“Abbiamo fatto una promessa”, Di Maio minaccia la crisi senza il Reddito di Cittadinanza

Luigi Di Maio ribadisce come il Reddito di Cittadinanza debba essere presente nella legge di Bilancio: “Se non c’è è un grave problema per questo governo”.

“Abbiamo fatto una promessa”, Di Maio minaccia la crisi senza il Reddito di Cittadinanza

Più si avvicina la data del 27 settembre più sale la tensione all’interno della maggioranza carioca. In vista del giorno in cui dovrà essere presentata la nota di aggiornamento del Def, Lega e Movimento 5 Stelle devono ora fare le loro scelte.

Se da una parte Matteo Salvini parla di Quota 100 già a 62 anni e di Pace Fiscale dove incassare 20 miliardi, ovvero un maxi condono, anche Luigi Di Maio punta i piedi per il Reddito di Cittadinanza: o il cavallo di battaglia dei pentastellati sarà nella prossima legge di Bilancio, oppure si aprirà una crisi di governo.

Di Maio non tratta sul Reddito di Cittadinanza

L’incontro tra Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio, deve essere servito a mettere a punto quella che sarà la strategia del Movimento 5 Stelle in merito alla legge di Bilancio che dovrà essere presentata a breve.

Ecco dunque che mentre l’alleato di governo Matteo Salvini continua ad alzare sempre più l’asticella delle sue proposte, anche Luigi Di Maio ribadisce come il Reddito di Cittadinanza deve partire senza essere depotenziato.

Il reddito di cittadinanza deve entrare nella legge di bilancio. O c’è o c’è un grave problema per questo governo. Noi lo facciamo, agli italiani abbiamo fatto una promessa.

Questa volta il vicepremier e ministro del Lavoro non usa il gergo politichese o giri di parole: il Movimento 5 Stelle si è impegnato in campagna elettorale per il Reddito di Cittadinanza, se non sarà nella Finanziaria una crisi di governo sarebbe inevitabile.

Un messaggio chiaro con destinatari il leader della Lega Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, con Palazzo Tesoro che si trova in difficoltà di fronte alle pressanti ed esose richieste da parte dei due azionisti di maggioranza del governo.

Gli interrogativi sulla legge di Bilancio

In pochi in questo momento vorrebbero essere nei panni del ministro Tria. Dalle parti di via Venti Settembre da settimane si sta cercando di tranquillizzare i mercati e Bruxelles, assicurando che la manovra sarà equilibrata.

Le promesse elettorali a cui tenere fede sono però tante e, al momento, il piatto della bilancia tra possibili entrate e uscite pende in maniera spaventosa verso la seconda voce. Anche forzando l’asticella del deficit qualcosa deve essere accantonato.

Nessuno degli attori in campo però sembrerebbe essere intenzionato a rinunciare a qualcosa. Matteo Salvini pensa di poter finanziare la Quota 100 per le pensioni e l’avvio della Flat Tax con una Pace Fiscale da 20 miliardi: se così fosse, si tratterebbe per forza di cose di un condono tombale in stile Tremonti.

Per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, di certo andranno messi in conto lo stanziamento di almeno 2 miliardi per il restyling dei centri per l’impiego: senza prima questo ammodernamento, la riforma sarebbe solo puro assistenzialismo.

Far partire anche l’erogazione degli assegni potrebbe avere però un impatto di almeno 9 miliardi. Tanti soldi e non è un caso che nei giorni scorsi si era parlato di un Reddito di Cittadinanza dimezzato a 300 euro al mese, ipotesi subito respinta dai pentastellati.

Con i sondaggi che continuano a premiare la Lega nei confronti dei 5 Stelle, Di Maio però sa bene che non può tradire il suo elettorato. Il sentore è che questa legge di Bilancio potrebbe veramente far deflagrare la maggioranza: senza un accordo, il governo giallo-verde potrebbe anche non “mangiare il panettone”.

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