Covid, plasma iperimmune funziona davvero? Le cose da sapere

La terapia con il plasma iperimmune sembra essere una delle più promettenti anche se è ancora in via sperimentale. Ma funziona davvero? Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

Covid, plasma iperimmune funziona davvero? Le cose da sapere

Il plasma iperimmune, sebbene ancora non abbia ricevuto nessuno certificazione, attualmente è una delle terapie più efficaci per trattare l’infezione da coronavirus. Diversi medici infatti sostengono che infatti che il plasma sia l’arma più efficace per contrastare la pandemia, almeno fino a che non sarà trovato un vaccino in grado di debellare definitivamente il virus responsabile della Covid-19. Per il momento il plasma iperimmune è stato utilizzato solamente su pazienti che mostravano delle condizioni cliniche particolarmente severe, cioè con sindrome da distress respiratorio acuta o un’insufficienza respiratoria. Ma questa terapia funziona davvero?

Il plasma iperimmune funziona davvero?

Il plasma iperimmune sembra essere una terapia molto promettente per il trattamento del coronavirus, molto più del Remdesivir, il farmaco ufficiale utilizzato per la Covid-19. Va tuttavia precisato che per il momento la terapia con il plasma convalescente si trova ancora in una fase sperimentale e non si hanno ancora dati a sufficienza per autorizzare un trattamento su larga scala.

Infatti sebbene sia considerata una terapia sicura, questo tipo di somministrazione può presentare delle complicanze, inoltre questo tipo di trattamento non si addice ad alcuni tipi di pazienti. Nella prima fase acuta della pandemia, diverse Regioni si sono mobilitate per costruirsi delle banche di plasma iperimmune da utilizzare in caso di emergenza, ma adesso l’approvvigionamento sembra essere limitato. Il plasma dopo essere stato prelevato viene sottoposto ad un’inattivazione virale con una speciale macchina, dopodiché potrà essere somministrato ai pazienti che ne hanno bisogno oppure può essere congelato ed usato in seguito.

Iniettando il plasma iperimmune nei pazienti affetti da coronavirus, si iniettano anche gli anticorpi in grado di contrastare la patologia prodotti da un’altra persona, in questo modo l’organismo della persona positiva dispone già delle risorse per sconfiggere il virus, evitando che la patologia si aggravi. Questa terapia presenta tuttavia dei limiti dal momento che non può essere sostenuta su larga scala, il plasma infatti può essere prelevato solamente da dei donatori e non può essere prodotto in laboratorio.

Chi può donare il plasma iperimmune?

Il plasma può essere donato sia da uomini che da donne, a patto che non abbiano avuto gravidanze e aborti, dopo essere guariti dal coronavirus, oppure coloro che tramite il test sierologico hanno rilevato una positività per le igG. È di fondamentale importanza che la persona sia completamente guarita dal coronavirus.

Oltre a queste condizioni è necessario che la persona sia idonea alla donazione di sangue e di plasma, e quindi che non siano presenti altre patologie virali. La raccolta del plasma deve avvenire almeno a 14 giorni dalla guarigione clinica, è inoltre necessario che sia presente un’elevata concentrazione di anticorpi neutralizzanti, che diminuiscono per loro natura, con il passare del tempo, dopo la guarigione.

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