Cosa succede ora che ha vinto Biden, nuovo presidente degli Stati Uniti

I cittadini americani hanno conosciuto il nome del loro nuovo Presidente. Mercati finanziari, politica interna, rapporti internazionali: ecco cosa cambierà con Biden alla Casa Bianca.

Joe Biden è diventato ufficialmente il quarantaseiesimo Presidente degli Stati Uniti.

Il Paese, attraversato da divisioni senza precedenti (esacerbate dalle implicazioni sociali ed economiche della pandemia in corso), dopo momenti di forte apprensione dovuti al testa a testa tra i due sfidanti, i cittadini americani hanno finalmente saputo chi sarà la persona che guiderà gli States durante i prossimi anni decidendo del futuro delle prossime generazioni.

Ma cosa ora che ha vinto Joe Biden alle elezioni USA? Dalla politica interna ai rapporti commerciali, ecco che cosa potrebbe cambiare con il Democratico al potere.

Biden alla Casa Bianca: cosa cambia negli Stati Uniti

La vittoria di Joe Biden comporta, anzitutto, un radicale cambio di rotta per quanto riguarda la comunicazione istituzionale. Il Democratico sarà chiamato infatti a riconvertire l’immagine del Paese, segnato da quattro anni che, complici gli strali e le intemperanze del Repubblicano Trump, hanno rivoluzionato consolidati usi e costumi della politica americana.

Ricomporre le fratture alimentate dal carattere divisivo dell’attuale Presidente è possibile, per Joe Biden, solo promuovendo la democrazia, il decoro e l’armonia, l’empatia, l’internazionalismo e la scienza, tutte componenti che, secondo il Democratico, “sono state distrutte dalla Presidenza Trump”.

Ma l’agenda del nuovo inquilino della Casa Bianca presenta già, segnata in rosso, la questione prioritaria per i primi giorni di mandato: articolare una risposta efficace alla seconda ondata del coronavirus. E, più in generale, gestire gli effetti di lungo termine che continueranno a scuotere l’economia americana e quella globale.

La gestione di Donald Trump, tra tweet al veleno, ripetute strizzate d’occhio all’America «No-Mask» e manifestazioni di superomismo (“Mi sento meglio che vent’anni fa” disse, dopo aver contratto il virus, ai cronisti presenti) ha suscitato tanta ilarità quanto sdegno, ottenendo tuttavia l’approvazione e il supporto delle correnti negazioniste che attraversano ormai diffusamente il Paese.

Seguendo le orme di Roosvelt, Johnson e Obama, Joe Biden intende invece promuovere un sistema sanitario più inclusivo. E, coerentemente con questo impianto, ha proposto durante i tesissimi duelli TV con il rivale Trump un approccio più pragmatico alla pandemia.

L’intenzione preannunciata da Biden è quella di spegnere le sirene No-Mask imponendo l’obbligo, su tutto il territorio nazionale, di indossare la mascherina. Nel mirino anche una maggiore quantità di test e un incremento della produzione di dispositivi di protezione, unitamente ad un piano coordinato relativo alla produzione e alla distribuzione delle prime dosi del vaccino.

L’infuocata campagna elettorale ha poi inevitabilmente toccato uno dei temi più cari a Trump: l’immigrazione. La presa della Casa Bianca da parte dei Democratici traccerebbe una linea di discontinuità rispetto alla gestione repubblicana.

Nei piani di Biden, infatti, c’è la volontà di smantellare, punto per punto, l’impianto di restrizioni costruito dall’amministrazione Trump, cestinando anche qualsiasi progetto legato ad interventi invasivi al confine con il Messico. Prevista, inoltre, l’allocazione di maggiori risorse per gli immigrati regolari già residenti negli USA.

Significativa anche la discontinuità promessa in ambito ambientale, terreno sul quale la contrapposizione tra i due partiti americani ha raggiunto il suo apice. Se da una parte il cambiamento climatico non è mai stato un «hot topic» per The Donald (inclinazione confermata anche dalla volontà di incrementare l’estrazione di petrolio e gas), dall’altra Biden intende rafforzare il piano teso alla riduzione delle emissioni di carbonio (negli intenti, emissioni a zero entro il 2050). Forte sarebbe, con il Democratico, anche la spinta alla produzione di veicoli elettrici, con l’ambizione di contendersi la leadership del settore green con la Cina.

I Democratici e le relazioni internazionali

I risvolti attesi sul piano nazionale della vittoria del Democratico Joe Biden promettono di consegnare al mondo un Paese profondamente diverso da quello che gli osservatori hanno imparato a conoscere dal novembre del 2016. Lecito attendersi, tuttavia, un discreto impatto anche in ambito internazionale.

L’avversione di Trump verso il multilateralismo ha indotto molti osservatori a sostenere che una rielezione del Repubblicano potrebbe persino minacciare l’esistenza della NATO (tra il 2017 e il 2018 Trump ha imposto l’uscita del Paese dall’UNESCO e dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite).

La vittoria di Biden, tradizionalmente lontano da posizioni nazionaliste e protezioniste, potrebbe rafforzare la cooperazione internazionale e ricondurre pienamente gli USA nel recinto delle Nazioni Unite.

Progressi sono attesi anche per quanto riguarda le relazioni diplomatiche tra USA e UE. Buone notizie, dunque, per il vecchio continente che in un momento di particolare fragilità necessita di quell’interlocuzione con gli Stati Uniti che Biden alla Casa Bianca potrebbe assicurare.

I flussi migratori, le trattative sulla Brexit e le tensioni con l’ingombrante vicino turco (alta la tensione tra Erdogan e Macron) pongono infatti l’UE in una posizione debole. Un pieno ritorno degli USA ai tavoli diplomatici aiuterebbe l’Europa a sciogliere i nodi che minacciano il continente (attese novità anche sul fronte dei rapporti commerciali e della questione dazi).

Non mancano infine indizi su come i rapporti con la Cina verrebbero modulati da una Presidenza democratica. I quattro anni del tycoon repubblicano al potere hanno impoverito le relazioni con il Governo di Pechino, in una sfida che si è consumata principalmente al tavolo della tecnologia, dei diritti umani e, per ultimo, della pandemia.

La salita alla Casa Bianca di Joe Biden potrebbe portare ad una distensione dei toni grazie ad una maggiore disposizione al dialogo diplomatico da parte del Democratico. Tuttavia, non è lecito attendersi un ritorno di quei rapporti USA-Cina che avevano caratterizzato la stagione pre-Trump: a cambiare, probabilmente, saranno le modalità della sfida, con Biden più propenso a costruire alleanze che possano sostenere gli Stati Uniti in Asia.

La ripresa economica sarà più rapida con Biden

L’attesa sul nome del nuovo Presidente degli Stati Uniti ha tenuto sulle spine anche i mercati finanziari globali. Gli endorsement di Moody’s e Goldman Sachs, che hanno promosso i programmi elettorali di Joe Biden, rilevano un sentimento di diffusa fiducia a Wall Street verso il candidato Democratico.

Con l’elezione di Biden si attende infatti un pacchetto di stimoli economici più consistente rispetto a quello che potrebbe assicurare il contendente Repubblicano. Questo pacchetto, secondo Goldman Sachs, potrebbe limitare l’impatto negativo di un probabile aumento delle tasse e di nuove regolamentazioni.

I programmi di spesa di Biden puntano soprattutto alle infrastrutture, alla sanità e all’istruzione, tutte voci che promettono di produrre benefici nel lungo termine. Questa spesa pubblica promessa da Biden, combinata con i bassi tassi d’interesse fissati dalla Fed, potrebbe, secondo gli osservatori, velocizzare la ripresa economica negli Stati Uniti.

Il sentiment dei mercati non è tuttavia uniforme. Gli interventi economici proposti da Biden incontrano l’approvazione dei settori che più beneficeranno degli stimoli, ma le nuove regolamentazioni minacciano, tra gli altri, le compagnie petrolifere (a causa degli impegni più stringenti che Biden intende assumere per contrastare il cambiamento climatico), prigioni private e alcune aziende nel settore bancario.

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