Ecco come Elliott vuole rivoluzionare Telecom Italia

Ecco la proposta in quattro punti di Elliott per rivoluzionare Telecom Italia, ma le richieste del fondo non piacciano all’ad Genish.

Ecco come Elliott vuole rivoluzionare Telecom Italia

Entro giovedì dovrà scoprire tutte le carte e comunicare la quota che intende detenere ma nel frattempo cala sul tavolo un poker di proposte.

Elliott tira dritto verso l’ingresso in Telecom Italia con l’intento di scalzare Vivendi e ridimensionarne la partecipazione.

Rappresentanti del fondo hanno incontrato l’ad Amos Genish e avrebbero avanzato una proposta in quattro punti che però non avrebbe raccolto il favore dell’interlocutore, che avrebbe ribadito di non ritenerle percorribili al momento.

D’altronde, non è un segreto che le due parti in causa hanno visioni differenti sulla gestione del gruppo tlc.

Le quattro proposte di Elliott

Sul piatto, il fondo Elliott avrebbe messo 4 specifiche richieste per modificare la strategia aziendale. Secondo indiscrezioni apparse proprio oggi sulla stampa, i punti riguarderebbero in particolare:

  1. la scissione proporzionale della rete con attribuzione ai soci Telecom Italia delle quote di NetCo, la newco all’interno della quale è destinata la rete;
  2. la conversione delle azioni di risparmio;
  3. il ritorno al dividendo straordinario, forse già nel 2018;
  4. il miglioramento della governance con la nomina di un board interamente costituito da indipendenti.

Come detto, la strada indicata dal fondo non avrebbe trovato favorevole Genish, che mantiene al riguardo una posizione piuttosto rigida. In Borsa, intanto, il titolo Telecom sta perdendo l’1,12%.

Lo scenario in caso di eventuale accettazione

Cosa accadrebbe se Telecom accogliesse le richieste di Elliott? Secondo alcuni osservatori, se si procedesse all’assegnazione proporzionale ai soci Telecom delle azioni NetCo, ai francesi andrebbe il 23,9% mentre al fondo spetterebbe la quota che sarà comunicato entro giovedì 15 marzo.

La nomina del consiglio di amministrazione, inoltre, dovrebbe avvenire in accordo tra Vivendi ed Elliott e si dovrebbe valutare l’ipotesi di fusione con Open Fiber aprendo le porte a Enel e Cdp.

Per quanto riguarda il secondo punto, relativo alla conversione delle azioni di risparmio, bisogna intanto ricordare che la proposta fu già respinta dai francesi nel 2015 e che, se accolta, farebbe scendere la quota Vivendi al 16%. Un’ipotesi non gradita, ovviamente dai diretti interessati ma che potrebbe rappresentare invece una scommessa vincente e conquistare i mercati.

Infine, Elliott propone di rivoluzionare il board della società con un cda tutto italiano senza membri stranieri ma di comprovato standing internazionale.

I prossimi passi

Come anticipato, entro giovedì 15 marzo, il fondo Elliott dovrà comunicare al mercato la sua posizione nel capitale di Telecom Italia, la cui assemblea, nel frattempo, è stata convocata per il prossimo 24 aprile.

Intanto, da più parti si fa notare che se Vivendi uscisse sconfitta in assemblea, potrebbe anche portare la maggioranza dei consiglieri alle dimissioni.

Intanto, proprio ieri sera, Tim ha ufficializzato la nomina di Stefano Siragusa quale nuovo chief infrastructures officer.

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