Covid, il piano di Draghi: pugno duro e meno poteri al CTS

Antonio Cosenza

17 Febbraio 2021 - 10:32

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Covid, in Italia è allarme varianti: cosa farà Mario Draghi? Pugno duro nella lotta al virus, ma potrebbe essere ridimensionato il ruolo del Comitato Tecnico Scientifico.

Covid, il piano di Draghi: pugno duro e meno poteri al CTS

Piano anti-Covid, Mario Draghi ha scelto la linea dura. Lo riporta Il Messaggero, il quale fa chiarezza su come il nuovo Governo interverrà per limitare la diffusione dei contagi.

D’altronde, dopo settimane in cui la situazione sembrava tornata sotto controllo, stanno emergendo nuovi segnali di preoccupazione. E non è un caso che siano tornati in voga termini come “terza ondata” o “lockdown”.

In merito alla possibilità di un lockdown nazionale vi abbiamo già parlato del piano del Governo di prevedere delle nuove zone rosse, utili per fermare la diffusione delle varianti. Ma non sarà solo questo uno dei punti del programma di Mario Draghi per la lotta alla pandemia; ci sarà anche un potenziamento della campagna vaccinazioni, mentre per le imprese danneggiate dalle restrizioni si cercherà di dare una risposta con il prossimo Decreto Ristori.

Ma concentriamoci su quali decisioni verranno prese per contrastare la pandemia, con la possibilità - paventata nelle ultime ore - di un possibile ridimensionamento del ruolo del Comitato Tecnico Scientifico.

Lotta al Covid: pugno duro del Governo Draghi

Le decisioni prese in questi giorni, dalla conferma di Speranza al Ministero della Salute alla chiusura degli impianti da sci nonostante un settore in profonda crisi economica, confermano che da parte di Mario Draghi non c’è l’intenzione di sottovalutare la lotta alla pandemia.

Il nuovo Premier ha già dimostrato che non intende tirarsi indietro di fronte alle sue responsabilità di tutelare il Paese, anche nel caso in cui sia necessario assumere decisioni impopolari.

Decisioni che in ogni caso, come spiegato dal Messaggero il quale ha riportato alcune dichiarazioni fatti da coloro che in questi giorni hanno avuto modo di confrontarsi con il Premier, “verranno prese sulla base dei dati oggettivi dell’evoluzione della pandemia”.

A tal proposito, nei prossimi giorni ci sarà un vertice in cui il Governo valuterà la strategia migliore per la questione sanitaria. E la linea da seguire sarà quella che stanno seguendo i principali Paesi dell’UE, con la Germania - ad esempio - che ha prorogato il lockdown fino a marzo.

Zone rosse causa varianti

Con il passare dei giorni si moltiplicano le varianti del Covid. L’ultimo caso è quello di un paziente a Napoli, il quale ha contratto una variante del Sars-Cov-2 mai descritta in Italia (e che potrebbe rendere meno efficaci i vaccini).

A tal proposito, nella giornata di venerdì ci saranno ulteriori dati per decidere quali decisioni adottare per contrastare la pandemia.

La cabina di regia, della quale fanno parte gli esperti dell’ISS, del Ministero della Salute e delle Regioni, avrà a disposizione i dati riguardanti le varianti. Il quadro dovrebbe essere allarmante, con le varianti sempre più diffuse sul territorio.

Per questo motivo si dovrebbe procedere con delle mini zone rosse nelle zone più coinvolte, una sorta di modello Umbria. Zone in cui i confini sono chiusi, così come tutte le scuole (comprese materne ed elementari). Serrata anche per i negozi e le attività di ristorazione, e uscita di casa solamente per “comprovato esigenze di urgenza o di lavoro”. Insomma, un vero e proprio lockdown, circoscritto ai territori più coinvolti.

Per il momento, comunque, non ci sarà un lockdown generalizzato (anche se si parla della possibilità di prevedere tutte le Regioni in zona arancione o rossa nel weekend). Fino al 5 marzo, salvo il caso in cui la situazione dovesse precipitare, si andrà avanti con lo schema descritto dall’attuale DPCM, con il sistema a fasce, la chiusura dei confini regionali (che sarà ulteriormente prorogata) e il coprifuoco al 22. Non è da escludere, però, un probabile inasprimento dei criteri così da rendere più semplice l’ingresso delle Regioni nelle fasce rosse e arancioni.

Ridimensionamento del CTS

Ma attenzione al ruolo del Comitato Tecnico Scientifico, il quale in questi giorni è stato oggetto di polemiche da una parte - quella del Centrodestra - della maggioranza. Lega e Forza Italia hanno chiesto un taglio dei componenti del CTS e Mario Draghi dovrebbe dargli ascolto. Ci dovrebbe essere un ridimensionamento del CTS, con una riduzione dei componenti e lo stop delle esternazioni da parte degli esperti che ne fanno parte.

Servirà una comunicazione unitaria per evitare che si generi allarme e confusione tra i cittadini. E non è escluso che possa esserci una modifica all’attuale governance dell’emergenza.

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