Covid, perché in Italia così tanti morti? Colpa dei tagli e della fuga dei cervelli

Alessandro Cipolla

4 Dicembre 2020 - 08:41

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In Italia si è registrato il triste record di 993 decessi in un solo giorno a causa del Covid: ecco perché mentre i contagi sono in contenimento nel nostro Paese la mortalità continua a essere così alta.

Covid, perché in Italia così tanti morti? Colpa dei tagli e della fuga dei cervelli

Proprio nel giorno in cui il premier Giuseppe Conte ha illustrato il DPCM Natale, che andrà a regolamentare le festività in tempo di pandemia, in Italia si è registrato il triste record del numero dei morti in un solo giorno a causa del Covid.

Il bollettino del 3 dicembre infatti ha indicato il picco di 993 morti nelle precedenti 24 ore, mai così tanti dall’inizio dell’emergenza coronavirus superando così anche i picchi dei giorni terribili dello scorso marzo.

Dall’inizio della pandemia, in totale in Italia si sono registrati 1.664.829 casi di positività al Covid (8° al mondo per il numero), mentre i morti accertati sono stati finora 58.038 (6° al mondo).

Il rapporto tra il numero dei contagi e quello dei morti è però molto più alto in Italia rispetto ad altri Paesi dell’Unione. In Francia infatti ci sono stati 2,3 milioni casi e 54.200 morti, in Spagna 1,6 milioni di casi e 46.000 morti e in Germania 1,1 milioni di casi e 18.000 morti.

In proporzione da noi la mortalità per il Covid è stata più alta anche rispetto alla Russia (2,4 milioni di casi e 41.200 morti), all’India (9,6 milioni di casi e 139.000 morti) e Stati Uniti (14,1 milioni di casi e 276.300 morti).

Bisogna comunque dire che per quanto riguarda l’India ci sono molti dubbi sui numeri dei decessi forniti dalle autorità indiane, che potrebbero essere sottostimati, ma il più alto rapporto contagi-morti che si sta verificando in Italia è un dato di fatto.

Covid: perché in Italia così tanti morti?

Di fronte a questi numeri così drammatici, appare lecito chiedersi il perché di una così alta mortalità per il Covid in Italia rispetto agli altri Paesi. A cercare di dare una risposta a questo quesito è stato Massimo Puoti, direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Niguarda di Milano che è stato sentito dall’Adnkronos.

E’ indubbio che Covid-19 - ha sottolineato il medico - è stata una tragedia sotto tanti punti di vista, sia nella prima che nella seconda ondata, che il numero dei morti è stato molto alto, e questo ci richiede una riflessione seria”.

Per Puoti così la prima causa che ha messo in difficoltà l’Italia di fronte a questa pandemia è l’avere “un Sistema sanitario nazionale che in virtù dei tagli che si sono susseguiti negli anni ha lavorato facendo le nozze con i fichi secchi”.

Forse quello che è venuto a galla da questa emergenza è che lavoravamo al limite - ha spiegato il direttore - Ognuno poi ha fatto le sue scelte e c’è chi per mantenere un sistema ospedaliero degno di questo nome ha tagliato il tagliabile. Sicuramente la medicina territoriale e la prevenzione sono finite in basso nella lista delle priorità su cui investire”.

Altro tasto dolente è quello riguardante la cosiddetta fuga dei cervellimolti specialisti formati in Italia se ne sono andati all’estero, non gli abbiamo dato carriere attraenti e un 10-20% ci ha lasciato”.

E’ stato chiesto perché in 6 mesi, finita la prima emergenza, non ci si sia organizzati - ha poi aggiunto Puoti - Ma non si considera che un anestesista, un medico di pronto soccorso, un infettivologo ci vogliono anni a formarlo”.

Bisogna poi considerare l’età media più alta rispetto al resto del mondo della popolazione italiana e il numero dei malati cronici, ma l’essere un Paese più “vecchio” rispetto ad altri non può spiegare questa differenza in termini di decessi.

C’è stato un impegno immenso da parte dei medici e degli infermieri - ha concluso Massimo Puoti - Ma la mancata programmazione, un piano pandemico inadeguato, un Ssn che lavorava al limite, sono tutti aspetti che forse vanno valutati in questo quadro. Sicuramente è emerso che non abbiamo una riserva organizzativa tale per reggere la pressione di un numero elevato di casi con questo tipo di patologia”.

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