Crisi: da Agenzia di Rating a Zona Euro. Le parole chiave del 2011

Nadia Fusar Poli

30/12/2011

Crisi: da Agenzia di Rating a Zona Euro. Le parole chiave del 2011

Parole non nuove in sé, ma che sono tornate prepotentemente alla ribalta quest’anno, entrando nell’attualità quotidiana e in cui ci siamo imbattuti pressoché ogni giorno …

Agenzie di rating - Standard & Poor’s, Fitch Ratings e Moody’s sono i nuovi spauracchi del capitalismo. Dopo la crisi dei mutui subprime e quella del debito degli Stati, un organo di controllo dello sttao di salute delle aziende e dei Paesi si è reso necessario. Ma queste società private si sono guadagnate, nell’arco di tre anni, una esposizione, un potere e un’influenza spropositati, soprattutto sugli investitori. Tra minacce di downgrade, otulook negativi e impietosi colpi di scure, le loro, si sono rivelate armi formidabili. In tempi di crisi il danno è maggiore e accresce il clima di sfiducia . Queste agenzie sono criticate per la loro mancanza di legittimità e i loro errori.

Austerità - Quando viene colpito dalla crisi economica, il governo di un paese (Spagna, Italia, Francia), adotta misure drastiche per ridurre il disavanzo pubblico (tagli alla spesa, aumenti delle tasse). Un piano di austerità è un pacchetto di riforme il cui obiettivo è ridurre il debito di uno Stato e rassicurare i mercati. L’Italia ha approvato il suo piano di austerità (la manovra salva Italia di Monti) a fine dicembre 2011, dopo il voto di fiducia del Parlamento. In Grecia le draconiane misure adottate dall’esecutivo ellenico guidato da Papandreou, hanno alimentato il malcontento sociale, spingendo migliaia di greci a riversare nelle strade per manifestare contro tali inique misure.

Banca centrale europea (BCE) - Il ruolo dell’Istituto dell’Unione europea con sede a Francoforte non è mai stato così dibattuto. Le voci di coloro che ne auspicano un intervento più massiccio (per salvare i paesi in difficoltà) si moltiplicano. Fare della Bce un prestatore di ultima istanza sarebbe la migliore soluzione per evitare il contagio delle crisi del debito della zona euro ma non è contemplata dai trattati europei. E la germania, tomentata dal fantasma dell’iperinflazione, non è favorevole ad ampliare il mandato alla BCE. Organismo indipendente, la missione principale della BCE è quella di mantenere la stabilità dei prezzi all’interno della zona euro (17 paesi).

Crisi - Il 2011, “annus horribilis”, si è rivelato un anno come nessun altro per l’Occidente e l’area dell’euro in particolare. Dopo la crisi dei mutui subprime nel 2008, considerata una crisi finanziaria, il mondo ha scoperto la crisi degli Stati. La crisi ha preso senso e forma con l’episodio greco, la perdita della tripla A americana e l’atmosfera elettrica tra gli Stati e tra questi e le agenzie di rating e i mercati. Una cura alla crisi del debito nella zona euro è stata cercata durante i summit dell’ultima chance...solo un susseguirsi di fallimenti.

Debito sovrano (e Default di uno Stato) - Se le spese superano le entrate, emerge un debito. Lo Stato prende in prestito denaro (da banche o stati) che rimborsa a un tasso di interesse, il quale dipende dalla valutazione assegnata dalle agenzie di rating. In termini economici, si definisce default (ovvero fallimento) la condizione per cui il governo di un paese non è più in grado di pagare in tutto o in parte i propri debiti. Lo stato è, in definitiva, insolvente.

Eurobond - O euro obbligazioni. Un’obbligazione è un “pezzo” del debito. Gli eurobond consentirebbero agli Stati della zona euro di mutualizzare il proprio debito prendendo a prestito tutti ai medesimi tassi. Gli stati più forti e virtuosi garantirebbero i debiti dei Paesi più deboli. Da diversi mesi si parla di una possibile emissione di eurobond, che secondo alcuni potrebbe rappresentare una valida risposta ala crisi del debito e, in ultima analisi, permetterebbe di uscirne. Monti, in Italia, sostiene gli eurobond, ma rimane il no della Germania. Per il cancelliere tedesco Angela Merkel, le euro obbligazioni non rappresentano una risposta giusta per regolare le finanze e non risolverebbero il problema alla radice.

FMI - L’istituzione, responsabile di vegliare sulla stabilità del sistema monetario internazionale, si è trovata sotto i riflettori per due volte quest’anno, in due occasioni distinte. Prima le dimissioni del suo direttore generale Dominique Strauss-Kahn in seguito al «caso Sofitel». Un episodio che avrebbe potuto compromettere seriamente la credibilità del Fondo. Avrebbe, appunto, perché così non è stato. L’FMI e il suo nuovo capo Christine Lagarde sono diventati, alla fine di quest’anno, i pompieri di una zona euro disorientata e devastata dal fuoco del debito. I paesi europei si rivolgono ormai all’FMI perché presti denaro ai paesi europei in difficoltà.

G20 - Una bella vetrina per la Francia. Dopo il G8 di Deauville in giugno, che ha riunito le otto maggiori potenze mondiali, si è tenuto il G20 di Cannes, nel mese di novembre. Creato nel 2008, questo forum, in occasione del quale si riuniscono i principali capi di stato del mondo, mira ad attenuare l’agitazione finanziaria globale. La crisi del debito nella zona euro e la situazione in Grecia sono stati i punti caldi dell’incontro di Cannes, con gran dispiacere di potenze come il Brasile, l’India o il Messico. Temi come la volatilità dei prezzi delle materie prime agricole o la lotta contro i paradisi fiscali sono passati in secondo piano.

Hedge Funds - Alcuni potranno dire che una giustizia esiste. Gli speculatori non sempre vincono. Dopo aver incassato profitti faraonici negli anni precedenti, gli hedge fund hanno perso quasi il 10% ,in media, nel 2011.

Interessi - Hanno procurato un gran mal mal di testa durante tutto l’anno. A causa della crisi del debito, i tassi di interesse che lo Stato ha dovuto pagare agli investitori perché questi comprassero il debito, hanno subito forti pressioni. Mentre la Germania era in grado di emettere obbligazioni ad interessi dell’1,7%, i rendimenti in Italia schizzavano a livelli record, insostenibili...vicini alla soglia d’allarme del 7%.

Jobs - Il 20112 è l’anno della scomparsa di Steve Jobs, il creatore della Mela più famosa del mondo (ovviamente parliamo di Apple), diventato nell’ ultimo decennio (con iMac, iPod, iPhone, iPad) il marchio tecnologico più usato e di moda che ha schiacciato tutta la concorrenza. A 56 anni, ha lasciato una società, quella di Cupertino, in ottima forma. Cosa ne sarà adesso della mela morsicata e orfana del suo visionario ideatore? Il 2012 sarà il primo anno di prova per valutare la capacità di Apple di sopravvivere e di continuare il suo dominio senza il suo mentore Jobs. La concorrenza sarà più spietata che mai.

Leva finanziaria - “Effetto leva” è una espressione ricorrente nel mondo della finanza, ma che l’attualità ha saputo portare all’attenzione di un pubblico più ampio, e non solo di addetti ai lavori, questa estate, con la crisi del debito. Per aiutare i paesi fortemente indebitati, gli europei hanno creato nel 2010 un Fondo europeo per la stabilità finanziaria (EFSF) del valore di 440 miliardi. Un importo che ha permesso di prestare soccorso a paesi come l’Irlanda, ma che si è rivelato insufficiente per aiutare, per esempio, l’Italia, schiacciata dai suoi 1.900 miliardi di euro di debito. L’idea è stata appunto quella di ricorrere alla leva finanziaria. La potenza di fuoco del Fondo, che garantirà una parte del debito di uno Stato in caso di fallimento, sarà in tal modo rafforzata per effetto di un moltiplicatore di 4-5, almeno secondo le attese. Da 440 miliardi di euro, considerando un livello di garanzia del 20-30%, la capacità di intervento del fondo potrebbe passare fino a 2.500 miliardi di euro.

Mercati azionari - Da Sydney a Hong Kong passando per Mosca, Francoforte e Parigi, per le borse è stato un anno nero con un calo record del 26% regsitrato a Milano, sullo sfondo della crisi del debito e del rallentamento economico. Un disastro per gli investitori che, in maniera crescente, hanno disertato il mercato azionario a favore di investimenti più sicuri, come l’immobiliare. Solo Wall Street è riuscita a chiamarsi fuori dai giochi. Il Dow Jones concluderà l’anno con un guadagno del 5%.

Oro - Il 2011 è stata l’anno della consacrazione dell’oro. Per la prima volta, un’oncia d’oro ha superato la soglia dei 1.900 dollari. Accadeva nel mese di settembre. A causa del downgrade del rating sovrano degli Stati Uniti e della crisi del debito in Europa, il metallo prezioso ha beneficiato dell’aumento dell’avversione al rischio. Quando c’è di mezzo l’economica, gli investitori si precipitano verso un porto sicuro. La fine d’anno sembra meno favorevole al prezioso metallo giallo. L’oro è infatti sceso sotto 1.650 dollari.

Spread Btp- Bund - Si tratta della differenza tra il rendimento di due titoli di stato a lungo termine (10 anni). Lo spread, in sostanza, è il barometro dello stato di salute finanziaria di un paese perché misura il il rischio di insolvenza associato ad un titolo di stato. Tanto più questo aumenta, maggiori saranno gli interessi pretesi dagli investitori, e che si andranno a pagare sul debito pubblico, per tenersi in portafoglio i titoli di quel paese. E questo accade perché non si fidano, in virtù dell’alto rischio di insolvenza percepito. In Europa la Germania è considerato il paese più virtuoso e più sicuro, con l’emissione più forte. Quindi è stato scelto come titolo di riferimento il Bund tedesco.
Tripla A: sconosciuta fino a quest’anno (fatta eccezione per gli iniziati), la tripla «A» è il punteggio più alto concesso dalle agenzie di rating a un paese il quale, dunque, non avrà difficoltà a ripagare il proprio debito agli investitori. E più il debito sovrano è “di qualità”, meno gli interessi sono elevati. Gli Stati Uniti hanno perso la loro valutazione «AAA» in agosto. Per mantenere la propria, il governo francese ha gestito due piani di austerità nel mese di agosto e novembre, con l’obiettivo di risollevare le finanze pubbliche. Invano. C’è più di un motivo per ritenere che la Francia perderà la sua «AAA» nei primi mesi del 2012.

Unione Europea - L’Unione europea celebrerà il suo 20 ° anniversario nel mese di febbraio. Ma non sembra il momento di brindare (spumante o champagne non importa). I 27 paesi che la costituiscono non si stanno muovendo alla stessa velocità. L’ultimo incontro a Bruxelles, avvenuto nel mese di dicembre, ribattezzato il vertice dell’ultima chance, ne è stato la perfetta esemplificazione. I 17 paesi della zona euro, guidati dalla coppia franco-tedesca, hanno concordato un nuovo trattato con una maggiore integrazione economica e fiscale, Gran Bretagna a parte. Crescono i dubbi e le incertezze circa l’architettura della futura casa europea, che non è in grado di rassicurare e convincere, mentre la crisi richiede un intervento rapido e soprattutto duraturo.

Volatilità - I mercati si sono mossi in acque particolarmente agitate quest’anno, sottoposti a una intensa volatilità durante tutto l’anno. Gli shock sui mercati azionari sono stati molto forti soprattutto per i titoli bancari, che hanno perso anche il 15% nel corso di una sola sessione per perdere ancora il 20% in quella seguente. E’ accaduto al culmine della crisi di questa estate. Anche i mercati obbligazionari (soprattutto in Italia e Spagna) hanno subito drastiche variazioni e profonde fluttuazioni. Questo fenomeno riflette l’estremo nervosismo degli investitori in un ambiente economico turbato.

Wall Street (da Raj Rajaratnam agli indignati) - L’epicentro della crisi nel 2008, ma anche il teatro scelto dal movimento degli indignati. “Noi siamo il 99%” è la frase più celebre del 2011, lo slogan degli attivisti anti-finanza, nato dalla protesta contro la disparità economica, frutto dell’avidità del sistema finanziario e alimentata dagli squali di Wall Street (l’1%).

X - L’ignoto. Ovvero l’anno che sta per aprirsi. 365 giorni di destabilizzante incertezza si profilano, oggi, all’orizzonte.
Yuan - Alla fine di dicembre, è diventata la moneta di scambio tra Cina e Giappone, sostituendosi per la prima volta al dollaro nel commercio internazionale. Un punto di svolta per una moneta che dovrà comunque passare per la strada della svalutazione per adattarsi al mercato internazionale.

Zona euro - La giovane unione monetaria sta attraversando una crisi senza precedenti. La colpa? I responsabili sono molti: stati, mercati, banche, speculatori, attori che lavorano nelle alte sfere. Una constatazione deve però essere fatta,: la zona euro non ha avuto, nell’arco del suo decennio di vita, un inquadramento politico e monetario definito. Cosa che fa dire ad alcuni osservatori che il fatto che abbia retto dieci anni (solo qualche scricchiolio ogni tanto), ha già il sapore di una mezza vittoria.