Covid, paradosso Italia: rischiamo un lockdown nonostante in Europa siamo tra i migliori

I dati del Centro europeo per il controllo delle malattie parlano chiaro: l’Italia in Europa è tra i Paesi con il minor numero di contagiati in rapporto alla popolazione, allora perché questo pressing per chiedere al governo un nuovo lockdown?

Covid, paradosso Italia: rischiamo un lockdown nonostante in Europa siamo tra i migliori

Leggendo le ultime notizie che arrivano sul tema coronavirus c’è il sentore di un autentico pressing, da far impallidire il Milan di Arrigo Sacchi, in atto da diversi fronti su Palazzo Chigi per decretare un nuovo lockdown totale in Italia.

Vincenzo De Luca, il governatore della Campania fresco del 70% ottenuto alle recenti elezioni regionali, di fronte all’esponenziale aumento dei contagi nella sua Regione ha appena chiesto al governo una chiusura totale.

In contemporanea, cento scienziati hanno scritto a Mattarella e Conte per chiedere “misure drastiche entro 2-3 giorni” altrimenti si rischiano centinaia di morti al giorno, stesso tono dell’Accademia dei Lincei che ipotizza a metà novembre “500 morti al giorno” senza le già citate misure drastiche.

Tra due settimane ci sarà raddoppio dei ricoverati in terapia intensiva, non ce la facciamo” è stato invece il grido di allarme di Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani.

Il tutto mentre il Centro europeo per il controllo delle malattie ha pubblicato il suo solito bollettino giornaliero dove si fa il punto della situazione Covid in Europa: l’Italia con 210,9 casi ogni 100.000 abitanti non sarebbe in una situazione così drammatica, considerando i 1.148,5 casi della Repubblica Ceca e i 1.019,8 del Belgio.

La situazione coronavirus in Italia rispetto all’Europa

Questa seconda ondata del coronavirus sta travolgendo anche Paesi che, come la Repubblica Ceca o la Polonia, se la sono cavata abbastanza bene la scorsa primavera bene durante i primi mesi della pandemia.

L’ultimo bollettino del Centro europeo per il controllo delle malattie dipinge un quadro continentale più che allarmante: in Paesi come il Belgio, la Repubblica Ceca o l’Olanda, la situazione sembrerebbe essere quasi fuori controllo.

L’Italia come si può vedere starebbe vivendo un momento difficile ma ben migliore delle altre big europee: soltanto la Germania ha fatto registrare un numero di nuovi positivi ogni 100.000 abitanti inferiore al nostro tra i maggiori Paesi del continente.

La situazione comunque nello Stivale non è di certo da far dormire sogni tranquilli: nell’ultimo bollettino è stato nuovamente battuto il record di casi giornalieri, oltre 16.000, con le persone ricoverate in terapia intensiva che sono 992 a fronte delle 4.000 di fine marzo.

Perchè in Italia si parla di lockdown

Se al momento dello scoppio della pandemia il lockdown poteva apparire come la soluzione inevitabile per fronteggiare il coronavirus, adesso che il “nemico” non è più sconosciuto il ritrovarsi di nuovo impreparati è inaccettabile.

Il sistema dei tracciamenti è ormai collassato in diverse Regioni, le terapie intensive nonostante i fondi elargiti nel decreto Rilancio sono ancora insufficienti così come c’è carenza di personale tecnico-sanitario.

Governo e Regioni, alcune nei mesi estivi impegnate nella campagna elettorale per le regionali, si rimpallano le responsabilità ma nel frattempo l’Italia si trova ancora incapace ad affrontare il coronavirus nonostante i mesi di tempo avuti per organizzarsi.

Il risultato è di conseguenza che, mentre ci troviamo in una situazione migliore rispetto a gran parte dell’Europa, si torna a discutere della necessità di un lockdown per non ritrovarsi di nuovo con la fila di camion pieni di bare.

Il grande errore secondo il virologo Andrea Crisanti è stato quello di non consolidare i risultati del lockdown, dove si doveva tenere alta la guardia anche durante l’estate bloccando sul nascere i nuovi focolai, con uno screenig a tappeto e il rispetto delle regole, al fine di non interferire con la qualità della vita e le attività produttive

Nonostante fossero ben noti i rischi di una seconda ondata di coronavirus, l’Italia si scopre ancora indifesa: questa volta non ci sono però scusanti, con un secondo lockdown che rappresenterebbe una autentica sconfitta per l’intera classe politica e dirigenziale nostrana.

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