Equity crowdfunding: intervista a Dario Giudici, Ceo di Mamacrowd

«L’Italia ha tutto: strumenti, buone aziende, normativa. Ora portiamo l’equity crowdfunding alle grandi masse». Alla luce dei sorprendenti dati del 2018 abbiamo intervistato Dario Giudici, Ceo di Mamacrowd, prima piattaforma in Italia per numero di campagne chiuse con successo e capitali raccolti

Equity crowdfunding: intervista a Dario Giudici, Ceo di Mamacrowd

E così anche l’Italia ha scoperto l’equity crowdfunding. Come riportano i dati, nel 2018 la raccolta fondi online equity-based ha raggiunto 36 milioni di euro, finanziato 114 campagne e coinvolto 9.500 investitori. Risultati più che triplicati rispetto al 2017.

«Un boom favorito da diversi fattori», commenta Dario Giudici, Ceo e fondatore di Mamacrowd, il portale di equity crowdfunding di SiamoSoci leader in Italia. «Da una parte, la maggiore conoscenza dello strumento nel mercato retail unita alla maggiore disaffezione nei confronti degli investimenti tradizionali, che oggi stentano a offrire dei rendimenti interessanti; dall’altra gli incentivi fiscali per chi investe e una serie di politiche favorevoli».

Nel 2018 Mamacrowd si è confermata prima piattaforma di equity crowdfunding per numero di campagne chiuse con successo e capitali raccolti. «Merito, innanzitutto, della qualità dei progetti che proponiamo» - ci spiega Dario Giudici, che dopo una lunga esperienza nell’investment banking nel 2011 ha fondato SiamoSoci con lo scopo di sostenere l’economia reale e avvicinare gli investitori privati al mondo delle imprese innovative non quotate. «Noi presentiamo agli investitori solo le eccellenze del mercato italiano, scelte o attraverso un processo di scrematura e selezione effettuato dal nostro network di partner (sono 51 attualmente, tra incubatori e acceleratori d’impresa) e da Mamacrowd o, in alternativa, in base alle metriche di mercato. Se l’impresa che vuole lanciare una campagna è già presente in commercio con un prodotto o un servizio che fa fatturato, questa è già una garanzia».

Un meccanismo che funziona: lo scorso anno la piattaforma ha chiuso con successo 32 campagne, e alcune ancora in corso, come quella di Green Energy Storage e StartupItalia, hanno già superato il milione di euro. Quest’ultima in particolare può essere considerata doppiamente un successo: per Mamacrowd, abituata a una media di 500 euro di investimento minimo, si tratta del primo esperimento di campagna con chip minimo da 250 euro. «La campagna di StartupItalia è la dimostrazione di come un abbassamento della soglia minima possa allargare la platea di investitori senza rovesci della medaglia», afferma il Ceo di Mamacrowd.

Una platea di investitori, quella di Mamacrowd, oggi formata al 93% in media da uomini, appartenenti per lo più alla fascia d’età 40-55 anni. E se la fascia 30-40 anni è in forte recupero, restano ancora esclusi i più giovani, la generazione più affine al mondo digital e tech, quanto spesso privi di una stabilità e disponibilità finanziaria per questo tipo di investimenti.

Nel 2019 cosa c’è dietro l’angolo per l’equity crowdfunding e per Mamacrowd? «Il nostro obiettivo è quello di confermare ed estendere la nostra leadership sul mercato, e di contribuire il più possibile a una crescita del settore coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone interessate a questo strumento».

La Legge di Bilancio 2019 per le startup e venture capital presenta delle novità (estensione dei Pir alle startup, detrazioni e deduzioni fiscali al 40%, “istituzionalizzazione” della figura del Business Angel, fondo di sostegno al venture capital con investimenti per 30 milioni di euro l’anno per il triennio 2019-2022, ecc...) che possono davvero dare slancio all’innovazione made in Italy e ridurre il gap rispetto agli altri Paesi europei. «Siamo sulla strada giusta secondo me», commenta il Ceo di Mamacrowd, «a tutti questi punti io aggiungerei un meccanismo di semplificazione pur mantenendo saldi i presidi a protezione degli investitori. Credo ci siano ancora degli aspetti burocratici di natura amministrativa che possono essere ulteriormente snelliti sia per le aziende che si rivolgono al mercato sia per il mercato che vuole aderire a queste offerte».

Cosa manca, allora, in Italia? «La conoscenza. Far sapere alle grandi masse che oggi è possibile investire in maniera alternativa nell’innovazione. Gli altri elementi ci sono tutti: strumenti, buone aziende, normativa. Ma è necessario che tutto questo arrivi a tutti».

Perché un imprenditore o un investitore dovrebbe rivolgersi all’equity crowdfunding? «Nel primo caso, perché si tratta di un nuovo canale di raccolta di capitali utile a far crescere l’azienda, ma anche di raccolta di investitori che non intervengono nella gestione della società ma che ne diventano ambassador, essendo ugualmente interessati alla crescita della stessa. Il privato, da parte sua, ha la possibilità di costruirsi un portafoglio diversificato e valido in modo semplice e senza grandi sforzi economici. È la miglior ricetta per aumentare le probabilità di un ritorno positivo al proprio investimento».

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