dei tassi USA, rialzati di 25 punti base: vediamo tutte le reazioni di EUR/USD dopo la riunione Fed.

Il cambio euro-dollaro era atteso al fatidico test dei tassi di interesse USA, dopo una giornata che lo ha visto stabile e in leggero rialzo sopra quota 1,060.

La pubblicazione delle ore 20:00 ha visto esaudite le previsioni del mercato e le aspettative sulle quali da oltre un mese tutti confidavano: la Fed ha rialzato i tassi di interesse di 25 punti base, dando realizzazione alle promesse portate avanti tutto l’anno.

Nella sessione di giovedì il cambio euro-dollaro viaggia in area 1,04 a quota 1,0484, per un ribasso di giornata dello 0,47%.

La riunione Fed ha così fornito il suo primo esito, le reazioni sul cambio euro-dollaro non si sono fatte attendere e hanno mostrato un iniziale sprint del biglietto verde, che in pochi minuti ha riportato la quotazione in prossimità dei minimi annuali.

A quel punto è poi intervenuta la presidente Yellen, che ha dato conferma del buono stato di salute del mercato del lavoro e del livello dei prezzi americani, aumentando da due a tre il numero di ulteriori rialzi dei tassi di interesse previsti nel corso del 2017.

Vediamo più nello specifico le reazioni del cambio euro-dollaro alla riunione Fed e alle parole della Yellen nella conferenza stampa.

Cambio euro-dollaro verso nuovi minimi? Rialzo tassi Fed porta al crollo di EUR/USD

Il cambio euro-dollaro ha stazionato tra l’1,060 e l’1,066 nella giornata della riunione di mercoledì, in attesa di subire un nuovo strattone dopo quello ricevuto dalla BCE la scorsa settimana.

Si chiude infatti stasera il giro delle banche centrali con quello che è forse l’appuntamento più atteso dell’anno e, allo stesso tempo, quello che rischiava di nascondere meno sorprese.

Così è stato, almeno per quanto riguarda la pubblicazione dei tassi di interesse. La Fed alza finalmente di 25 punti base lo 0,50% che da oltre un anno prometteva di rialzare e lo fa nell’ultimo appuntamento disponibile del 2016.

La reazione su euro-dollaro è istantanea e porta in pochi minuti la quotazione dall’1,064 fino a testare la zona di minimi al di sotto dell’1,056, assorbendo in un colpo solo il rialzo messo in piedi durante la settimana.

L’alta volatilità ha visto quindi l’esplosione ribassista del prezzo, segnale che forse il mercato non aveva del tutto già scontato il rialzo dei tassi USA, almeno non in modo da evitare una forte reazione a caldo.

Come osservabile dal seguente grafico orario, l’iniziale movimento ha portato nei minuti compresi tra la pubblicazione del dato e l’inizio della conferenza stampa della Yellen a una candela con 1 centesimo di range, che si era momentaneamente fermata in vicinanza del supporto a 1,055:

Abbattuto quindi nuovamente il muro dell’1,06 dopo la faticosa ripresa post-BCE e ora il cambio si ritrova a combattere nei pressi dei suoi minimi, in attesa che la presidente della Fed prenda la parola e offra delucidazioni sui piani per il prossimo anno.

Le parole sempre soft della Yellen non hanno scatenato ulteriori impatti sulla quotazione di euro-dollaro, nonostante il numero di rialzi previsti per il 2017 sia stato leggermente rivisto, passando da 2 a 3.

La situazione politica e i protagonisti della stessa sono cambiati, secondo la presidente della Fed, ma il chiaro riferimento a Trump non porta ad affermazioni più coraggiose, lasciando il sempre presente approccio del wait and see, ovvero di adattare le decisioni di politica monetaria alle circostanze esterne.

EUR/USD tuttavia prosegue a ritmo più graduato il suo ribasso e, come osservabile dal seguente grafico H4, arriva a testare l’area di minimi:

Il cambio è quindi subito tornato verso la zona di minimi, in blu, al di sotto della quale il cross ha un solo prezzo di riferimento, a 1,046, nel marzo del 2015.

L’area ha come livelli limite l’1,054, già tagliato, e il minimo del 2016 a 1,050, registrato dopo il referendum italiano.

La pressione ribassista post-Fed rischia di mettere a dura prova il test dell’area, dalla quale la quotazione è però già rimbalzata tre volte. Un ulteriore test riuscito non toglierebbe EUR/USD dalle pressioni ribassiste, a meno che non venga risuperata la resistenza a 1,066.

Finché questo non avverrà il range di prezzo dove il cambio potrà muoversi sarà ridotto e fortemente indirizzato a trovare uno sfogo al ribasso, soprattutto ora che il rialzo dei tassi Fed è realtà.

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