Il fintech nei finanziamenti alle imprese e nel risparmio: quali sono i fattori di rischio e i vantaggi?

Salvatore Casolaro

18/09/2025

Dal P2P all’Invoice trading cosa c’è che ancora non va nelle nuove frontiere del credito?

Il fintech nei finanziamenti alle imprese e nel risparmio: quali sono i fattori di rischio e i vantaggi?

E’ un po’ come nel mondo delle criptovalute, nate dalla voglia di abbandonare il sistema bancario dopo la crisi finanziaria del 2008. L’obiettivo originario era creare un sistema di pagamento che facesse a meno delle banche e da lì le cripto sono diventate anche una nuova forma di investimento. Così Il fintech ha aperto nuove strade per il credito alle imprese, coniugando le esigenze di finanziamento con nuove opportunità di investimento per i risparmiatori. Il tutto però non senza ombre.
La terza puntata dell’inchiesta sul credito alle PMI analizza aspetti positivi e negativi delle nuove frontiere delle forme di finanziamento alle imprese.

Marco, 42 anni, ha fondato nel 2020 a Milano una startup di food delivery di prodotti artigianali lombardi e piemontesi, finanziata con 150.000 euro raccolti via lending crowdfunding da una cinquantina di investitori. «All’inizio sembrava una buona soluzione anche se più onerosa rispetto ai finanziamenti delle banche a cui non potevo ricorrere», ricorda. Nel 2022 però, tra rincari energetici e calo della domanda post-pandemia, i flussi di cassa della sua impresa si sono ridotti e Marco ha chiesto alla piattaforma di rivedere il piano di rimborso. Alcuni investitori hanno preteso garanzie aggiuntive e la piattaforma ha applicato una commissione straordinaria del 2%, aggravando ancora di più i costi dell’operazione. Dopo una trattativa, è stato concordato un piano con rate ridotte per sei mesi. “ Non so se consiglierei l’operazione ad altri imprenditori”.

Casi più eclatanti sono ad esempio quello di Lendix, la piattaforma francese di direct lending alle PMI, poi ribattezzata October. Sostenuta anche in Italia da partner istituzionali come Cassa Depositi e Prestiti e Intesa Sanpaolo, ha rapidamente scalato il mercato promettendo rendimenti tra il 4 e l’8%. La crescita veloce, però, ha portato a una selezione meno rigorosa: il portafoglio italiano ha registrato tassi di default cumulati anche superiori al 10-12%, colpendo soprattutto i piccoli investitori che si aspettavano rischi più contenuti. La pandemia ha aggravato la situazione, soprattutto nei settori turismo e ristorazione, mettendo in luce la fragilità di un modello troppo ottimistico. Più recente è il caso di Recrowd, piattaforma italiana di crowdfunding immobiliare, finita sotto la lente della Consob e di Banca d’Italia oltre che della Procura di Milano dopo che diversi progetti non hanno restituito capitale e interessi nei tempi previsti. Qui le criticità non riguardano tanto la tecnologia, quanto la gestione dei flussi finanziari e la trasparenza verso i sottoscrittori. Due vicende che mostrano come il fintech, pur rappresentando un canale prezioso di diversificazione per le imprese, resti esposto a rischi di governance, selezione del credito e protezione dei piccoli risparmiatori: un terreno che richiede regole chiare e vigilanza efficace per non trasformare l’innovazione in una nuova forma di vulnerabilità.

Cos’è il lending crowdfunding

Il lending crowdfunding (detto anche debt-based crowdfunding o peer-to-peer lending quando riguarda prestiti tra privati) è una modalità digitale con cui più investitori prestano denaro a imprese o privati attraverso una piattaforma online, che media l’operazione. L’investitore riceve interessi e il rimborso del capitale secondo il piano concordato; la piattaforma prende una commissione e si occupa dell’istruttoria, della raccolta e dell’incasso. I rendimenti oscillano generalmente tra il 5% e il 12% annuo, ma il rovescio della medaglia è il rischio: se l’impresa non riesce a restituire quanto ricevuto, gli investitori possono perdere in tutto o in parte il capitale, dipende dalle garanzie accessorie, se sono previste. Diverso è l’equity crowdfunding, dove si compra una quota societaria di PMI anche con piccoli importi.

Le diverse forme

L’evoluzione deIl’operatività è stata rapida e ha dato vita a diverse forme e schemi alternativi. Il Peer-to-Peer Lending, nato con piattaforme come Zopa nel Regno Unito o LendingClub negli Stati Uniti, mette in contatto privati in cerca di liquidità con investitori retail, offrendo prestiti veloci e tassi spesso più competitivi, ma con rischi elevati e minori tutele regolamentari. Sul fronte imprese, l’Invoice Trading consente alle PMI di cedere fatture non ancora incassate a investitori in cambio di liquidità immediata: in Italia lo fanno operatori come Workinvoice o Credimi, con il vantaggio di non generare debito in bilancio ma a costi spesso superiori rispetto a un fido bancario. Nel Direct Lending, sono i fondi di investimento o veicoli specializzati (non singoli risparmiatori retail) a finanziare PMI ( October e Opyn ad esempio) Nel mondo consumer spopola invece il Buy Now Pay Later (BNPL), reso celebre da Klarna e Scalapay, che permette acquisti rateizzati senza interessi, aumentando le vendite dei merchant ma con il rischio di sovraindebitamento dei clienti e margini ridotti per gli esercenti. Più strutturato è il Factoring digitale, simile all’invoice trading ma gestito da operatori specializzati che professionalizzano la gestione dei crediti commerciali ceduti. Infine, il Revenue Based Financing (RBF), sempre più diffuso tra startup digitali ed e-commerce, offre capitale in cambio di una percentuale del fatturato futuro: non diluisce la proprietà come l’equity crowdfunding, ma può diventare oneroso se i ricavi crescono lentamente.

Il quadro normativo e la vigilanza in Italia

In Europa la norma di riferimento è il Regolamento UE 2020/1503 - European Crowdfunding Service Providers Regulation (ECSPR), che disciplina i fornitori di servizi di crowdfunding, introducendo requisiti comuni su trasparenza, informativa ai clienti e gestione dei rischi. In Italia, la vigilanza è affidata a Consob e Banca d’Italia, che richiedono alle piattaforme autorizzazioni specifiche e il rispetto di norme stringenti su antiriciclaggio, tutela degli investitori e segregazione dei fondi raccolti. Un tema delicato riguarda la distinzione tra piattaforme che operano come intermediari finanziari vigilati e quelle che si appoggiano a istituti di pagamento terzi: nel primo caso la supervisione è diretta, nel secondo la responsabilità è condivisa con possibili aree di incertezza in caso di problemi o default.

Dimensione del mercato e trend

La tendenza generale del settore è caratterizzata da una crescita moderata dopo il boom iniziale. Nel 2022, le piattaforme di lending nel segmento real estate hanno raccolto circa 91 milioni di euro, salendo a 137 milioni nel 2023 (+50%) grazie all’aumento dei progetti finanziati (da 335 a 411) e ad una raccolta media per campagna che è passata da circa 274.000 euro a 334.000. Per quanto riguarda il segmento business direct lending (non immobiliare), nei primi sei mesi del 2024 le piattaforme italiane hanno raccolto circa 167,82 milioni di euro, con una crescita contenuta rispetto ai periodi precedenti. Il 2025 ha segnato un rallentamento: da luglio 2024 a giugno 2025, la raccolta totale per crowdinvesting si è attestata a 260,65 milioni di euro, con un calo del 14% rispetto al periodo precedente. Tra i fattori di frenata: l’aumento dei tassi di interesse, l’incertezza economica, e l’impatto delle nuove regole regolamentari (ECSPR) che hanno richiesto alle piattaforme autorizzazioni e adeguamenti operativi.

I fattori di rischio

Elena, 35 anni, torinese, lavora nel settore marketing e ha deciso di diversificare i suoi risparmi investendo in prestiti a PMI tramite piattaforme di lending crowdfunding. Nel 2021 ha finanziato con 2.500 euro la crescita di una piccola impresa di servizi di manutenzione industriale nel torinese. “I rendimenti sembravano elevati ed i rischi tutto sommato contenuti; meno complicato delle criptovalute», racconta.
Nei primi mesi tutto andava bene: le rate venivano pagate regolarmente e gli interessi annuali previsti del 7% venivano accreditati come da programma. Nel 2022, però, la PMI ha avuto difficoltà a causa di ritardi nei pagamenti dai propri clienti. La piattaforma ha contattato Elena per comunicarle che il rimborso sarebbe stato temporaneamente sospeso e che sarebbero state applicate commissioni aggiuntive per la gestione del ritardo. «È stato un piccolo shock», confessa. «All’inizio temevo di perdere tutto». Fortunatamente, la società ha ristrutturato il piano di rimborso e le rate sono riprese.

La perdita di interesse per le operazioni di questo tipo

Negli ultimi anni diversi investitori hanno iniziato a perdere fiducia nel lending crowdfunding, e le ragioni sono molteplici. Molte campagne erano state lanciate in un contesto favorevole, caratterizzato da bassi tassi di insolvenza e condizioni macroeconomiche stabili. A ciò si è aggiunto un limite strutturale: alcune piattaforme hanno sottovalutato l’importanza di comunicare in maniera chiara i rischi o hanno mostrato debolezze nelle procedure di recupero crediti, rendendo più complicato rientrare delle somme in caso di insolvenza. La nuova cornice regolamentare europea (ECSPR) ha introdotto più tutele e obblighi di trasparenza, rafforzando il settore, ma non eliminando del tutto le criticità. Anche il rendimento effettivo va letto con cautela: commissioni elevate e perdite su singole posizioni possono ridurre in modo significativo i guadagni promessi. In questo scenario, diventa cruciale il tema delle garanzie: alcune piattaforme prevedono la possibilità di tutelarsi con garanzie reali (come ipoteche sugli immobili nei progetti di real estate lending), personali (fideiussioni dei soci o garanti) o collettive (fondi di garanzia istituzionali o interni alle piattaforme). Queste misure possono mitigare i rischi, ma aumentano i costi dell’operazione riducendo rendimenti per risparmiatori e costi per le imprese finanziate. I vantaggi competitivi rispetto alle forme tradizionali si riducono. Regole più chiare, processi rapidi e strumenti di garanzia sempre più evoluti, possono ridare competitività al settore e capacità di fornire credito veloce, flessibile e trasparente, oltre a forme di investimento alternative.